sabato 23 novembre 2013

IL CASO AHMAD BROOKS




Il week 11 della NFL non è stato un fine settimana facile per gli arbitri. Nelle partite 49ers-Saints e Patriots-Panthers ci sono state due decisioni fortemente contestate e che hanno lasciato un segno importante nel prosieguo del match. La nostra attenzione si focalizza su quella che ha fatto più discutere, perché legata al tema più ampio delle regole restrittive sui giocatori difensivi: il personal foul chiamato ad Ahmad Brooks, outside linebacker dei San Francisco 49ers, sul sack portato a Drew Brees, quarterback dei New Orleans Saints.

E’ bello ed importante che la NFL si impegni a proteggere l’incolumità dei suoi atleti, nel tempo si sono rese necessarie delle contromisure per prevenire i contatti pericolosi e permettere ai giocatori di avere una vita serena una volta finita la carriera. Il tema delle “concussions” rimane attualissimo nei dibattiti tra lega e giocatori. Quello che bisogna sottolineare è, però, che la maggior parte delle regole protettive, in special modo quelle sui quarterback, sono difficilissime da seguire per i difensori.

Il motivo? La velocità e la forza che questi possiedono. Ed essendo superatleti stiamo parlando di velocità e forza alla loro massima espressione. Ahmad Brooks, l’uomo al centro dell’attenzione, è un atleta di 191 cm per 117 kg, in pratica una montagna di muscoli. Il prototipo del pass-rusher sappiamo essere la leggenda dei Giants Lawrence Taylor, nessuno era meglio di lui sul terreno di gioco nell’andare contro i quarterback. Giocava come un toro scatenato, con una forza tale che spesso distruggeva letteralmente gli avversari contro cui si scagliava. Fisicamente Brooks è più pesante di Taylor (117 kg a 108 kg) , ma decisamente più rapido (corre le 40 yard in 4.6 secondi). Dunque, ipoteticamente, Brooks potrebbe anche essere più distruttore di quanto non fosse Taylor, la differenza risiede nel fatto che Brooks non può semplicemente fare ciò che faceva il suo collega negli anni ’80. Tutta la forza e la velocità che il numero 55 dei 49ers, o qualunque altro dei suoi colleghi, possiede, deve essere incanalata in una precisa aerea del corpo del quarterback, altrimenti viene fischiata una penalty.        

Scendiamo nel profondo del “caso Brooks”. Siamo nel quarto quarto, a meno di tre minuti dalla fine, i Saints sono già nella metà campo avversaria e San Francisco deve impedirgli di segnare, essendo il vantaggio ridotto ad appena tre punti. In situazione di “3rd&2”, Brooks parte con un tempismo perfetto e brucia col primo passo il tackle destro, Zach Strief, arrivando dal lato cieco di Brees. Il colpo è talmente forte da atterrare il numero 9 dei Saints e fargli perdere la palla, prontamente recuperata da Patrick Willis, ma l’arbitro Tony Corrente lancia subito una flag. Viene fischiato un “personal foul” a Brooks per aver placcato al collo il quarterback, con l’aggravante delle 15 yard di penalità previste dal regolamento che portano i Saints in una posizione più che favorevole, da cui poi deriverà il pareggio.   



Veniamo al punto. Brooks esegue un tackle perfetto tecnicamente, non colpisce Brees con il casco o con le mani e non lo colpisce al collo soprattutto, bensì lo placca alle spalle con le braccia in maniera molto dura, come d’altronde richiede il suo ruolo. Il fatto che il collo esegua quel movimento inquietante che si nota in slow motion è una conseguenza della forza e della velocità a cui avviene l’impatto, non direttamente del colpo. Se lo stesso sack fosse stato portato su quarterback come Peyton Manning o Joe Flacco, alti quasi due metri, sarebbe stato in pieno petto, ma essendo Drew Brees alto poco più di 180 cm è normale che avvenga in un punto diverso. Non si può certo chiedere a Brooks di abbassarsi all’altezza del petto del quarterback dei Saints per sackarlo. La cosa più imbarazzante poi è stata la reazione di Brees che, una volta colpito, ha chiesto che Brooks venisse punito per averlo placcato duramente. Ma siamo nella NFL o sbaglio? Si sta giocando a football americano, è normale che avvengano colpi duri, come ci si può lamentare per essere stati colpiti e aver perso un po’ di sangue dal labbro?

Fatto sta che Brooks è stato multato dalla lega per la somma di 15.750$ e pur frustato per la penalità, da buon professionista, si è detto disposto a pagare la multa, rifiutando l’aiuto economico di Ray Lewis e Ted Bruschi che si erano chiaramente schierati a suo favore, proponendo di pagare metà della cifra.

Il tema dei colpi e delle relative sanzioni applicabili è più che mai attuale nella NFL. Goodell e i suoi, tramite la multa a Brooks, hanno fatto chiaramente intendere di essersi schierati dalla parte dell’incolumità dei giocatori che, ci tengo a sottolineare, è giustissimo. Bisogna però stare attenti a non snaturare troppo il gioco del football e a dare anche ai difensori la possibilità di eseguire il loro lavoro al meglio. Sia chi gioca in attacco che chi gioca in difesa ha diritto ad avere la stessa possibilità di esprimere nel migliore dei modi il suo compito, non bisogna basarsi su preconcetti legati al fisico. Il football americano è uno sport duro e chi gioca in NFL, ma non solo, sa benissimo che i colpi violenti possono arrivare, fa parte della natura stessa di questo sport e perciò, pur dovendo fare (e ripeto, giustissimo) il possibile per salvaguardare l’incolumità presente e futura dei giocatori, bisogna comunque preservare l’essenza del nostro bellissimo sport.  


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