mercoledì 3 luglio 2013

LARRY LEGEND : IL BIANCO PIU' FORTE DI SEMPRE


Basta un episodio per definire il talento, la dedizione, la voglia di essere il primo, il migliore, la forza di volontà e la grandezza di Larry Bird . È il 12 marzo 1985 e i Celtics sono a New Orleans a sfidare gli Atlanta Hawks (era normale all'epoca giocare in città dove non esistevano franchigie per dare maggior popolarità alla NBA). Nove giorni prima Kevin McHale aveva dato spettacolo timbrando il nuovo massimo in una partita per un giocatore di Boston, 56 punti contro i Pistons. Dopo due notti si era ripetuto su ottimi livelli, segnandone 42 contro i Knicks. A Bird, l'uomo che doveva avere sempre nelle mani il tiro decisivo, che voleva a tutti costi l'ultimo per sé, che doveva dominare gli avversari con la sua grandezza fatta di semplicità e lavoro, questi exploit non devono essere andati troppo a genio. Ecco perché quella notte, nella città del Jazz, suonò una melodia difficile da dimenticare, che resta tuttora la più grande mai composta da un giocatore dei C's. Con un terzo quarto fatto di 19 punti, tutti segnati con jumper da almeno 6 metri, un quarto periodo in cui ha segnato tutti gli ultimi 16 di squadra e una partita da 22/36 dal campo e 15/16 ai tiri liberi, Bird scrive 60 tondi tondi sul tabellone. McHale è cancellato, nella storia dei Celtics il primo, il migliore deve essere lui, Larry Joe Bird.

Nato nel dicembre 1956 nel cuore dell'Indiana e cresciuto nel French Lick, ha reso famoso il suo luogo d'origine, povero altrimenti di attrattive o di qualsiasi cosa da ricordare, per un soprannome che si affibbiò da solo al suo arrivo a Boston: The Hick (letteralmente, il bifolco) from French Lick. Tanto bifolco, però, non era, tanto che divenne, grazie ad un talento spaventoso, unito ad un'etica del lavoro ferrea e disciplinata e a una voglia di vincere senza pari, probabilmente il tiratore più efficace mai visto su un parquet NBA. Simbolo del basket essenziale, capace di trasformare dei mezzi atletici non eccezionali in una tecnica perfetta, con una mentalità da campione in grado di dare spettacolo, ma allo stesso tempo essere tremendamente efficace. Simbolo, nello stesso tempo, del team player, del go-to-guy come si definirebbe oggi, l'uomo dell'ultimo tiro, della vittoria, ma anche del “vero basket”, quello senza fronzoli, che disprezza l'All Star Game per giocare al massimo tutte le partite che contano davvero, dalla stagione regolare, ai playoff, alle finali senza distinguere l'uno e l'altro match, giocandoli tutti al massimo delle proprie potenzialità.

Cresciuto in uno Stato in cui il basket è l'unico sport che conta, talento mai visto in quel piccolo liceo a Spring Valley, già da giovane dimostrò una capacità di tiro assolutamente fuori dalla media e di non fermarsi davanti a niente e a nessuno. La serata più bella e nello stesso tempo più tragica della carriera liceale di Bird vede il ragazzo segnarne 54 con 38 rimbalzi, con record annessi della Contea, sotto gli occhi di papà, almeno nella seconda parte di partita. Quel padre che, però, finita la partita, si suicida, reduce di una Guerra di Corea che lo ha segnato e sconvolto troppo nel profondo. Nasce da qui la leggenda dell'Uomo Bianco forse più forte di sempre a giocare a basket, qui dove finisce la storia di colui che l'aveva messo al mondo.

Scelto con la sesta chiamata da Boston nel Draft 1978, Bird decise però di passare un altro anno a Indiana State, dove aveva giocato le sue prime due stagioni NCAA con statistiche da record, giusto per compiere un'altra impresa, prima di entrare in NBA. Portò infatti il suo team ad una stagione regolare fatta di 29 vittorie e nessuna sconfitta, arrivando alla finale da imbattuti, per poi essere sconfitti da Michigan State, guidata da Magic Johnson, futuro rivale di Larry sui parquet che contano. Oltre ai 29 punti di media, conditi da quasi 15 rimbalzi e 6 assist a partita di The Great White Hope, la stagione resta tuttora la migliore e più importante per i Sycamore nella loro storia, tanto che il team dell'Indiana non aveva mai e non avrebbe più raggiunto una finale NCAA. Bird era pronto a volare nella NBA, subito da protagonista.

L'impatto fu immediato e i biancoverdi vinsero 32 gare in più rispetto all'anno precedente, con il loro nuovo beniamino che ne metteva 20+10 rimbalzi di media a notte. La nomina, quasi scontata, a Rookie of the Year non rende però a pieno il peso dell'arrivo di Larry nel Massachusetts. Dopo l'era di Bill Russell e della dinastia Celtics che vinse 11 titoli in 13 anni, Boston aveva vinto due titoli nel 1974 e 1976, ma le due stagioni successive erano state tragiche, forse le peggiori di sempre, con un record di molto negativo e i playoff che sembravano un miraggio. La franchigia sembrava destinata a cadere nell'ombra della sua precedente grandezza, ma Bird riportò in auge l' “antico” splendore. Con l'arrivo, nel 1980, di McHale e Parish, a formare quello che è stato definito il più forte frontcourt (centro, ala grande e ala piccola) di sempre, il ragazzo da Indiana State guidò dapprima i Celtics al miglior record nella stagione regolare e successivamente al titolo, anche se l'MVP delle Finals fu Cedric Maxwell.

Bird preparava ogni partita al meglio, per vincere sempre. Lo dimostra il fatto che Boston, dal suo arrivo nel 1979 fece segnare nei 7 anni successivi per ben 6 volte il miglior record in stagione regolare e Larry vinse il titolo di Most Valuable Player della stagione regolare, nelle ultime 3 edizioni. A fermare la cavalcata dei Celtics verso l'anello furono i Philadelphia 76ers di Julius Erving per tre volte nella finale di Conference, mentre in altre 2 furono bloccati dai Los Angeles Lakers nelle Finals, guidati dal rivale di una vita, Magic Johnson. Il duello tra questi due fenomeni della palla a spicchi resterà per sempre nella leggenda del basket americano. L'introverso (ad eccezione del suo trash talking sempre pungente) e operaio Larry incontrò in svariate occasioni l'animato e cinematografico rivale, ma dei loro duelli si ricordano soprattutto le 3 serie di finale tra il 1984 e il 1987, spartite con due vittorie californiane e una di Boston. Nel 1984 si rivide per la prima volta la finale tra Celtics e Lakers, dopo le 6 sconfitte gialloviola in altrettante finali nell'era della Dinastia di Bill Russell. Bird guidò il Celtic-pride alla conquista dell'ennesimo titolo per la franchigia in 7 durissime gare con annesso ulteriore smacco per i losangelini. Fu votato MVP della serie, titolo che aggiunse a quello ottenuto in stagione regolare. Era ormai diventato il miglior giocatore di tutta la NBA.

L'anno successivo, però, le Finals finirono nelle mani dei Lakers, nonostante la schiacciante vittoria in gara 1 a Boston dei padroni di casa, ancor oggi ricordata come il “Massacro del Memorial Day” (+34 alla fine sul tabellone). Il 4-2 fu senza appello e Bird, nonostante continuasse a essere tra i giocatori più forti nella Lega, restò a secco. Il 1986 è l'anno in cui la carriera di Larry raggiunse il punto più alto, così come quella dell'intera storia della franchigia, ed egli espresse il miglior gioco della sua lunga vita di vittorie e successi, sia come intensità che come statistiche. Dopo aver eliminato i Bulls del primo, straripante Jordan la strada fu in discesa, anche grazie al colpaccio dei Rockets che eliminarono gli acerrimi nemici dei Celtics in finale di Conference. Un 4-2 praticamente senza storia sancì il successo della miglior squadra che probabilmente abbia mai varcato le soglie del Boston Garden. L'anno successivo Boston perse il titolo in finale, ancora una volta contro i Lakers di Magic (2-4), e da quell'ultima apparizione all'atto decisivo per lo squadrone guidato dal Bianco più forte di sempre, avrebbe lasciato la leadership ad Est ai Detroit Pistons e ai Chicago Bulls per lungo tempo. Il mito di Bird, però non era ancora destinato a svanire.



Nell'All Star Game del 1986 viene presentato per la prima volta il Three Point Shootout, la gara del tiro da 3 punti. Prima di scendere in campo Bird entra in spogliatoio e chiede agli avversari chi di loro sarebbe arrivato secondo, perché al massimo avrebbero potuto ambire a quel piazzamento. Naturalmente il vincitore fu lui. E non solo quell'anno, perché si ripeté per 3 anni consecutivi fino a quando la sua fragile schiena non iniziò a dargli seri problemi al tiro. Il calvario, iniziato nel 1988, che non permise a Larry di raggiungere altri traguardi importanti coi Celtics, non gli impedì di far parte della più grande squadra di basket di tutti i tempi, il Dream Team americano che conquistò l'oro olimpico di Barcellona 1992, come co-capitano della squadra insieme a Magic Johnson. I due rivali si erano riuniti, come il 3 febbraio 1993, giorno in cui la maglia numero 33 del fenomeno da Indiana State venne ritirata e issata sul soffitto del Garden. Mentre Bird osservava la sua carriera giungere al termine nell'olimpo biancoverde, Magic si toglieva la casacca Lakers per mostrargli una maglia dei Celtics che indossava sotto di essa. I due campioni scoppiarono a ridere davanti a una folla entusiasta. La loro rivalità era cosa da consumare sui parquet, con una palla a spicchi e una vittoria da contendersi, ora c'era solo spazio per la commozione e il ricordo di un duello epico.

Ho ripercorso velocemente una carriera che meriterebbe pagine e pagine per essere raccontata, analizzando solo gli aneddoti più importanti che hanno reso Bird un personaggio da leggenda. Da ricordare, ultimo solo a livello cronologico, che Larry decise di tornare ad Indiana come allenatore nel 1997 ed è tuttora l'unico nella storia NBA ad aver vinto il titolo di MVP della stagione regolare sia come giocatore (1984-86) che come allenatore (1998), oltre ad aver portato i Pacers al miglior record della loro storia (58-24) e alla loro unica apparizione nelle Finals (2000), perse 4-2 contro indovinate un po' chi? I Lakers, rivali di una vita per The Great White Hope. Non serve altro per definire Larry Legend, se non una frase bellissima come quella di Howie Chizek:
Larry Bird lancia semplicemente la palla in aria, dopodiché ci pensa Dio a spostare il canestro per farla entrare”.





Nessun commento:

Posta un commento