sabato 8 marzo 2014

TOP & WORST NBA - EPISODE 17 (25/02 - 04/02)

Best of the East

Best Team: Brooklyn Nets


Quest’anno i Nets non avevano molta scelta. Era (ed è) necessario vincere per evitare il tracollo. E, finalmente, sembra che abbiano iniziato a farlo continuità. I tre successi in fila contro Nuggets, Bucks e Bulls hanno riportato Brooklyn al 50% di vittorie (29-29), al sesto posto di Conference e a due sole vittorie dal quinto occupato dai Wizards. Espugnare il Pepsi Center non ha più il sapore di violare un fortino, ma il +23 inflitto a Denver fa sempre morale, così come battere di 16 una delle squadre tra le più in forma al momento come Chicago, che per altro precede la squadra del Barclays Center in graduatoria. Se la stagione fosse cominciata il 1° gennaio 2014, i Nets sarebbero tra le prime con un record di 19 vittorie e 8 sconfitte. Nessuno, al momento, sta avendo una stagione statisticamente rilevante in casa Brooklyn, tutte le sue punte di diamante sono sotto i loro standard in carriera, ma i risultati dicono che il loro gioco di squadra, almeno ultimamente, sta funzionando. Riusciranno a continuare così?

Best Player: LeBron James

Spiace dover ripetere la scelta della scorsa settimana, ma non si può fare altrimenti. LeBron sta giocando il suo miglior basket stagionale e questa notte ha scritto il suo career high con 61 punti. Nelle ultime cinque partite è stato sempre sopra il 65% al tiro, sempre oltre i 30 punti se si esclude la passeggiata degli Heat sui Magic. Con i successi contro Knicks, Orlando e Bobcats gli Heat sono arrivati a otto vittorie di fila, portandosi a sole due partite di differenza da Indiana (43-14) in testa alla Eastern Conference, continuando a coltivare il sogno di mantenere il fattore campo per tutta la durata dei playoff. Ah già, dicevamo del career high. Contro Charlotte, LeBron ha scritto 61, massimo di sempre per un giocatore in maglia Heat, con 22/33 al tiro e 8/10 da tre punti, oltre a 7 rimbalzi e 5 assist per guidare i suoi oltre un grandissimo Al Jefferson. A fine partita ha dichiarato che è stato “come tirare una pallina da golf dentro un oceano”. Chiamatelo Face Mask Superhero.

Best of the West

Best Team: Los Angeles Clippers

La corsa ai primi posti ad Ovest sta diventando sempre più agguerrita e propone già ora cinque squadre sopra la soglia delle 40 vittorie. E i Clippers ci sono, eccome. Quattro vittorie di fila, tra cui un paio contro due delle cinque squadre sopra citate, ovvero Thunder e Rockets, oltre a due affermazioni consecutive sui Pelicans, ha portato Los Angeles ancora più in alto (41-20) e al quarto posto nella Western Conference, in coabitazione con Houston e a una sconfitta di distanza dai Blazers che li precedono. Iniziare un mese fondamentale come marzo con una vittoria di 32 punti su New Orleans non può che aiutare il morale di una squadra che poggia principalmente sulla straordinaria stagione di Blake Griffin (24.2 punti e 9.8 rimbalzi di media), sulla vena estrosa di Chris Paul (18.9 punti e 11.1 assist) e sull’apporto eccezionale di Jamal Crawford in uscita dalla panchina (19 punti). Run Clips, run!

Best Player: Marco Belinelli


Citiamo Marco, con orgoglio nazionalista, per citare un team. Gli Spurs (43-16) sembrano davvero immortali e coach Popovich è un Re Mida che trasforma tutto ciò che ha tra le mani in oro. Belinelli sta vivendo la sua miglior stagione nella Lega e non è un caso che sia successo a San Antonio. L’italiano a febbraio ha viaggiato a ottime cifre (15.1 punti di media con il 51.8% al tiro), alzando il suo career season high a 11.6 punti a partita, senza dimenticare la splendida prestazione all’All Star Game, con la vittoria nel three point shoutout avvenuta nel mentre. Gli ultimi tre successi contro Pistons, Bobcats e Mavericks hanno rafforzato il secondo posto di San Antonio nella Western Conference e avvicinato i Thunder in testa al raggruppamento, benché, contro Dallas, Belinelli non abbia brillato scendendo sotto la soglia dei 10 punti per la prima volta dopo dieci partite, anche a causa di un minutaggio piuttosto risicato rispetto alle precedenti uscite. Speriamo che Marco continui a stupire e gli Spurs continuino a volare.

Best of the Rest

CORSA ALL’ORO: oro che in questo caso significa ottavo posto utile per i playoff. Siamo in Western Conference e Warriors (36-24), Suns (35-24), Mavericks (36-25) e Grizzlies (34-25) occupano al momento dalla sesta alla nona piazza complessiva. Anche i T-Wolves (30-29) stanno lottando, quanto meno, per terminare al meglio la loro stagione. Le emozioni di certo non stanno mancando ad Ovest e la lotta per raggiungere la post-season è quanto mai agguerrita. Lo stesso non si può dire a Est…


ALL-AROUND NOAH: quinta tripla-doppia in carriera (13 punti, 12 rimbalzi e 14 assistenze), seconda nelle ultime nove gare, primo centro con almeno 14 assist dal 1986 e terzo di sempre in maglia Bulls nella statistica, alle spalle niente meno che di Michael Jordan e Scottie Pippen. Noah (12 punti, 11.4 rimbalzi e 4.7 assist di media) sta guidando Chicago al quarto posto provvisorio ad Est (33-27), ben oltre le previsioni dopo il nuovo infortunio occorso a Derrick Rose.


Worst of the East

Worst Team: Atlanta Hawks

Atlanta, abbiamo un problema. Dato che Houston sta vivendo un’ottima annata in NBA, il cambio di destinazione è sembrato obbligato. Gli Hawks, il 4 febbraio, erano a quota 25 vittorie e 21 sconfitte, al terzo posto ad Est e lanciati verso i playoff. Oggi sono undici sconfitte più in basso e hanno racimolato la miseria di una vittoria nell’arco di un mese, inabissandosi all’ottavo posto utile per la post-season, col fiato di Detroit, che sta cercando affannosamente di raggiungerli, sul collo. Fortuna che ad Est tutto è possibile ed anche con un record di 0.448 si raggiungono dei traguardi, altrimenti Atlanta avrebbe già salutato tutti i suoi sogni di gloria. Dopo l’affermazione su New York, ecco altre tre debacle contro Bulls, Celtics e Suns, a confermare il periodo nero della squadra di Budenholzer. Se non si migliora il trend negativo, soprattutto in trasferta (9-21), addio playoff.

Worst Player: J.R. Smith

Sette partite, 37/100 al tiro, 12/38 da tre punti, 7/12 ai liberi, sette sconfitte. Non è proprio ciò che ci si aspetterebbe da uno che l’anno scorso ha vinto il titolo di Sixth Man of the Year. I Knicks, quest’anno, con gli innesti di Bargnani, ora infortunato, e Metta World Peace, già tagliato, dovevano spiccare il volo grazie al talento di Anthony, che alterna prestazioni da urlo a serate da tragedia greca, al peso sotto canestro di Chandler, che ha passato parte della stagione fermo ai box, al ritorno di Stoudamire, mai ai livelli passati di rendimento, e al sesto uomo dell’anno, proprio lui, J.R. Smith. Se la prima riga di questo paragrafo non vi fosse bastata, vi basti sapere che i Knicks sono a quota 21 vittorie e 40 sconfitte (12-20 in casa, 9-20 in trasferta per non farsi mancare nulla), delle ultime 10 partite ne hanno vinta una sola e i playoff sono a quasi 7 partite di distanza. Troppo presto per chiamarlo fallimento? Non proprio.

Worst of the West

Worst Team: Golden State Warriors


Dovevano essere la sorpresa assoluta di quest’anno, per molti anche tra le favorite al titolo. Ad oggi, invece, sono solamente a una partita e mezzo dall’essere fuori dagli otto posti utili per i playoff. Con la fine della striscia di 10 vittorie consecutive a cavallo del nuovo anno, è arrivato un periodo di vertiginosi alti e bassi in casa Golden State (12-11), confermato dalle due sconfitte settimanali contro Bulls e Raptors, a fronte della sola vittoria contro i derelitti Knicks. Il record è calato (36-24), rimettendo in corsa altre squadre per il sesto posto che sembrava già in tasca per i Warriors, che cercavano ambizioni anche molto più in alto. Buono lo score in casa (18-10), troppo a corrente alternata in trasferta (18-14), la squadra californiana potrebbe essere tra le grandi delusioni di quest’anno se non trova una continuità di risultati in questi e ultimi e decisivi mesi di gare. Che peccato sarebbe, però.

Worst Player: Monta Ellis

Ellis in questa stagione ha tenuto statistiche più basse rispetto ai suoi massimi stagionali in carriera (19 punti < 25.5; 3.4 rimbalzi < 5; 5.8 assist < 6), ma è perfettamente in linea con le medie complessive tenute da quando è in NBA e sta giocando un ottimo basket alla corte di Dallas. I 180 tiri presi nell’ultimo mese di gioco, con solamente 74 per altro messi a segno, frutto soprattutto di un pessimo 11/36 da oltre l’arco, sembrano però un marchio di fabbrica dell’Ellis vecchio stampo e non della solida guardia vista nella prima parte di questa stagione. Marzo è iniziato con un buon 7/15 per 17 punti con 8 assist contro gli Spurs, che è valso però a poco nella sconfitta dei Mavs, la seconda consecutiva. Considerata la situazione di Dallas, già analizzata precedentemente, nel groviglio di squadre in corsa per la post-season vincere non è importante, ma fondamentale e servirà il miglior Ellis. E a lui servirà ritrovare una marcia in più.

Worst of the Rest

CORSA AL FONDO: …dove sembra che tra Bobcats (27-33 e striscia di tre sconfitte in fila), Hawks (26-32, vedi sopra), Pistons (24-36, 3-7 nelle ultime dieci), Cavs (24-37, forse però il team più in risalita) e Knicks (21-40, vedi sopra) nessuno voglia guadagnarsi con merito gli ultimi due posti utili per andare ai playoff e cercare di migliorare una stagione finora pessima. Giusto per far notare, ancora una volta, la differenza tra le due Conference.



TANK IS THE WAY: Nuggets (6 sconfitte di fila) e Pelicans (8) si stanno facendo ingolosire dalle ultime posizioni ad Ovest, occupate a pari merito da Jazz, Lakers e Kings (tutte a quota 21-39) per trovare una buona posizione nella scelta al Draft. Ad Est sono già cinque le squadre sopra le 40 sconfitte, ma la regina assoluta del tank è senza dubbio Philadelphia, che ha raggiunto il non invidiabile record di 14 KO consecutivi, la maggior parte dei quali con distacchi a dir poco inverosimili.

martedì 4 marzo 2014

TOP & (FLOP) DELLA STAGIONE NFL : CAROLINA PANTHERS

Alzi la mano chi avrebbe detto, ad inizio stagione, che i Panthers sarebbero entrati nei playoff dalla porta principale, senza passare per il wild card game, al secondo posto in NFC subito dietro i poi campioni al Super Bowl, quei Seahawks che hanno inflitto la prima sconfitta stagionale proprio a Carolina, all'esordio. I pochi che si sarebbero aspettati una simile sorpresa devono però ammettere che non avrebbero confermato il loro pronostico dopo le prime quattro partite giocate, con i Panthers vincenti solamente contro i Giants a fronte di tre KO. Eppure, ciò che nemmeno il più ottimista tra i tifosi si sarebbe augurato, è successo.


La forza di questo team è stata una difesa straordinaria, invalicabile, precisa ed efficace in ogni situazione. Se la retroguardia ha iniziato a darsi da fare egregiamente già contro il temibile attacco condotto da Russell Wilson, che è riuscito comunque a decidere la partita con una magia al lancio per Jermaine Kearse, altrettanto non ha fatto l'attacco, che ha prodotto solamente sette punti e pochissimi pericoli degni di nota nella sua prima uscita stagionale. Male, malissimo hanno fatto i Panthers contro i Bills, soprattutto nel contenere C.J. Spiller. Un unicum per la seconda miglior difesa della Lega, al termine della regular season, nel contenere le corse avversarie. Se, contro i Giants, Cam Newton ha scaldato i motori tanto al lancio quanto, soprattutto, palla alla mano, ecco che contro i Cardinals l'attacco ha tirato nuovamente i remi in barca, fermato dalla grande difesa di Arizona. Colpa soprattutto del numero 1 di Carolina, che ha lanciato tre intercetti e nessun passaggio in end zone nella sua peggiore prestazione stagionale. Con tre sconfitte nelle prime quattro uscite, con i Saints lanciati dai quattro successi ottenuti senza defezioni e con i Falcons ancora ritenuti un papabile pericolo, la situazione non si metteva certo bene per le Pantere.

Poi, il miracolo. Dapprima quattro vittorie consecutive, sempre con più di 30 punti segnati e con 15 o meno punti subiti. Vikings, Rams, Buccaneers e Falcons vengono spazzati via da un Newton incredibilmente preciso (81/112 complessivamente con 7 TD pass e 2 INT), dinamico (128 yard su corsa e 3 touchdown) e decisivo. La vittoria contro i 49ers è, invece, un capolavoro della difesa dei Panthers che, sotto 9-0, chiude ogni spazio, ogni linea di passaggio, ogni corsa immaginabile dagli avversari. Sono solamente 151 le yard conquistate complessivamente dall'attacco di San Francisco nell'arco del match e Carolina recupera il gap, vincendo la quinta partita consecutiva. Newton vince da vero Superman anche la successiva sfida contro i Patriots e le seguenti affermazioni su Dolphins e Buccaneers portano le Pantere allo scontro diretto, che sembra poter già decidere le sorti della NFC South, contro i Saints con un bottino otto vittorie consecutive, nove complessivamente. L'attacco gira a meraviglia sotto il comando di Newton, che alterna alla grande i suoi ricevitori, trovando buon gioco anche dalle corse, che siano sue o di DeAngelo Williams poco importa. La difesa, comandata dal Defensive Rookie of the Year in carica, quel Luke Kuechly che sembra già una stella assoluta del panorama NFL, è tra le migliori della Lega. I presupposti per sopravanzare New Orleans (9-3 come Carolina), ci sono tutti.


Qualcosa però va per il resto sbagliato, l'attacco non è fluido e la difesa non tiene le avanzate di Drew Brees e compagni. La sconfitta è netta, inequivocabile. Carolina vede addirittura i playoff a rischio, vista la risalita prepotente di 49ers e Cardinals. Ci pensa però Kuechly a lanciare i suoi verso la post-season. Nelle ultime partite, che coincidono con altrettante affermazioni dei Panthers contro Jets, Saints e Falcons, il linebacker mette a segno la bellezza di 20 tackle in solitaria e 23 assistiti, per uno spaventoso totale di 43 in tre partite, di cui 24 nella seconda e decisiva sfida contro New Orleans, a un solo tackle dal record assoluto di Brian Urlacher in un singolo match. Ad essi aggiunge un sack ed un intercetto e, complice anche l'inaspettata sconfitta dei Saints contro i Rams, Carolina si prende la vetta della NFC South. Non solo. Grazie alle undici vittorie nelle ultime dodici partite giocate, che hanno portato la squadra ad un record meraviglioso (12-4), i Panthers si prendono la seconda posizione assoluta di Conference e si regalano i playoff senza passare dal wild card game. Dalla porta principale, come nemmeno il più ottimista tra i tifosi si sarebbe augurato.

Prima di analizzare la sconfitta contro i Niners in post-season, fermiamoci un attimo sulla stagione regolare. Partiamo dalla difesa, vero punto di forza di questa squadra. Se i Seahawks hanno fatto meglio dei Panthers nel computo complessivo delle yard concesse per gara (273.6 a 301.2) è solo perché Seattle è stata straordinaria nella difesa sui passaggi (172 yard di media). Non altrettanto Carolina (209), che ha concesso un'alta percentuale di completi (375/563 per il 66.6%), ma ha avuto un ottimo score complessivo tra touchdown subiti e intercetti (17/20, secondo miglior dato complessivo dietro i Falchi Marini) e, soprattutto, in termini di sack portati al quarterback avversario (60, leader assoluta della Lega). I Panthers finiscono dietro ai campioni NFL anche in termini di punti subiti di media (14,4 a 15,1), ma sono assolutamente migliori per quanto concerne le yard concesse su corsa (86.9 a 101.6). Le meno di 87 yard concesse sono il secondo miglior dato della Lega dietro la difesa dei Cardinals (84.4) e si accompagnano ai 5 fumble portati agli attacchi avversari. Non è un caso che Kuechly sia stato eletto Defensive Player of the Year, con pieno merito per aver guidato la retroguardia dei Panthers tanto egregiamente. È il primo inside linebacker a vincere da Urlacher nel 2005 e, a soli 22 anni, il ragazzo si è regalato una stagione da sogno (156 tackles, 93+63, 2 sack, 7 pass deflected e 4 INT). Accanto a lui un Thomas Davis dai grandi numeri (123 tackles, 85+38, 4 sack, 8 PD, 2 INT e 1 forced fumble), un Greg Hardy da 15 sack, Charles Johnson da 11 e molti altri elementi decisivi per questa difesa straordinaria.


L'attacco, però, non è stato da meno. Cam Newton ha compensato il discreto guadagno al lancio (3.379 yard complessive), con un grande rapporto touchdown / intercetti (24-13), ma, soprattutto, con il suo gioco di corse da 111 portate per 585 yard (5.3 di media) di guadagno e 6 touchdown. Se pensate che il leader assoluto per yard su corsa nella Lega, LeSean McCoy, ha tenuto una media di 5.1 yard con 9 touchdown all'attivo, è facile capire quanto il numero 1 dei Panthers sia stato eccezionale. DeAngelo Williams è calato nel finale di stagione, ma ha portato comunque 843 yard alla causa e qualche segnatura decisiva, come quella contro San Francisco in regular season. Da non dimenticare anche il lavoro sporco del fullback Mike Tolbert, tra i migliori della Lega e leader nei touchdown (5) per il ruolo. Se tra i receiver Carolina non ha un vero e proprio leader, è anche vero che ha portato ben quattro giocatori oltre le 500 yard ricevute al lancio. Tra Greg Olsen, Steve Smith, Brandon LaFell e Ted Ginn sono 2744 le yard portate alla causa, con 20 touchdown e ben 32 giocate da oltre 20 yard, per altro senza alcun fumble lasciato agli avversari. Niente male.


Le note positive per i Panthers, purtroppo per loro, finiscono qui. Punita da due touchdown a cavallo dell'intervallo di Vernon Davis e Colin Kaepernick e dall'arcigna difesa dei 49ers (5 sack e 2 INT), che ha messo alle corde un ancora acerbo Cam Newton non dandogli scampo, Carolina ha lasciato i playoff già al suo esordio, nel Divisional, davanti al proprio pubblico. Una grande partita di San Francisco, non altrettanto per gli uomini di Ron Rivera. L'head coach, che si è guadagnato il titolo di Coach of the Year dopo la splendida cavalcata in regular season, avrà ancora da lavorare per trovare la giusta intensità, che non sfoci in rabbia insensata e prodiga solo di flag come contro Frisco, e la mentalità vincente da un roster che, per il resto, sembra già tra i migliori della Lega. Dal Draft si auspica di trovare un offensive tackle e un'offensive guard che possano proteggere ancor meglio Newton, oltre a un receiver che possa essere finalmente un leader nel ruolo e aiutare il suo quarterback nei momenti di difficoltà. Da non dimenticare anche un innesto tra safety e cornerback, zona in cui i Panthers sono sembrati abbastanza scoperti per alcuni tratti della stagione. Con gli accorgimenti giusti, questa squadra potrà volare lontano, molto lontano.

lunedì 3 marzo 2014

QUANDO FA BENE CAMBIARE

A questo giro è toccato a Frates. L’allenatore milanese è stato infatti esonerato dalla Pallacanestro Varese dopo la pesante sconfitta subita a Masnago contro Sassari. Scelta curiosa quella di Vescovi che nel dopopartita aveva confermato il coach per poi rimuoverlo dall’incarico il giorno successivo. Qualche ben informato ha dichiarato che non è escluso che a spingere l’acceleratore per il cambio di guida tecnica sia stato qualcuno magari non nell’organigramma societario ma che conta parecchio. Certo è che Frates non paga solo per le due ultime larghissime sconfitte subite (Avellino e Sassari) ma per una stagione partita male e in cui la squadra non si è dimostrata mai particolarmente competitiva (nonostante le recenti buone vittorie esterne a Reggio Emilia e Venezia). 


Supercoppa Italiana persa ad inizio stagione, eliminazione al primo turno del Qualifing Round per accedere all’Eurolega, un record di 8/12 in campionato, la mancata partecipazione alla Coppa Italia e le 2 sole vittorie nel girone di Eurocup (ma in una in realtà in panchina ci era andato Bizzozi causa influenza del capo allenatore) sono i risultati tutt’altro che memorabili che l’allenatore milanese ha raccolto alla guida della Cimberio. Per “l’architetto” si tratta del secondo esonero in poco più di un anno, dal momento che nel dicembre 2012 era stato sollevato dall’incarico di vice allenatore dall’Olimpia Milano; curioso è anche il suo esonero dalla Fortitudo Bologna datato 2006, quando il fatto di bestemmiare durante gli allenamenti gli fece perdere il lavoro. Tornando a Varese, si dice che il rapporto squadra-coach fosse tutt’altro che sereno mentre l’amore con i tifosi non è mai sbocciato. Quasi paradossale è quello che è successo durante la partita galeotta contro Sassari quando la curva ha incitato Meo Sacchetti esponendo anche uno striscione che non lasciava molto all’immaginazione: “Sacchetti hai Varese nel cuore, quando sarai il nostro allenatore?”. La squadra è stata affidata a Bizzozi, ormai ex secondo allenatore della Cimberio, a Varese già nella scorsa stagione, quella degli “Indimenticabili”, quando era il fido scudiero di coach Vitucci. Bizzozi ha allenato a Mestre, Montegranaro, Desio, Pesaro, Teramo, Bologna e Venezia, ma non bisogna dimenticare anche le esperienza nelle selezioni giovanili della Nazionale e l’esperienza del 2009 alla guida della Nazionale femminile del Camerun. Allenatore preparato e dalla buona esperienza, ben voluto dai giocatori e dai tifosi, toccherà a lui risollevare la stagione di una squadra che, parole del Presidente Vescovi, punta ancora ai playoff.
Frates non è l’unico esonero del nostro campionato ma prima di lui hanno lasciato la panchina Mazzon, Gresta e Bechi.
Andrea Mazzon è stato il primo esonero della stagione, datato novembre 2013. L’allenatore veneziano ha dovuto lasciare la squadra della sua città dopo un inizio di campionato da incubo, con solo una vittoria nelle prime 5 giornate. Verona, Jesi, Imola, Napoli e Bologna sono state le sue esperienze precedenti all’arrivo all’Umana nella stagione 2011-2012. La Reyer nei 2 campionati in cui la guida tecnica è stata affidata a Mazzon ha raggiunto entrambe le volte i playoff (7° e 8° posto), raccogliendo però solo una vittoria nella competizione. Probabilmente in laguna si sarà pensato che il ciclo di Mazzon fosse terminato anche perché i soldi spesi per la costruzione del roster non sono stati pochi e una squadra con giocatori di qualità come Donell Taylor e Andre Smith avrebbe avuto bisogno di una scossa. 


Ecco allora che sulla panchina del Taliercio si è seduto Zare Markovski, allenatore che definire “di esperienza” è un eufemismo. Carriera lunghissima divisa tra Macendonia, tanta Svizzera (dove ha vinto campionati e coppe nazionali) e tantissima Italia. Ad oggi Venezia è fuori dalla zona playoff ma ha racimolato comunque delle vittorie importante che l’hanno allontanata dalla lotta per la retrocessione nella quale si trovava implicata all’arrivo del coach di Skopje. Certamente Markovski sta cercando di rigenerare determinati giocatori chiave di un roster non lunghissimo e in particolare Andre Smith ha offerto delle prestazioni molto convincenti. Da sottolineare l’attenzione che il coach oro granata pone ai giovani e il coraggio di puntare su di loro (Nicola Akele, guardia del 1995, su tutti) nel momento del bisogno senza voler spremere eccessivamente i giocatori della prima squadra. Non è detto che Venezia arrivi ai playoff ma sicuramente bisogna dare merito a coach Zare di aver ridato un po’ di serenità ad un ambiente partito con grandi obiettivi e che si è dovuto ridimensionare in fretta.
Luigi “Gigio” Gresta allenava Cremona già nella passata stagione ma in realtà il suo arrivo in Lombardia è avvenuto in quella ancora precedente quando però era il vice di Caja. E proprio il ruolo del vice è quello che Gresta ha ricoperto nella maggior parte della carriera da allenatore, mentre da head coach le esperienze e i risultati non sono stati strabilianti. La Vanoli non è certo squadra da prime posizioni e l’obiettivo dichiarato è quello di una salvezza tranquilla e la squadra in effetti ha alcuni americani di qualità ma che da soli non possono certo far decollare la squadra biancoblu. La panchina è stata affidata a Cesare Pancotto, attivo come allenatore da ormai 32 anni; le squadre che Pancotto ha guidato hanno avuto alterna fortuna ma bisogna comunque ricordare le 5 promozioni conquistate dalla Serie C fino alla Serie A. È stato proprio Pancotto a riportare la Mens Sana Siena nel 1993-1994 ma in generale, statistiche alla mano, nella massima serie il suo lavoro è stato mediocre. Oggi la Vanoli si trova al terzultimo posto in classifica, con alle spalle solamente Montegranaro e Pesaro, rispettivamente a 2 e 4 punti. Dopo un inizio difficile è arrivata anche per Pancotto la prima vittoria ma sono soprattutto le quattro partite giocate a gennaio che hanno fatto risalire la china ai falchi cremonesi. Il rigenerato di turno è Ben Woodside, play americano naturalizzato georgiano, che sotto la gestione Pancotto ha dimostrato di meritare la fiducia della società, che già lo aveva messo sul mercato. La lotta salvezza quest’anno sarà particolarmente dura e Cremona ci sarà probabilmente dentro fino alle ultime giornate, starà a Pancotto riuscire, nonostante tutte le difficoltà, a ripetere l’exploit e a far esprimere il buon gioco espresso a gennaio, dimostrando che quelle 4 vittorie non sono state solo un fuoco di paglia. 


Anche a Bologna la stagione è iniziata con un allenatore e terminerà con un altro. Ad inizio stagione la società aveva deciso di continuare a puntare su Luca Bechi, subentrato a Finelli nel marzo 2013 e divenuto artefice della salvezza della Virtus. Bechi è stato a Biella dal 2001 al 2010, prima da vice e poi da capo allenatore; quindi Brindisi (al posto di Perdichizzi) e gli ucraini del Azovmash Mariupol’ prima dell’arrivo in Emilia. La stagione delle V nere era iniziata nel migliore dei modi e i bolognesi avevano conquistato la testa della classifica grazie al bel gioco espresso e ad un Matt Walsh in forma strepitosa. Poi però è successo qualcosa di difficilmente definibile: il buon gioco visto fino a quel momento si è inceppato e il referto rosa è diventato un ricordo sempre più lontano col passare delle settimane. Solo Walsh si è mantenuto su livelli alti, anche se con cifre minori rispetto all’inizio di stagione. Quando l’ingranaggio non gira più, si sa, bisogna cambiarlo e così a farne le spese è stato (come al solito) l’allenatore. Così Bechi ha lasciato il posto a Giorgio Valli a fine gennaio, dopo la sconfitta casalinga contro Cremona. Valli, emiliano di Modena, è per i tifosi virtussini una vecchia e nota conoscenza vista la lunga militanza come vice e capo allenatore nelle giovanili e della prima squadra (1982-2000). Le altre sue esperienze in panchina sono state buone in Legadue, mentre in Serie A non ha mai lasciato il segno (Ferrara salvezza e retrocessione, vice a Milano, salvezza a Montegranaro, esonero ad Avellino). Valli a Bologna ha subito trovato una vittoria importantissima contro Siena mentre poi ha dovuto subire la sconfitta di Montegranaro e lo strapotere di Milano. È presto per fare un bilancio del lavoro di Valli, anche se si può affermare che se la squadra ad inizio campionato ha dimostrato di essere di qualità e capace di mettere in difficoltà chiunque, non è impossibile che ritrovi lo spirito battagliero e mai domo necessario per conquistare i 2 punti contro avversari anche più blasonati.

Cambiare allenatore fa bene? In generale credo di sì. Nel momento in cui ci si rende conto che la squadra non possa fare e dare di più in determinate condizioni allora è giusto che a cambiare sia chi la squadra la dirige. Ma non bisogna mai dimenticare che anche la squadra stessa molte volte ha parecchie responsabilità e l’allenatore è quello che paga per tutti.
Gli allenatori sono come i cantanti lirici. Sono molti e anche bravi, ma soltanto due o tre possono cantare alla Scala di Milano.”