domenica 16 marzo 2014

TOP AND WORST: FREE-AGENCY EDITION

Martedì sera, orario italiano, è stato come se per tutti i fan della NFL fosse cominciato il capodanno cinese. La free-agency nelle sue primissime ore aveva già sparato botti clamorosi e proiettato l’euforia dei tifosi alle stelle. Questa settimana è stata caratterizzata da moltissimi movimenti, alcuni azzeccati e altri meno. Vediamo un po’ chi sono stati i migliori, i bravi e i peggiori.

THE BEST

Denver Broncos: John Elway sa che l’anno prossimo sarà l’ultima possibilità per Manning di portare a casa il titolo e ben conscio della lezione impartitagli al Super Bowl per mano dei Seahawks ha ben deciso di spendere i suoi soldi in difesa. Sono arrivati, nel giro di due giorni, T.J Ward, Aqib Talib e DeMarcus Ware, tre giocatori che garantiranno un upgrade notevole. Ware opposto a Miller sarà un incubo per le difese avversarie, mentre Ward e Talib rinforzano un secondario che è stato uno dei punti deboli della franchigia del Colorado. Ward è un hitter che farà sentire la sua presenza a chiunque si avvicinerà alla sua zona, Talib ha avuto qualche problemino fisico negli ultimi anni, ma ha il fisico e l’abilità per marcare anche i tight end più grossi. Ciliegina sulla torta, nella giornata di ieri hanno firmato Emmanuel Sanders, che renderà ancora più pericoloso l’attacco. E’ difficile non pronosticare i Broncos come i favoriti al prossimo Super Bowl, ma la NFL non si vince a marzo.



Patriots' secondary: Nello scorso AFC Championship l’attacco aereo di Peyton Manning ha abusato a piacimento del secondario dei Patriots e Bill Belichik sa bene che per tornare competitivi doveva innestare uomini di sicuro rendimento in difesa. Dopo aver lasciato sfogare i Broncos ha convinto Darrelle Revis e Brandon Browner a vestirsi di grigio-blu. Entrambi sono veterani di sicura affidabilità e porteranno leadership in un reparto giovane. Revis inoltre è ancora forse, il miglior cornerback in man to man coverage. Se garantiranno le giuste armi a Brady i Patriots torneranno di diritto tra le favorite per il titolo.

Jaryus Bird: Era il giocatore più cercato e ha scelto la squadra che può dargli più possibilità di mettersi in mostra. Bird, safety 27enne, ha firmato per sei anni a 56 milioni di dollari con la franchigia della Louisiana ed insieme al promettente Kenny Vaccaro formerà un duo che terrorizzerà gli attacchi avversari. Rob Ryan ha fatto un miracolo rivitalizzando una difesa finita nel fango del bounty scandal e ora, con l’aggiunta di Byrd, aggiunge un tassello importante per poter rendere il suo reparto ancora più aggressivo ed efficiente. 



THE GOOD

Indianapolis Colts: Ogni anno che passa da quando Andrew Luck è arrivato nella lega, i Colts si avvicinano sempre di più al Super Bowl e in questa free-agency hanno fatto un passo ulteriore. In attacco hanno aggiunto Hakeem Nicks offrendogli un anno di contratto a 3.5 milioni, un affare a basso rischio, ma che può risultare un grande steal. Nicks è un talentuoso ricevitore che se tornerà sui livelli di due anni fa diventerà il target più completo di Luck. In difesa hanno rifirmato Vontae Davis, hanno aggiunto il veterano D’Qwell Jackson in mezzo al campo e il promettente Art Jones, defensive end che garantirà una solida difesa contro le corse, grosso problema l’anno scorso, e maggior pressione dall’interno al quarterback avversario.

Falcons' lines: Il talento in Georgia non manca, ma non c’erano uomini affidabili nelle linee. Il front office dei Falcons ha operato per colmare le lacune portando uomini esperti e con grande esperienza. In linea offensiva è arrivato Jon Asamoah mentre in linea difensiva sono arrivati Tyson Jackson e Paul Soliai. Nessuno dei tre è un fenomeno, ma sono giocatori nel pieno della maturità agonistica, buoni starter e con un rendimento costante. Forse sono stati pagati più del loro reale valore, ma non si può negare che i Falcons abbiano rafforzato le loro linee.

Steve “Angry Bird” Smith: Essere tagliato dalla franchigia per cui si è giocato da quando si è entrati nella lega lascia l’amaro in bocca, ma Steve Smith è sempre stato un giocatore tosto e non si è lasciato scoraggiare. Il primo giorno dopo essere stato liberato ha visitato i Ravens e ha deciso che quella sarebbe stata la sua casa per i prossimi tre anni. Smith sarà la chioccia di un reparto ricevitori molto giovane con alte promesse e sarà quel giocatore da terzo down di cui i Ravens avevano tanto bisogno. Inoltre sarà uno dei leader dello spogliatoio e potrà provare di essere ancora un giocatore decisivo, specialmente contro i Panthers.  



THE WORST

Kansas City Chiefs: Sono stati la sorpresa del 2013, ma si apprestano a vivere un 2014 con molte incognite. In pochi giorni hanno perso un ritornatore pericoloso come Dexter McCluster, il defensive end Tyson Jackson e ben tre uomini di linea importanti come Brandon Albert, Jon Asamoah e Geoff Schwartz. Cinque titolari per cui i Chiefs non hanno fatto nemmeno uno sforzo per farli vestire ancora in rosso. Sono soprattutto le perdite sulla linea a preoccupare, dato anche il balbettante esordio della prima scelta assoluta del 2013 Eric Fisher. 
Oakland Raiders: È difficile fare peggio di quanto abbia fatto il general manager Reggie McKenzie. Avevano più spazio salariale di qualsiasi altra squadra, ben 60 milioni, e non hanno avuto un minimo di strategia. Hanno lasciato andar via due dei migliori giocatori a roster, giovani e promettenti tra l’altro, come Lamarr Houston e Jared Veldheer senza nemmeno fare un offerta o applicare ad uno dei due il franchise tag. Hanno pensato di sostituire il loro left tackle strapagando Roger Saffold, giocatore propenso agli infortuni e che il meglio lo ha dato da guardia, per poi scoprire che doveva essere operato alla spalla e quindi rispedito ai Rams. Non bastano le firme di veterani come Justin Tuck per risorgere dalle ceneri, ci vuole un progetto solido e a lungo termine per far tornare i Raiders ai fasti degni della loro storia. E il primo passo è mandare a casa McKenzie.  


Running backs: Doveva essere un lotto ricco con giocatori importanti e molte richieste, ma prima del sesto giorno non si è mosso niente e alcuni grandi nomi devono ancora accasarsi. Knowshon Moreno e LaGarette Blount sono ancora senza squadra, ma soprattutto senza richieste. Solamente ieri Ben Tate ha firmato coi Browns per due anni a 7 milioni e Darren McFadden non ha nemmeno esplorato il mercato scegliendo nuovamente i Raiders per 4 milioni. Lo scarso interesse mostrato dalle franchigie rivela l’importanza sempre minore che i running back stanno assumendo in una lega sempre più proiettata al passing game e i contratti da essi firmati sono lontani anni luce dai soldi che ricevono wide receiver o cornerback. Forse non hanno più appeal, ma avere un buon running back può ancora fare la differenza.

giovedì 13 marzo 2014

TOP & WORST NBA - EPISODE 18 (05/03 - 11/03)

Best of the East

Best Team: New York Knicks


Una settimana fa erano con un piede nel fosso, oggi hanno fatto quattro passi importanti per risalire e, forse, c’è luce in fondo al tunnel. Una netta vittoria a Minneapolis, un’ancor più netta affermazione al Madison contro i Jazz, un successo convincente a Cleveland per allontanare, seppur di poco, i Cavs, ed infine la vittoria facile ma mai scontata per questi Knicks, contro i Sixers. La lotta per l’ottavo posto, ora, si è infiammata anche ad Est. New York (25-40), Detroit (24-39) e Cleveland appunto (24-40) sono tutte all’inseguimento disperato degli Hawks (27-35), anche se neppure i Bobcats (30-34) possono stare tranquilli. Un ottimo Carmelo Anthony, un grande Amar’e Stoudamire e il ritorno decisivo di Tyson Chandler hanno ridato linfa ai Knicks e aperto una striscia vincente che, se continuasse, potrebbe decidere la loro stagione per il meglio. A meno di 20 partite dalla fine della regular season non si può più fare calcoli e, soprattutto, non si può più sbagliare.

Best Player: Joakim Noah

Se i Bulls sono al quarto posto complessivo ad Est, con una sola sconfitta in più dei Raptors, terzi, anche senza Derrick Rose, molto lo devono alla loro guardia… ehm al loro centro, Joakim Noah. L’errore, per quanto voluto, potrebbe sembrare banale, ma le cifre del francese nelle ultime cinque partite giocate parlano chiaro: 13.6 punti, 9.8 rimbalzi e 7.8 assist, con due triple doppie effettive ed una tripla doppia mancata di tre assistenze nella vittoria all’overtime sugli Heat. Non solo, perché Noah sta tirando poco sotto il 60% dal campo e sta fornendo delle prove difensive magistrali che hanno, tra le altre, tirato il freno ai Big Three nell’ultima uscita di Chicago. Nonostante le sconfitte contro Nets e Grizzlies, sono arrivate due vittorie contro Knicks e Pistons, oltre alla recente già citata. Chi pensava che la stagione di Chicago fosse stata segnata dal nuovo infortunio di Rose, non aveva fatto i conti con Noah. E adesso, per chiunque si troverà di fronte la squadra di Tim Thibodeau ai playoff, saranno dolori.

Best of the West

Best Team: Los Angeles Clippers

Attenzione, perché i Clippers hanno deciso di rivoluzionare la graduatoria della Western Conference, fino ai piani altissimi. E non hanno intenzione di fermarsi. Sono otto adesso le vittorie consecutive, 45 i successi totali a fronte di 20 sconfitte e sole 2.5 le partite da recuperare sul primo posto, occupato dagli eterni Spurs. Dopo aver vinto in maniera più che convincente a Phoenix, ecco che i Clippers infliggono ai Lakers non solo una sconfitta nel derby, non solo la peggior sconfitta di sempre nella stracittadina, davanti al pubblico dello Staples Center, ma la debacle peggiore nella storia della franchigia (-48), prendendosi pure una piccolissima rivincita sul passato. Ecco poi il successo di misura sugli Hawks e la nuova affermazione sui Suns. Se San Antonio (6 vittorie di fila) e Houston (5) non fossero anch’esse in striscia vincente, per LA ci sarebbe un posto assai migliore del quarto attuale. La vetta, però, è così vicina che sarebbe un peccato non crederci fino in fondo. E sorprendere, per la prima volta, tutta la NBA.

Best Player: James Harden


I Rockets stanno volando. Delle ultime 17 partite ne hanno vinte 15, di cui le ultime cinque consecutivamente. Hanno raggiunto il terzo posto nella Western Conference e, come i Clippers, sono a 2.5 partite dalla vetta. Tutto può ancora succedere. Certo poi se in squadra c’è il miglior giocatore a Ovest delle ultime due settimane di NBA, allora si parte con una marcia in più. Dal 1 febbraio, Harden ha segnato 28 punti di media con il 48.7% dal campo, ha chiuso per tre volte a più di 10 assist, di cui due nelle ultime cinque, e ha rubato per ben sette volte 3 o più palloni. I recenti successi contro Pistons, Heat, Magic, Pacers e Blazers, per altro con tre delle possibili e probabili pretendenti al titolo, sono anche e soprattutto opera sua. Ad Ovest, al momento, nessuna squadra è già sicura dei playoff e men che meno c’è qualche team sicuro della posizione in cui si trova al momento. I Rockets continueranno a volare fino al primo posto o finiranno a metà graduatoria? Chiedetelo prima di tutto ad Harden. James, Harden.
Best of the Rest

SPURS ON TOP: chiamarli evergreen, ormai, non fa più nemmeno notizia. Sei vittorie consecutive, nove nelle ultime dieci partite giocate, e gli Spurs (46-16) volano in testa alla Western Conference, ricacciando indietro gli attacchi di ogni avversario. Unica squadra della Lega con meno di dieci sconfitte in trasferta (23-8, medesimo record che in casa), San Antonio si è anche regalata un netto successo contro gli Heat (+24) per “vendicare” la sconfitta delle scorse Finals. O per avvisare che i texani, in ogni caso, ci sono ancora.


FIGHTING GRIZZLIES: la bella vittoria dello United Center, in una sfida dalle forti emozioni difensive, contro i Bulls e la successiva contro i sorprendenti Bobcats, ha portato a quattro le vittorie dei Grizzlies nelle ultime cinque partite giocate, che diventano poi nove se si analizzano le ultime dodici. Il record (39-29), oggi, è da playoff con l’ottavo posto nelle mani, ma Phoneix, nona, insegue a una sconfitta di distacco. Occhi ben aperti, se si vuole proseguire la stagione.


Worst of the East

Worst Team: Detroit Pistons

Altre tre sconfitte di fila e fanno dieci nelle ultime dodici uscite dei Pistons. Se si analizzano le quattro consecutive prima della vittoria sui Knicks, almeno Detroit ha l’alibi di averle subite da quattro squadre che, con tutta probabilità, faranno i playoff nella durissima Western Conference. Dopo la vittoria su New York è arrivata una nuova debacle contro i Bulls, accettabile, anche se, per andare ai playoff, battere qualche team con un record vincente, ogni tanto, servirebbe. Le ultime due, però, al cospetto dei T-Wolves, già fuori da ogni discorso per la post-season ad Ovest, e dei Celtics, in una stagione di transizione e piena ricostruzione, non hanno nessuna scusante. Ad oggi, il record di 24-39 in maniera incredibile non li condanna, visto che Atlanta ha deciso di farsi del male da sola nell’ultimo periodo. Certo una squadra che ha un record di molto negativo tanto in casa (14-20), quanto in trasferta (10-19), ai playoff non potrà certo fare molta strada. Ma sarebbe già qualcosa.

Worst Player: Luol Deng

Cleveland sta avendo una stagione da mal di mare. Deng, che doveva essere il timoniere a salvare la nave, si sta dimostrando un marinaio dalla scarsa esperienza, troppo poco per riportare i Cavs sani e salvi a riva. Dopo le cinque vittorie consecutive di febbraio, che seguivano a una striscia di sei sconfitte, ecco altre tre disfatte e due successi. Marzo doveva cominciare con i migliori auspici se si voleva sperare in qualcosa di grande. Ed invece Cleveland ha gettato nuovamente tutto al vento con quattro sconfitte contro Grizzlies, Spurs, Bobcats e Knicks. Deng ha tirato oltre il 35% dal campo e segnato più di 15 punti solamente contro San Antonio, mentre la media nelle restanti tre è di 10 punti con il 30.2% al tiro, con poco più di 6 rimbalzi e 2 assist. Se i Cavs avessero messo in cascina anche solo la metà dei match citati in precedenza, sarebbero loro ora i primissimi inseguitori degli Hawks per i playoff. Sembra proprio, però, che quest’anno in Ohio si sia abbonati al naufragio.

Worst of the West

Worst Team: Phoenix Suns


Che sia la franchigia dell’Arizona la vittima designata ad abbandonare la stagione anzitempo e chiudere al nono posto in Western Conference? Con due sconfitte di fila, sei nelle ultime nove giocate, i Suns si sono messi nei guai. Ora, a quota 36-27, sono a una sconfitta di distanza dai Grizzlies ottavi e a una partita e mezzo dai Mavericks settimi, anche se tutto, come ben sappiamo, può ancora succedere in questi ultimi match di regular season. Se non si può accusare Phoenix per le ultime tre sconfitte contro Warriors e Clippers due volte, certo bisognerà vedere quanto peseranno invece le due precedenti contro T-Wolves e Jazz. Sarebbe un peccato non vederli ai playoff in una stagione così sorprendente e non ammirare, anche in post-season, i progressi straordinari di Goran Dragic (20.6 punti e 6.2 assist di media), le magie di Gerald Green e le prestazioni di questa frizzante squadra. I prossimi impegni non sembrano proibitivi in casa Suns. Servirà vincerle tutte.

Worst Player: Reggie Jackson

I Thunder, con le due recenti sconfitte al cospetto di Suns e Lakers, hanno perso la vetta ad Ovest. Colpa dei cinque KO nelle ultime otto uscite, che hanno lasciato via libera agli Spurs, in serie positiva. Se Kevin Durant sta continuando una stagione straordinaria, forse da miglior giocatore della Lega, e Russell Westbrook è tornato a pieno ritmo, sfornando delle ottime prestazioni, Reggie Jackson, invece, sembra aver sofferto il rientro del compagno. Oltre al minutaggio ben più risicato, quasi 10 minuti in meno sul parquet nelle ultime sette partite rispetto alle sette precedenti, Jackson, nelle cinque sconfitte di cui si parlava sopra, ha messo a segno solamente 8.8 punti, tirando con il 34.9% dal campo, con 3 assist di media e mettendo in mostra solo in parte le ottime qualità che possiede. Certo se per i Thunder il rientro di Westbrook non può che essere una notizia positiva, altrettanto, forse, non potrà dire Jackson. Ora, però, c’è da pensare solo a come riottenere la vetta ora.

Worst of the Rest

NOT USUAL PACERS: che sta succedendo ad Indiana? Quattro sconfitte consecutive e primo posto a serio rischio anche se, ultimamente, pure gli Heat viaggiano a corrente alternata. Se contro i Warriors è arrivata una sconfitta di misura, Bobcats, Rockets e Mavericks hanno invece passeggiato su quella che è sempre stata, negli ultimi tempi, una delle migliori difese di tutta la NBA. L’obiettivo playoff è già stato raggiunto, ma i Pacers avevano messo in programma la testa della graduatoria. Occhio a non perderla.


SIXERS-LAKERS? NOT ANYMORE: dato il recente ritiro della maglia numero 3 di Allen Iverson, si è parlato spesso di quelle Finals del 2001, che hanno visto di fronte Sixers e Lakers. Ad oggi, queste due nobili decadute, stanno lottando solamente per un obiettivo ben diverso: l’ultimo posto, ad Est e ad Ovest rispettivamente. Diciassette sono le sconfitte consecutive di Philadelphia (15-48), mentre per Los Angeles (22-42) è arrivata la peggior disfatta di sempre, per altro in un derby contro i Clippers. Basterà abbandonarsi ai ricordi?

martedì 11 marzo 2014

(TOP) & FLOP DELLA STAGIONE NFL : WASHINGTON REDSKINS

Un anno fa, all'uscita dai playoff contro i Seahawks, il futuro dei Redskins prevedeva un solo, grande punto interrogativo. La bigia notte di Washington, conclusasi con una sconfitta tanto decisa quanto dura da digerire, si era conclusa con il crack del ginocchio destro di Robert Griffin III. Il quarterback, fresco vincitore del premio di Offensive Rookie Of the Year, aveva fatto evaporare tutti i sogni di gloria del pubblico della capitale con la stessa velocità con cui aveva compromesso la sua stagione e, forse, la sua carriera. Un anno dopo, quel crack è ancora il punto interrogativo più grande dei Redskins. Ma, ora, non è più nemmeno il solo.


Griffin ha stupito qualunque sostenitore e amante del football con giocate difficilmente ripetibili nell'anno da rookie tanto quanto, giunto alla sua seconda stagione nella Lega, sembra aver perso molto del suo smalto e talento. I numeri sono eloquenti: 258 passaggi completati su 393 (65.6%) nella prima annata, 274/456 (60.1%) nella seconda, 20 TD pass con soli 5 INT e 3 fumble a fronte di 16 TD pass, 12 INT e 6 fumble. Nonostante le yard si siano leggerissimamente alzate (3.203 contro 3.200), il quarterback rating è crollato: 102.4 > 82.2. I problemi non sono arrivati solo al lancio, ma anche sulle corse, uno dei grandi punti di forza nella meravigliosa stagione da rookie. Gli attacchi sono scesi da 120 a 86 (c'è anche da considerare che Griffin non ha giocato le ultime due gare di regular season), le yard guadagnate palla alla mano cadute da 815 a 489 e i touchdown festeggiati se erano stati ben 7 due stagioni fa, quest'anno si sono completamente annullati. In generale la sensazione è stata di grande insicurezza, ogni snap non è parso di fluidità ed emozione, ma bensì di difficile interpretazione e spesso lanciato o portato con una lentezza preoccupante.

Griffin non è, però, l'unico problema di questi Redskins. Anzi. Se Pierre Garcon è stato eccezionale, il vero punto di forza dell'attacco della squadra della capitale insieme ad Alfred Morris, le alternative al receiver sono mancate in maniera più che evidente. Il prodotto di Mount Union ha ricevuto 113 volte su 184 in cui è stato il target, per un grandissimo guadagno di 1.346 yard (11.9 di media). I touchdown quest'anno sono mancati in generale a Washington, che ne ha festeggiati in totale 39 (21° in NFL), di cui ben 5 difensivi (4° in NFL), ma Garcon è stato il migliore tra i ricevitori con 5 palloni portati in end zone, oltre a ben 84.1 yard guadagnate a partita e 16 giocate oltre le 20 yard. Alle sue spalle, però, il vuoto. Nessuno oltre le 500 yard o 50 ricezioni. Jordan Reed completa 45 passaggi su 59 da target e mette a segno 3 touchdown, come Leonard Hankerson e Logan Paulsen. Aldrick Robinson stupisce per le yard di media ad ogni ricezione, ben 20.3, ma riceve un decimo dei palloni di Garcon. Decisamente troppo poco.

Se i Redskins sono stati il quinto miglior team per quanto riguarda il gioco di corse (135.3 yard di media a partita), molto, moltissimo lo devono ad Alfred Morris, che ha portato il pallone 276 volte per 1.275 yard (4.6 di media), quasi 80 a partita, con 7 touchdown portati alla causa, record di squadra per questa stagione. Da citare anche Roy Helu che ha abbinato yard palla alla mano (274 e 4 touchdown) e yard su ricezione (251 e 2 touchdown), risultando l'unico, oltre a Garcon e Morris, a superare le 500 yard guadagnate e i 5 o più touchdown. La difesa sulle corse avversarie non è stata altrettanto efficiente. Il 17° posto complessivo, con 110.6 yard di media subite a partita, è però pur sempre migliore del 20° nella difesa sui lanci dei quarterback avversari, con ben 243.5 yard subite di media. La retroguardia diventa poi la penultima se si analizzano i punti subiti (29.9 di media, 478 totali) e ha concesso, in tutte le statistiche principali, sempre più di quanto gli avversari hanno invece lasciato a Washington.


Perry Riley è stato il leader in termine di tackles con 115 totali (72 da solo e 43 assistito) e ha aggiunto 3 sack, 9 pass deflected e 1 INT in una stagione che ha segnato però un passo indietro anche per lui rispetto alla scorsa. I veri leader difensivi sono stati DeAngelo Hall, che ha portato alla causa 78 tackles (57+21), 13 pass deflected, 4 intercetti (di cui due riportati in touchdown) e 3 fumble forzati (uno di questi riportato in end zone), e Brian Orakpo, che ha siglato 10 sack per 67 yard di perdita avversaria, oltre a un intercetto, riportato per 29 yard fino all'end zone avversaria, e 2 fumble recuperati. La giocata difensiva più lunga appartiene però a David Amerson, che ha riportato il suo intercetto a Mike Glennon per 45 yard fino al touchdown. Serviranno in post-season degli innesti nel ruolo di safety e di cornerback, fin troppo scoperti durante la stagione. Ciò che, però, sarà da puntellare in maniera efficace al Draft è senza dubbio l'offensive line, che ha concesso 96 quarterback hits, di cui 43 sack, ed è sembrata incapace di poter proteggere il già fragile Robert Griffin dalle insidie delle retroguardie avversarie. Prima di tutto sarà da ricercare un'offensive guard e, secondariamente, anche un centro e un right tackle di buon livello.

Che dire della stagione di Washington in termini di risultati? Forse era meglio tralasciare l'argomento. La sconfitta all'esordio contro gli Eagles matura nei primi tre quarti e vede da subito l'attacco dei Redskins in grande difficoltà, con troppi errori e troppe poche idee. La situazione si ripete contro i Packers, la squadra della capitale si sveglia solo nel finale di partita quando, ormai, Aaron Rodgers l'ha già demolita, tanto nel punteggio quanto nel morale. Griffin contro i Lions pare la brutta copia del suo anno da rookie e prende più botte di quanto di buono sappia costruire. La stagione è cominciata con uno 0-3 in casa Redskins e la situazione non farà che peggiorare. Delle cinque partite seguenti, però, i Pellerossa ne vinceranno tre contro Raiders, Bears e Chargers, dimostrando di avere potenzialità e talento offensivo oltre che una parvenza di solidità difensiva. Nel mentre, però, è anche vero che Cowboys e Broncos passeggiano su Washington e i playoff sembrano già una chimera.


Chimera, che diventerà miraggio, utopia, delusione, tracollo con l'andare delle successive otto partite, che chiudono la stagione con una striscia poco invidiabile di otto sconfitte consecutive. Un quarto delle vittorie complessive stagionali (24) di Cowboys, Giants, Vikings e Falcons arriverà proprio contro i Redskins, mentre squadre da playoff come Eagles, Niners e Chiefs chiudono, con vittorie a dir poco nette, un ciclo di quasi due mesi di soli KO per il team di Mike Shanahan. Dopo che tre delle sue quattro stagioni da head coach al DC si sono chiuse all'ultimo posto dell'NFC East, ecco che è arrivato puntuale l'esonero, soprattutto perché ci si aspettava davvero qualcosa in più in questa ultima annata. Jay Gruden sarà al primo incarico da capo allenatore, dopo il successo nel Super Bowl XXXVII come assistente dell'attacco dei Buccaneers e essere stato capo allenatore dell'attacco ai Bengals nelle ultime due stagioni. Il 47enne di Tampa avrà il compito di riportare una squadra che sembrava costruita per vincere, e anche parecchio, a livelli ben lontani dal nefasto 3-13 con cui si è conclusa questa stagione, sperando che tra Draft e free agency arrivino gli ultimi tasselli utili a completare un team che sembra, nel complesso, di buonissimo livello. Sperando poi, soprattutto, che Griffin possa uscire dal tunnel in cui è entrato dopo il grave infortunio al ginocchio.


Qual era l'obiettivo di Washington per questa stagione? Andare oltre quel crack, oltre quella bigia notte dei playoff di due stagioni fa, oltre quel solo, grande punto interrogativo. Qual è l'obiettivo di Washington per la stagione che inizierà a settembre? Sperare che quella bigia notte e quel grande punto interrogativo possano, prima o poi, avere fine.