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giovedì 15 maggio 2014

DRAFT 2014 REVIEW: SECOND ROUND

Andata in archivio senza troppe sorprese la prima, lunga notte del draft 2014, il secondo round di venerdì notte è partito col botto e ci ha riservato più di qualche colpo di scena. 


Assistiamo subito ad una sorpresa. Con la prima scelta del secondo giro i Texans non scelgono il quarterback che tutti si aspettavano, ma pescano la forte guardia Xavier Su’a Filo per rafforzare la linea e creare un gioco offensivo improntato su un running game aggressivo e muscolare. Alla 34 i Cowboys fanno un trade up inaspettato per scegliere l’erede di DeMarcus Ware: DeMarcus Lawrence. Il nome è lo stesso, le capacità sono interessanti e la curva di apprendimento è alta, fosse anche la metà di Ware, i Cowboys potranno ritenersi soddisfatti. I Browns non deludono i loro fans rafforzando la linea di Johnny Manziel con un giocatore pronto per essere uno starter come Joel Bitonio, uno dei lineman più rapidi dell’intero lotto. Alla 36 i Raiders scelgono il loro quarterback del futuro: Derek Carr, ragazzo poco pubblicizzato, ma adatto a prendere in mano le redini della franchigia di Oakland. Ottima pick dei Falcons che, alla 37, si assicurano il gioiello Ra’Shede Hageman, defensive lineman capace di giocare sia da tackle sia da end e prospetto in grado di far compiere, nei prossimi anni, il salto di qualità alla linea difensiva di Atlanta. I Buccaneers pensano ancora all’attacco e, pur avendo già a roster Vincent Jackson e il neo-scelto Mike Evans, aggiungono un altro grosso target come Austin Seferian-Jenkins per dare a coach Lovie Smith un attacco con peso specifico considerevole e pieno di lottatori.  

I Jaguars vogliono chiaramente un futuro migliore e, dopo aver inserito il primo pezzo, Blake Bortles, aggiungono ora il secondo: Marquise Lee, la freccia per colpire le difese avversarie sul profondo. I Lions alla 40 scelgono un difensore, ma non un defensive back. Kyle Van Noy è un rusher puro che renderà ancora più tosto e temibile il già forte front difensivo dei Lions. I Rams continuano il loro ottimo draft chiamando Lamarcus Joyner, giocatore capace di ricoprire sia la posizione di cornerback che quella di safety. Sotto la guida di Jeff Fisher può trovare la sua vera identità di gioco in un secondario dall’ottimo potenziale. Gli Eagles, dopo l’incomprensibile pick di Marcus Smith, fanno prepotentemente trade up per assicurarsi i servigi di Jordan Matthews, receiver fisico e dalle grandi mani che renderà l’attacco degli Aquile il terzo, secondo o addirittura primo della lega in termini di produttività. I Giants fanno intendere di non avere molta fiducia nel centro titolare J.D. Walton e selezionano Weston Richburg, un lineman intelligente, bravo in entrambe le fasi e capace di guidare la linea fin da subito. I Bills, dopo aver fornito a E.J. Manuel il suo nuovo target numero 1 nella persona di Sammy Watkins, decidono di garantirgli la protezione adeguata sul lato cieco con il gigantesco Cyrus Koundjio. I campioni in carica, dopo essere andati ancora più indietro anche nel secondo round, scelgono finalmente il loro uomo ed erede in campo di Golden Tate: Paul Richardson. 


Gli Steelers proseguono nel loro lavoro di ringiovanimento della difesa selezionando Stephon Tuitt, defensive end esplosivo che ricorda molto la leggenda giallo-nera Brett Keisel. I Redskins pongono fine all’attesa dei fan pescando Trent Murphy, aggiungendo peso e muscoli alla loro difesa. I Ravens continuano a seguire la filosofia del best player avaible pescando Timmy Jernigan, un talento da primo round, forte contro le corse e potenziale titolare nei prossimi anni. Fantastica pick dei Jets alla 49, che portano a New York Jace Amaro, un’arma offensiva in grado di creare mismatch su tutto il campo e che insieme ad Eric Decker garantirà un ottimo pacchetto di soluzioni a Michael Vick. I Chargers imbastiscono una trade coi Dolphins per salire a prendere uno dei pass rusher più sottovalutati della scorsa stagione NCAA: Jeremiah Attaouchu, un’esplosiva macchina da sack. I Bears rafforzano il loro front four con Ego Ferguson, prospetto un po’ grezzo, ma che potrebbe diventare un buonissimo giocatore nei prossimi anni. I Cardinals vogliono che anche il loro attacco sia all’altezza della difesa e con Troy Niklas guadagnano il tight end più completo del draft. Alla 53 è il giocatore selezionato dai Packers ad aver fatto l’affare: Davante Adams e le sue manone non vedono l’ora di ricevere centinaia di lancia da parte di Aaron Rodgers. Con la scelta dei Titans iniziano finalmente ad uscire i running back e per sostituire Chris Johnson selezionano Bishop Sankey, un runner completamente diverso dal suo predecessore, che potrà trarre vantaggio dalla possente linea di Tennessee. Strana pick dei Bengals che, pur avendo già Giovani Bernard e Benjarvus Green-Ellis, chiamano Jeremy Hill, un torello che comunque in red zone farà molto comodo all’attacco delle Tigri.   


I Broncos non vogliono perdere di vista l’attacco e offrono a Peyton Manning i servigi di Cody Latimer, ricevitore che avrà l’opportunità di crescere davvero tanto ed in breve tempo. I 49ers ribadiscono di  essere un running team con la chiamata di Carlos Hyde, il running back più completo di questo draft e pericolosa arma anche fuori dal backfield. I Saints sanno di avere un mago della difesa come Rob Ryan e regalargli una pedina come Stanley Jean-Baptiste per rafforzare l’unità non può che rendere felici tutti in Louisiana. Alla 59 ecco finalmente comparire sul palco i Colts, orfani della scelta al primo round, che colmano uno dei loro bisogni più urgenti scegliendo Jack Mewhort, un jolly schierabile su tutta la linea offensiva. I Panthers vogliono ancora dire la loro in NFC e, con l’aggiunta del rusher Kony Ealy, dimostrano di voler ruggire anche nella prossima stagione. I Jaguars salgono dal terzo giro, trovando come partner i 49ers, per completare il pacchetto ricevitori con Allen Robinson, giocatore possente ed evolvibile nella prima opzione offensiva di Bortles. Alla 62 i Patriots iniziano a guardare seriamente al futuro e selezionano l’erede al trono di Tom Brady: il “nostro” Jimmy Garoppolo. Con la penultima scelta del secondo giro, salgono a scegliere i Dolphins che aggiungono al loro attacco Jarvis Landry, velocissimo ricevitore che potrà costruire una bella connection con Ryan Tannehill. Ed infine, con la 64 chiamata, scelgono nuovamente i Seahawks che provvedono a sistemare la loro linea offensiva con Justin Britt. 



Il secondo giro di questo draft 2014, per la montagna di talento presente, potrebbe quasi essere definito un “secondo primo giro”. Sono stati scelti tantissimi giocatori interessanti e dal potenziale molto grande, ora non vediamo il momento di vederli all’opera con casco e paraspalle per far sognare (o disperare) tutti i loro nuovi tifosi

DRAFT 2014 REVIEW: FIRST ROUND

Finalmente il Draft! Abbiamo aspettato tre lunghissimi mesi prima che arrivasse il fatidico momento in cui Roger Goodell salisse sul palco per annunciare la prima scelta assoluta e giovedì, alle 2.00 di notte italiane, il commisioner ha infine posto fine alla lunga attesa annunciando la first pick. Riguardano i 32 giocatori scelti, viene subito in mente come sia stato un Draft, per ora, “normale”, in cui non ci sono state grandissime sorprese e in cui nomi e previsioni sono state per lunga parte rispettate. 



L’attesissima prima scelta è stata, come pronosticato da molti, il fortissimo Jadeveon Clowney, defensive end che in coppia con J.J. Watt renderà la difesa dei Texans una delle più terrificanti per i prossimi anni. Alla numero due, i Rams hanno puntato sulla solidità e l’esplosività di Greg Robinson, colmando un primario bisogno in linea offensiva, e alle tre i Jaguars hanno scelto il miglior quarterback del lotto, quel Blake Bortles che garantirà loro un futuro solido in cabina di regia. La prima sorpresa è arrivata con la chiamata numero 4, quando i Bills hanno preso in mano il telefono e imbastito un trade coi Browns per salire di 5 posizioni e prendersi il fenomeno Sammy Watkins, autentico game changer e destinato a diventare il target preferito di E.J. Manuel. I Raiders, dopo una free-agency assurda, hanno potuto consolarsi pescando Khalil Mack alla cinque, mentre Falcons e Buccaneers hanno rispettato pienamente le previsioni scegliendo rispettivamente Jake Matthews e Mike Evans. Con la scelta numero 8, ottenuta dalla trade con i Bills e da lo scambio di una posizione coi Vikings, i Browns hanno sorpreso un po’ tutti prendendo Justin Gilbert, talentuosissimo cornerback con ottime ball skills che insieme a Joe Haden formerà una coppia davvero intrigante. I Vikings, seguendo la mentalità difensiva del loro coach Nov Turner, hanno aggiunto alla loro difesa il diamante grezzo Anthony Barr, un pezzo pregiato a cui sarà richiesto un grande lavoro per rendere i Vikings una contender nella fredda NFC North. Alla 10 un’altra sorpresa, i Lions aggiungono un altro elemento in attacco del calibro di Eric Ebron (ora Matthew Stafford non avrà più scuse con Calvin Johnson, Reggie Bush, Golden Tate e il suo nuovo tight end), ma rimangono ancora sguarniti nel secondario. 



I Titans spiazzano un po’ tutti aggiungendo Taylor Lewan, offensive tackle aggressivo ed energico, ma che gioca nella medesima posizione del recente acquisto Michael Oher. I Rams sfruttano al meglio la loro seconda pick al primo round scegliendo Aaron Donald, rendendo così la loro linea difensiva un concentrato di forza, energia ed atletismo che li farà competere nella difficilissima NFC West. I Giants credono chiaramente che Eli Manning possa condurli ad un altro titolo e lo accontentano regalandogli Odell Beckham, ricevitore che sul profondo sarà una spina nel fianco per molte difese. I Bears azzardano alla 15 con un need non primario come il cornerback e scelgono Kyle Fuller, futuro sostituto di Charles Tillman e, per ora, schierabile nello slot. Gli Steelers, con la chiamata numero 15, portano a casa un giocatore solido e senza fronzoli come Ryan Shazier, il processo di ricostruzione della difesa sta procedendo a gonfie vele. Cowboys desiderano costruire una linea offensiva insuperabile e, per il secondo anno consecutivo, pescano un lineman: Zack Martin, l’uomo giusto per solidificare il reparto sia sulla destra sia internamente. Ozzie Newsome, per i Ravens, pesca dalla sua alma mater Alabama C.J. Mosley, leader difensivo che sarà il cardine della futura difesa dei nero-viola e giocatore affidabile dentro e fuori dal campo. I Jets regalano a coach Rex Ryan un pezzo pregiato come Calvin Pryor, hitter pauroso che renderà la difesa dei Jets ancora più competitiva. I Dolphins vivono un draft sfortunato, con i loro obbiettivi primari off the board, e sono costretti a ripiegare su Ja’Wuan James, tackle di secondo piano. Alla 20 si verifica la seconda trade di giornata, coi Saints che salgono 7 posizioni per selezionare Brandin Cooks.


Alla 21 i Packers, quasi inaspettatamente, si ritrovano “HaHa” Clinton-Dix, la safety ideale da affiancare a Morgan Burnett. Alla 22 i Browns chiamano gli Eagles per salire a prendere il loro nuovo uomo franchigia: il chiacchieratissimo Johnny Football Manziel ed in poche ore l’attenzione su di loro è quadruplicata. Mossa assurda dei Chiefs, con la pick 23, che non prendono un offensive lineman, ma il defensive end Dee Ford, pur avendo già in squadra Justin Houston e Tamba Hali. I Bengals seguono il trend attuale della lega che vede protagonisti i cornerback e con la 24 portano a Cincinnati Darqueze Dennard. Alla 25 i Chargers allungano il secondario con Jason Verrett e poiché devono affrontare due volte a stagione i Broncos, è una scelta decisamente intelligente. Alla 26 si verifica la mossa più assurda del primo giro: gli Eagles selezionano Marcus Smith, un giocatore utile, ma chiaramente da secondo giorno e con Kony Ealy, Kyle Von Noy e tanti altri ancora in giro è una pick difficilmente comprensibile. I Cardinals, con la 27 ottenuta dai Saints, investono sulla difesa e scelgono Deone Bucannon, mentre i Panthers alla 28 seguono la strada inversa e rafforzano l’attacco con Kelvin Benjamin. 


Alla 29 Bill Belichick piazza la zampata e sceglie Dominique Easley, giocatore che viene da due infortuni alle ginocchia, ma che è potenzialmente un difensore terrificante. Altra sorpresa alla 30, con i 49ers che prendono Jimmie Ward, talento da affiancare ad Eric Reid per costruire una coppia di safety destinata ad avere un impatto notevole nei prossimi anni. I Broncos proseguono nella loro strada di rafforzamento della difesa e chiamano Bradley Roby, cornerback fisico e dotato di ottima visione. Alla 32 mossa sapiente dei Seahawks che, consci di poter arrivare al loro uomo preferito, optano per uscire dal primo round e cedono la scelta ai Vikings che prendono il discusso Teddy Bridgewater. 


È stato un primo round intenso e avvincente, in cui salta subito all’occhio come i ruoli più richiesti siano wide receiver (5) e cornerback (5). Continua anche la tradizione di offensive tackle scelti al primo giro (5), ma, al contrario dello scorso anno, non sono state scelte guardie. Solo 2 i defensive lineman scelti, mentre 5 sono stati gli edge rusher. Pochi si sarebbero aspettati 4 safety tra le prime 32 chiamate, ma il crescente bisogno di coprirsi in una pass happy league rende necessario avere le contromisure adatte. La posizione più chiacchierata del football, il quarterback, è stata solo relativamente protagonista; a parte Bortles alla 3, Manziel e Bridgewater sono stati scelti tardi, rispettivamente alla 22 e 32. Come da previsione poi nessun running back è finito al primo giro.  Ora non ci resta che aspettare i prossimi giri, con un secondo round infuocato ed un terzo pieno di sorprese.

domenica 4 maggio 2014

TOP & (FLOP) DELLA STAGIONE NFL : SEATTLE SEAHAWKS

Si dice certe volte che gli ultimi saranno i primi e, in questo caso, gli ultimi sono i primi. Conclusione migliore non può esserci, per questo percorso tra i migliori e i peggiori della più recente stagione NFL, se non una che riguardi i vincitori, i campioni, i Seattle Seahawks. Semplicemente perfetti, sotto ogni punto di vista. Sempre in testa alla loro Division e Conference prima, sempre pronti a vincere nei playoff poi. Fino al meraviglioso Super Bowl di New York e al trionfo, senza appello, sui Broncos.


Partiamo da colui che ha preso in mano, in maniera perfetta, le redini dell'attacco. Russell Wilson, in regular season, non ha lanciato molto (257 palloni), ma è stato precisissimo (63.1%). Non ha macinato yard in maniera dirompente (3.357 totali, 192.8 a partita), ma ha un rapporto touchdown pass (26) su intercetti (9) straordinario. Il 101.2 di quarterback rating medio non può che esaltarne le doti di passatore attento, razionale e senza sbavature. Niente male nemmeno le sue statistiche su corsa: in 96 attacchi, Wilson ha raccolto ben 539 yard (5.6 di media), con quattro giocate da oltre 20 yard e un touchdown. I dati sono rimasti praticamente invariati in una post-season trionfale per lui e i Seahawks. In tre partite ha completato 43 passaggi su 68 tentati (63.2%) per 572 yard (190.7 di media), con tre touchdown pass e senza intercetti, per un totale di 101.6 di quarterback rating. E, ovviamente, con un anello in più al dito.

Il gioco di corse di Seattle in stagione è stata straordinario e molto del merito deve essere attribuito a Marshawn Lynch. Il runningback dei Falchi Marini ha corso per 301 attacchi e 1.257 yard (4.2 a giocata). Se sembrano poche le sole sei giocate da oltre 20 yard, la bellezza di 12 touchdown messi a segno è un dato eclatante. La spinta di Lynch si è fatta sentire anche in post-season. Nella gara contro i Saints, in 28 attacchi, sono arrivate ben 140 yard (5 di media) e due touchdown, decisivi per raggiungere il Championship. Contro i Niners the Beast si è superato, andando ancora oltre le 100 yard, primo a riuscirci in stagione contro San Francisco, e regalando un'altra segnatura fondamentale per raggiungere il Super Bowl. Nella strepitosa vittoria su Denver, Lynch è rimasto in ombra per lunghi tratti del match, ma ha comunque messo a segno l'ennesimo touchdown stagionale. Detto delle grandi prestazioni di Wilson, Seattle ha chiuso con 136.8 yard a partita su corsa, quarta assoluta nel dato, con 14 touchdown e soli 6 fumble.

I problemi per i Seahawks nella prossima stagione potrebbero sorgere in sede di ricezione. Golden Tate, leader stagionale con 64 ricezioni per 898 yard (14 di media) e 5 touchdown, è volato a Detroit e ha lasciato un vuoto ancora da colmare nell'attacco di Seattle. Tra Doug Baldwin, Zach Miller e Jermaine Kearse i risultati non sono stati eccellenti in termini di yard (1.511 complessive), ma in tre hanno collezionato solo 62 drop, guadagnando 14.3 yard di media per ogni ricezione e mettendo insieme ben 14 touchdown. Wilson sa come trovare i suoi ricevitori alla perfezione, anche qualcuno la palla scotta. I Seahawks, nonostante quelle che sembrano scarne statistiche offensive, hanno segnato un totale di 417 punti, 26.1 a partita, lasciando alla loro fenomenale difesa un compito meno arduo da portare a termine. Il miglior receiver in post-season è stato Baldwin: tra Niners e Broncos ha ricevuto 11 passaggi su 12 di cui era il target per 172 yard con un touchdown, risultando il più prolifico in entrambe le sfide.


Il vero punto di forza, la vera perla di questa stagione dei Falchi Marini è stata la sua difesa. Meritano di essere citati tutti i dati principali di questa cavalcata straordinaria. In stagione regolare Seattle ha subito solamente 231 punti, 14.4 a partita, concedendo la miseria di 273.6 yard a partita agli attacchi avversari, di cui sole 4.4 di media a giocata. La difesa sui passaggi, grazie soprattutto alla spaventosa Legion of Boom, ha lasciato 2.752 yard totali in regular season, 172 a partita e 5.8 a giocata, unica sotto le 3.000 complessive. A fronte di 16 touchdown subiti, il minimo in NFL, sono stati ben 28 gli intercetti, neanche a dirlo il massimo tra tutte le formazioni. C'è bisogno di dire che le 30 giocate concesse da oltre 20 yard e le sole 3 da oltre 40 sono il dato migliore tra le 32 squadre in NFL? La difesa sulle corse avversarie è stata meno efficiente, fermandosi al settimo posto complessivo per numero di yard subite (1.626, 101.6 a partita). La media per giocata è stata ottima (3.9), così come eccellente il numero di touchdown concessi (4) e di fumble forzati (7). Sono stati 44 i sack totali, di cui due portanti a una safety, 1.042 i tackle e 113 i pass deflected. Nei playoff le statistiche sono sostanzialmente rimaste su questi livelli: 40 punti subiti (13.3 di media), 230 tackle, 4 sack, 23 pass deflected, 4 intercetti, di cui uno riportato in touchdown da Malcom Smith nel Super Bowl che l'ha eletto most valuable player, 7 fumble forzati e ben 4 recuperati.

Dopo aver elogiato il collettivo della retroguardia, passiamo alle fantastiche individualità. Partiamo dalla tanto famigerata Legion Of Boom: Byron Maxwell ha messo insieme 28 tackle (23+5), 12 pass deflected e 4 intercetti, aggiungendo sostanza anche nei playoff; Richard Sherman ha raccolto 48 tackle (38+10), 16 pass deflected e la bellezza di 8 intercetti per 125 yard di guadagno e un touchdown in regular season, mentre in PS le sue statistiche non sono state altissime, ma il cornerback ha raggiunto comunque l'eccellenza assoluta, togliendo il pallone dalle mani di Michael Crabtree in end zone nell'azione decisiva che ha spedito i Seahawks al Super Bowl; Earl Thomas non è stato assolutamente da meno con 105 tackle (78+27), 9 pass deflected e 5 intercetti, cui ha aggiunto 24 tackle e 3 pass deflected in post-season; Kam Chancellor, se in stagione regolare ha messo insieme numeri già di per sé ottimi, con 99 tackle (65+34), 6 pass deflected e 3 intercetti per 78 yard di guadagno, nei playoff è stato letteralmente mostruoso, portando 35 tackle, 6 pass deflected e 2 intercetti agli attacchi avversari. Numeri davvero impressionanti.

Fra gli altri della difesa ricordiamo Bobby Wagner, leader dei tackle con 120 (72+48), cui ha aggiunto 5 sack, 7 pass deflected e 2 intercetti, Malcom Smith, dagli ottimi numeri in regular season, ma soprattutto MVP del Super Bowl, grazie ai 10 tackle portati all'attacco più prestante della Lega, uniti a un intercetto riportato in touchdown per 69 yard e a un fumble recuperato in una delle fasi decisive del match. Altri due elementi fantastici sono stati Michael Bennett, leader in termini di sack (8.5) e Cliff Avril, altro difensore incredibile da 8 sack, 4 pass deflected e 5 fumble forzati. Sarebbero da citare tutti, però, visto l'impatto decisivo sulla stagione del trionfo Seahawks. Stagione che comincia con quattro vittorie consecutive, una di misura sui Panthers, una netta e inequivocabile sui Niners, una di minor calibro contro i Jaguars e una in decisa rimonta contro i Texans. Arriva poi la sconfitta contro i Colts, che mette Seattle nella condizione di non poter più sbagliare, in una Division combattuta come la NFC West, in cui San Francisco e Arizona scalpitavano per tornare in auge dopo un difficile inizio.


Le successive sette partite sono sette perle che Seattle si regala per ipotecare non solo la vetta divisionale, ma anche quella dell'intera NFC. Titans, Cardinals, Rams, Buccaneers, Falcons, Vikings e Saints non possono nulla di fronte allo strapotere difensivo e all'efficienza offensiva dei Seahawks, straordinari in ogni aspetto del loro gioco. Negli ultimi quattro match arrivano due vittorie, su Giants e Rams, e due sconfitte, contro Niners e Cardinals, a rendere il record più umano (13-3) e a insinuare qualche piccolo dubbio su un possibile dominio anche nei playoff. Tutti si aspettano un Super Bowl che metta di fronte la miglior difesa, quella dei Falchi Marini, e il miglior attacco, quello dei Broncos, ma prima ci sono il Divisional e il Championship da superare. Niente paura, però, perché i Saints vengono superati dal Beast Mode di Seattle, mentre i Niners vengono distrutti dalla perfetta Legion of Boom. Manca solo il Super Bowl, proprio contro Denver, per diventare campioni.


Il risultato finale, 43-8 per Seattle, esprime al meglio la differenza vista in campo. Si dice che la difesa è il miglior attacco, ma nessuno si aspettava che i Seahawks potessero dominare a tal punto la sfida contro Peyton Manning e compagni. Viste le proporzioni del successo, ci si chiede dunque se inizierà una dinastia Seahawks. La perdita di pedine importanti come Walter Thurmond, Red Bryant, Chris Clemons e Breno Giacomini, oltre che del già citato Golden Tate, ha liberato spazio salariale per poter rifirmare il duo Sherman – Thomas il prossimo anno, ma rischia di lasciare dei vuoti molto pesanti sul roster di Seattle. Il Draft dovrà servire a colmarli al meglio, se non si vuole essere scavalcati. Seattle rimane comunque tra le favorite. E, per ora, si può godere un trionfo che la consacra nell'olimpo dei campioni.

venerdì 25 aprile 2014

(TOP) & FLOP DELLA STAGIONE NFL : NEW YORK GIANTS

Sono passati solo due anni e poco più da quando Eli Manning e i suoi Giants alzavano al cielo il quarto Vince Lombardi della loro storia, il secondo consecutivo in faccia ai favoriti Patriots. Il quarterback era sul tetto del mondo e si era appena aggiudicato il suo secondo trofeo di MVP del Super Bowl in carriera. Tutto sembra così distante da allora, New York si è infilata in un tunnel oscuro da cui deve uscire al più presto se vuole tornare a vincere.


La stagione di Eli è stata disastrosa, la peggiore da quando è nella Lega. Solamente 317 completi su 551 tentati (57.5%) per 3.818 yards, 6.9 a giocata e 221.1 a partita, con 18 touchdown pass e la “bellezza” di 27 intercetti, corrispondenti al 4.9% delle sue giocate. Il quarterback rating medio dice 69.4, davvero troppo poco, se lo si unisce a ben cinque performance con almeno tre intercetti. Le prime sei partite sono state un calvario e Manning ha raccolto qui la maggior parte delle sue prestazioni negative, concludendo con il 53.7% di completi, ma soprattutto 9 TD pass e ben 14 intercetti. Non è un caso che i Giants abbiano raccolto sei sconfitte consecutive proprio ad inizio stagione. Aggiungiamo le due partite contro Chargers e Seahawks, perse, non a caso, visto che il quarterback ha raccolto un solo TD pass a fronte di 7 intercetti nelle due sfide, e avremo una metà di stagione giocata ai minimi in carriera. Manning, però, nella restante metà dell'anno ha giocato bene ed infatti New York ha raccolto sette vittorie e una sola sconfitta non appena è stata guidata con saggezza e buoni lanci.

Tutta colpa di Manning dunque? Assolutamente no. Il gioco di corse dei Giants è stato tra gli ultimissimi della Lega, sia per numero di yard (1.332 di cui 3.5 a giocata e 83.2 a partita), che per numero di touchdown (11) se visti in rapporto ai fumble (12). Solo quattro sono state le giocate su corsa oltre le 20 yard di guadagno, una sola oltre le 40. Tra Andre Brown, Peyton Hillis, Brandon Jacobs e David Wilson, i quattro runningback impiegati con più regolarità dai Giants, in 314 attacchi sono state raccolte la miseria di 1.123 yard, quando il solo LeSean McCoy, con lo stesso numero di corse, ne ha raccolte quasi 500 in più. I dieci touchdown sono un buon dato, ma se a essi i quattro aggiungono sette fumble, di cui sei persi, il tutto assume una valenza meno significativa. Resta la speranza di veder crescere ancora Jerrel Jerningan, che però di mestiere prima di tutto fa il receiver, e che Rashad Jennings, acquisito in free agency dai Raiders, sappia fare un buon lavoro per ridare linfa al gioco di corse dei Giants.

Il parco receiver non è stato all'altezza. Il solo Victor Cruz ha ricevuto con regolarità (73 ricezioni su 123 di cui era il target) e ha raccolto 998 yard (13.7 di media) con quattro touchdown e 71.3 yard a partita. Hakeem Nicks, per quanto abbia portato a casa 56 ricezioni e 896 yard (16 di media), con quattordici giocate oltre le 20 yard, ha deluso le attese, è sembrato svogliato, impreciso e non ha festeggiato alcun touchdown. Non è un caso che sia volato alla corte dei Colts in free agency per cambiare aria. La sorpresa assoluta è stata Rueben Randle. Il receiver, al secondo anno da LSU, ha ricevuto 41 passaggi per 611 yard (14.9 di media), mettendo a segno ben sedici giocate oltre le 20 yard e la bellezza di sei touchdown, leader di squadra nel dato. Come detto, ci si aspetterà molto da Jerningan il prossimo anno, mentre al Draft sarà obbligatorio l'innesto di un tight-end, per sostituire e, possibilmente, migliorare quando fatto da Brandon Myers. Servirà inoltre puntellare, oltre quanto è stato ben fatto in free agency, la linea offensiva, vero tendine d'Achille per questi Giants, con Manning assaltato da ogni parte dai rusher avversari.


La difesa, che è sempre stata uno dei punti di forza dei Giganti, non ha brillato secondo i suoi standard. Per quanto riguarda la protezione sui lanci avversari non è andata affatto male, con la retroguardia di New York decima a quota 3.573 yard subite, di cui 223.3 a partita e 6.3 a giocata. Abbastanza alto la percentuale di completi concessi (60.1%), così come non è stato eccellente il rapporto tra touchdown lasciati festeggiare agli avversari (21) e numero di intercetti (17). Nella media è stata anche la difesa sulle corse avversarie. 1.743 le yard lasciate in totale ai runningback opposti (108.9 a partita, 3.8 a giocata), con dodici touchdown subiti e sei fumble forzati. Sono mancati molto i sack portati ai quarterback avversari (34), dato in cui i Giants non vanno oltre il venticinquesimo posto nella Lega. Il numero degli intercetti e, soprattutto, dei tackle (1.167) invece è ottimo e New York si guadagna una posizione tra le primissime difese. Il problema fondamentale dei Giganti è stato segnare troppo poco (294 punti, 18.4 a partita), a fronte di quanto si è subito (383 punti, 23.9 a partita). La difesa è stata potenziata da numerosi arrivi di assoluto valore in free agency, soprattutto sul profondo, e ci si aspetta diventi una cassaforte difficilmente scalfibile per qualsiasi attacco in NFL.

La bellezza di quindici giocatori hanno portato a buon fine più di 40 tackle, ma nessuno ha superato la soglia dei 100, un dato incredibile per misurare la compattezza della retroguardia dei Giants. Tra i migliori si è segnalato inequivocabilmente Antrel Rolle, a quota 98 tackle, 2 sack, ma soprattutto 12 pass deflected e 6 intercetti, con anche un fumble recuperato. Anche Prince Amukamara ha vissuto un'ottima annata: 85 tackle, 14 pass deflected, un intercetto e due fumble forzati. Chi mancherà moltissimo la prossima stagione sarà Justin Tuck, volato a Oakland, che ha messo a segno 11 sack, un intercetto e due fumble forzati nella scorsa stagione. Jason Pierre-Paul e Cullen Jenkins, due dei punti di forza della retroguardia dei Giants, hanno parzialmente deluso le attese e sono attesi a una stagione di rilancio non appena si tornerà a giocare.

Che dire sulla regular season vissuta da New York? Si apre con l'incredibile sconfitta nel derby contro i Cowboys, in cui i Giants lasciano ben cinque palle perse in più rispetto agli avversari, ma al termine il punteggio è sotto di sole cinque lunghezze, a dimostrazione che sarebbe bastato un turnover in meno per aggiudicarsi l'incontro. Arriva poi una “buona” sconfitta nel Manning Bowl, una tragica batosta dai Panthers, un'altra brutta sconfitta contro i Chiefs e gli ennesimi due KO consecutivi contro Eagles e Bears. Sei sconfitte consecutive ad inizio stagione sono qualcosa di tanto insolito quanto mortificante ed infatti la squadra della Grande Mela si proietta già col pensiero alla prossima stagione, sicura di essere fuori da ogni gioco per i playoff.


Le quattro partite successive sono un'escalation di emozioni e bel gioco, tanto che i Giganti le vincono tutte, a fronte di team modesti come Vikings e Raiders, tanto quanto contro squadre che arriveranno ai playoff, quali Eagles e Packers. Arriva poi il secondo scontro diretto con Dallas, che può risultare decisivo per sperare in un'utopica rincorsa alla post-season. New York ne esce, però, sconfitta nuovamente e abbandona ogni speranza di non concludere anzitempo la sua stagione. La vittoria contro i Redskins fa da preludio alle due pesanti sconfitte contro Chargers e Seahawks. Le sedici partite di questa triste annata per i Giants si chiudono con due vittorie, una in overtime contro i Lions, e una contro Washington.


Al Draft, molto probabilmente, la prima scelta andrà per il fortissimo defensive tackle Aaron Donald, in grado di completare al meglio una difesa da urlo. In attacco le defezioni sono ancora troppe e serviranno almeno un paio di innesti tra wide receiver e tight-end. Sperando che Eli Manning riprenda ad essere quel quarterback straordinario e decisivo a cui New York era abituata. D'altronde, si sa, ai Giants basta arrivare ai playoff. Le imprese in post-season, poi, non sono mai state un problema.

lunedì 21 aprile 2014

TOP & (FLOP) DELLA STAGIONE NFL : PHILADELPHIA EAGLES

Partiamo dalla fine. Partiamo da quel field goal di Shayne Graham, allo scadere del Wild Card Game contro i Saints, che consente a New Orleans di volare al Divisional e che spedisce gli Eagles a casa prematuramente. Nick Foles sfodera l'ennesima prestazione solida e senza sbavature, trovando in Riley Cooper e Zach Ertz degli ottimi compagni per un paio di touchdown. Philadelphia, però, viene colpita al cuore proprio dove era abituata ad essere la regina incontrastata, ovvero sul gioco di corse. Alla fine produrrà sole 80 yard di guadagno e un touchdown con LeSean McCoy, ma subendone ben 185 in 36 attacchi, divise tra cinque diversi giocatori. Su tutti la parte del leone la fa Mark Ingram, che si regala un touchdown, ma, soprattutto, tanti primi down, tante azioni nella metà campo avversaria, che producono ben quattro field goal per i Saints. I dodici punti derivanti dai piazzati di Graham sono decisivi ai fini del risultato e, come abbiamo visto, della vittoria.


Torniamo un attimo indietro adesso. Il vero protagonista della stagione degli Eagles è l'uomo che non ti aspetti, la scelta numero 88 del Draft di tre stagioni fa: Nick Foles, passato da perfetto sconosciuto a uomo dei record. La sua annata comincia con cinque lanci tra Chargers e Broncos, ancora da back-up di Michael Vick, e prosegue da titolare in un salendo di prestazioni straordinario, culminato con la partita da 22/28 per 406 yard e 7 passaggi da touchdown contro i Raiders. Alla fine, parlano le statistiche per lui: 203 lanci completati su 317 tentati (64%) per 2.891 yard, con 27 TD pass (8.5% dei passaggi) e soli 2 intercetti (0.6%), per un mostruoso totale di 119.2 di quarterback rating medio. Estendendo ipoteticamente i dati dalle undici partite giocate da titolare alle sedici canoniche di una stagione, si otterrebbero 4.205 yard e 40 TD pass, numeri assurdi per chi, di fatto, ha esordito quest'anno nel mondo NFL. Anche i suoi dati palla alla mano non sono da sottovalutare: 57 attacchi per 221 yard (3.9 di media) e tre touchdown.

E Michael Vick? Passato in free agency ai Jets, l'esperto quarterback non aveva iniziato male la stagione. Tra l'esordio vincente contro i Redskins ed il successivo KO di misura contro i Chargers aveva collezionato due ottime prestazioni, oltre quota 100 di quarterback rating, ma è stato letteralmente schiacciato, oltre che dai soliti problemi fisici, dallo strepitoso Foles. Dopo le deludenti uscite contro Chiefs e Broncos, Vick collezionerà solamente altri tredici passaggi, messi insieme tra le due sfide contro i Giants, e nulla più. Al termine saranno solamente 77 i suoi passaggi completati su 141 tentati (54.6%) per 1.215 yard con 5 TD pass e 3 intercetti, per un totale di 86.4 di quarterback rating medio. Fatturato più che modesto nella sua brevità, ma lontanissimo da quello del compagno di ruolo. Da sottolineare un ottimo risultato in termini di corse, che farà molto comodo alla sua nuova squadra: 36 attacchi per 306 yard (8.5 di media) e due touchdown.

D'altronde gli Eagles sono stati i primi assoluti in termini di running-game, avendo completato 500 attacchi per ben 2.566 yard (5.1 di media). Il parziale di 160.4 yard di media a partita è spaventoso, soprattutto se adornato da 19 touchdown e soli cinque fumble. Ben diciannove le giocate da oltre 20 yard, cinque quelle oltre le 40 di guadagno. Sovrano delle corse, tanto di Philadelphia quanto della Lega, è stato LeSean McCoy, con 314 attacchi per 1.607 yard (5.1 di media) e nove touchdown, da aggiungere ai due ottenuti su passaggio. Sono oltre 500 le yard guadagnate da receiver per McCoy, a completare una stagione da assoluto protagonista. Altro primo attore dell'annata degli Eagles è stato DeSean Jackson. Il receiver, di recente passato ai Redskins, ha controllato la bellezza di 82 palloni su 126 di cui era il target, per un totale di 1.332 yard (16.2 di media a ricezione, 83.3 a partita). Nove i touchdown anche per lui, con ben venticinque giocate da oltre 20 yard. Niente male anche il rendimento di Riley Cooper, con 47 ricezioni per 835 yard e otto touchdown, oltre che della coppia di tight-end Brent Celek – Zach Ertz, autore di 68 ricezioni complessive per 971 yard e dieci touchdown.

Complessivamente saranno 4.110 le yard guadagnate al lancio dagli Eagles, con la media più alta per ogni tentativo a segno (8.7 yard) e uno dei migliori rapporti tra TD pass e intercetti, 32-9, rovinato soprattutto dallo 0-4 del terzo Qb di riserva, Matt Barkley. Impressionante il dato che indica le giocate oltre le 20 (ben 80) e le 40 (18) yard di guadagno, in cui Philadelphia è prima assoluta. Insomma, il miracolo Foles ha contagiato tutto l'attacco delle Aquile. Altrettanto bene non si può dire della difesa sui lanci avversari, ultima nel complesso: 41.9 gli attacchi subiti a partita per 289.8 yard di media subite dai receiver opposti (7.3 a giocata). Il totale di yard subite è 4.636, anche se sono ben 19 gli intercetti portati, a fronte di 25 touchdown subiti su lancio. La squadra della Pennsylvania è andata malino in termini di sack (37, di cui due safety), ma se si parla di intercetti (19) o di tackle (1.081), non ha affatto sfigurato. Gli Eagles hanno ottime statistiche anche in termini di pass deflected (111), fumble forzati (13) e, soprattutto, recuperati (12).


La retroguardia degli Eagles è stata più attenta sulle corse avversarie, decima nel complessivo. Nonostante siano tanti i 382 punti subiti (23.9 a partita), i danni sono stati ridotti sui 443 attacchi palla alla mano, relegati a sole 1.668 yard subite (3.8 a giocata, 104.2 a partita). Dodici i touchdown accusati su corsa, anche se senza lasciare alcuna giocata da oltre 40 yard e con 15 fumble forzati, di cui nessuno, però, recuperato. La retroguardia, nel complesso, è sembrata rivedibile soprattutto nel Wild Card Game perso contro i Saints, ma le individualità non mancano. In termini di tackle il migliore è stato DeMeco Ryans con 127 (102+25), che ha aggiunto alla causa anche 4 sack, 7 pass deflected e 2 intercetti. Oltre i cento tackle anche Mychal Kendricks (106), anche lui più che modesto in termini di sack (4) e intercetti (3), oltre che per aver forzato due fumble ed averne recuperati ben quattro. Leader in termini di sack è stato Trent Cole a quota otto, mentre in termini di pass deflected e intercetti nessuno ha fatto meglio di Brandon Boykin, rispettivamente con 16 PD e 6 INT, ritornati per un guadagnato complessivo di 136 yard e un touchdown. Manca una pedina sul profondo e una in linea difensiva, ma l'organico è già di per sé ottimo.

Come è finita la stagione già lo abbiamo visto, anche se, almeno dopo le prime partite, le prospettive per gli Eagles erano tutt'altro che rosee. Detto dell'esordio vincente contro Washington e della successiva sconfitta contro San Diego, ecco che arrivano altre due nette sconfitte in fila contro Chiefs e Broncos. Fortuna che Giants e Redskins escono presto dalla contesa per il primo posto della NFC East e che i Cowboys guidano la Division con sole due vittorie ottenute. Dopo un paio di convincenti successi contro team in crisi nera quali New York e Tampa Bay, tutto si complica nuovamente. Un confuso attacco di Philladelphia, lasciando allo sbando dal continuo cambio di quarterback, si inceppa di fronte alle non eccelse difese di Cowboys e Giants (soli dieci punti totali in due partite) e il record crolla a tre vittorie e cinque sconfitte, una gara sotto Dallas a quota 4-4.

Dopo la gara da record di Foles contro i Raiders, che fa ritrovare il successo alle Aquile, coach Chip Kelly non può che dargli fiducia. Mai scelta fu più azzeccata: la squadra della Città dell'amore fraterno vincerà altre quattro partite consecutive contro Packers, Redskins, Cardinals e Lions. Nell'immaginario dei tifosi di Philadelphia rimarrà sempre impressa la vittoria nella neve dei loro beniamini in quel di Detroit, ultima impresa di una lunga serie di ottime prestazioni. Dallas frena contro Saints e Bears e gli Eagles possono operare il sorpasso in testa alla Division. Il team della Pennsylvania cade nella strana partita contro i Vikings, ma i texani perdono a loro volta in una partita assurda contro i Packers e le distanze rimangono invariate. Le Aquile schiacciano letteralmente i Bears (+43) sotto i loro piedi, i Cowboys regolano i Redskins e si arriva all'ultima giornata, che prevede lo scontro diretto tra le due compagini, con Dallas che insegue a una vittoria di distanza, ma con il vantaggio dello scontro diretto vinto in precedenza.



Foles si regala l'ennesima prestazione da sogno e da 124.4 di quarterback rating. Anche i Cowboys vengono sconfitti e devono restare fuori dai playoff. Il record finale degli Eagles dice dieci vittorie e sei sconfitte, il record con il quarterback da Arizona titolare assoluto parla di dieci vittorie e una sola sconfitta. Tutto si è interrotto con il field goal di Graham, ma è pronto a ricominciare il prossimo anno, con ancor più consapevolezza e voglia di vincere. Se tutto il buono visto la scorsa stagione si confermerà tale e si faranno i giusti innesti al Draft, sarà difficile fermare questi Eagles, pronti a volare altissimo sopra i cieli NFL.

lunedì 14 aprile 2014

(TOP) & FLOP DELLA STAGIONE NFL : HOUSTON TEXANS

La stagione da sogno vissuta dai Texans due anni or sono aveva spinto Adam Schein, uno dei numerosi analisti NFL, ad affermare che Houston era pronta a raggiungere il Super Bowl. Lasciando perdere la sciagurata previsione, che prevedeva anche i Falcons in una finale quanto mai lontana dall'essere reale, la squadra di Gary Kubiak ha buttato al vento tutti i progressi ottenuti nella precedente e miglior stagione della sua breve storia, fatta di ben dodici vittorie e sole quattro sconfitte, di una vittoria nel Wild Card Game contro i Bengals e della successiva sconfitta contro i Patriots nel Divisional. Quest'anno i Texans sono stati, senza troppi giri di parole, anche se con qualche attenuante, la peggior squadra di tutta la NFL.


Partiamo da uno degli anelli deboli, o forse il vero e proprio tendine d'Achille, di questa squadra: il quarterback. Matt Schaub, che per altro in offseason è volato ad Oakland tra le fila dei Raiders, non aveva iniziato male la stagione, anzi aveva trascinato la squadra nel successo all'esordio contro i Chargers, in una gara da 110 di quarterback rating. Escludendo il successo in overtime sui Titans, secondo e ultimo della stagione dei Texans, è dalla trasferta di Baltimora che il disastro ha avuto inizio. Contro Ravens, Seahawks, Niners e Rams, contro cui sono arrivate solo sconfitte, Schaub ha chiuso con numeri più che deludenti: 90/140 per 908 yard con 2 TD pass e 6 intercetti. Errori grossolani, indecisioni continue e i continui insuccessi, hanno convinto Kubiak a puntare sul rookie Case Keenum. Le prime tre da titolare sono state, per lui, da sogno: 57/102 per 822 yard con 7 TD pass e senza intercetti. Peccato solo che le arcigne difese di Chiefs e Cardinals, la connection infuocata tra Andrew Luck e T.Y. Hilton e l'infortunio di Arian Foster non regalino gioie ai Texans, costretti a subire altre tre sconfitte.

Nelle ultime gare stagionali contro Raiders, Jaguars due volte, Patriots, Colts, Broncos e Titans i due quarterback si sono alternati senza successo e con un rendimento francamente imbarazzante, tanto che nessuno dei due ha superato quota 75 di quarterback rating al termine dei match giocati. Schaub ha giocato nelle sconfitte contro Oakland, la seconda contro Jacksonville, Denver e Tennessee, completando la miseria di 69 passaggi su ben 125 tentati, per 759 con 2 TD pass e 5 intercetti. Keenum non ha fatto molto meglio, anzi. Nei KO contro Oakland, nele due perse contro Jacksonville e contro New England e Indianapolis ha completato 80 passaggi complessivi su 151 tentati, per 938 yard con 2 TD pass e 6 intercetti. Non è difficile immaginare come sia terminata la stagione di Houston. Certo, non è solamente colpa dei due quarterback dalle alterne (s)fortune, ma Schaub ha lasciato per strada il suo ruolo di leader dell'attacco dei Texans, mentre Keenum, dopo aver iniziato alla grande, ha perso fiducia nei propri mezzi e si è lasciato andare alla terrificante situazione che lui e i suoi compagni stavano vivendo. Il record di 12-4 è crollato a 2-14, il peggiore di questa stagione NFL.

Il gioco di corse dei Texans è stato fortemente debilitato dall'infortunio al tendine del ginocchio occorso a Foster contro i Chiefs, che lo ha costretto ai box per il resto della stagione. In poco più di sei partite, il runningback aveva portato il pallone per 121 attacchi e un totale di 542 yard (4.5 di media) con un touchdown, oltre ad aver ricevuto 22 volte per 183 yard e un secondo touchdown. Ben Tate, che ha lasciato Houston per accasarsi ai Browns in free agency, ha dato il massimo e ha stupito per continuità ed efficienza al posto di Foster. A fine stagione per lui sono arrivate 181 portate per 771 yard (4.3 di media) con quattro touchdown, di cui tre in una splendida partita contro i Patriots. Dovrà migliorare, però, sui fumble, ben cinque nel computo totale. Al termine l'apporto del running-game dei Texans è stato il ventesimo in termini di yard a partita (108.9), dato che scende al penultimo posto se si analizzano i touchdown festeggiati (7).


Chi ha stupito di più tra i receiver è stato il rookie DeAndre Hopkins che ha ricevuto 52 passaggi per 802 yard (15.4 di media), portando due touchdown e dodici giocate oltre le 20 yard alla sua prima stagione nella Lega. Non male, considerato chi si è ritrovato come quarterback. Leader tra i ricevitori è stato il solito Andre Johnson, con 109 ricezioni per 1.407 yard (12.9 di media), che ha giocato in maniera ottima quanto, però, incostante, alternando partite strepitose ad altre davvero sotto tono. È comunque stato il migliore in termini di touchdown (5) del team di Houston. Non una grande impresa. Benché il gioco di passaggi dei Texans si situi al quindicesimo posto per yard a partita (238.3), il totale dei punti segnati dalla squadra è il secondo più basso di tutta la Lega (276), così come lo è, ovviamente, il numero di punti segnati a partita, la miseria di 17.2. Tra i peggiori è anche il rapporto tra touchdown segnati (19) e intercetti subiti (22). Insomma, l'attacco, salvo qualche eccezione, è bocciato senza appello.

Non che la difesa abbia fatto molto meglio. Se volete rifarvi gli occhi, vi conviene osservare soltanto la stagione di J.J. Watt e Johnathan Joseph: il primo ha messo a segno 80 tackle (65+15), con 10.5 sack per 71 yard di perdita avversaria, 7 pass deflected, quattro fumble forzati, di cui due recuperati, e due calci bloccati; il secondo è andato per 47 tackle (44+3), 16 pass deflected e 3 intercetti per 64 yard di guadagno. I Texans sono settimi per minor numero di yard concesse a partita (317.6), ma la situazione peggiora se si analizza la media di yard lasciata ad ogni giocata (5.2). Houston è poi tra le ultimissime se si analizzano i punti subiti di media per ogni gara (26.8) e in totale (428).

La difesa sui passaggi è stata egregia, lasciando sole 3.123 yard ai 287 attacchi avversari, costringendo i quarterback opposti a fermarsi ad un modesto 59.3% di completi. I Texans sono stati una delle sole tre difese, insieme a Seahawks e Saints, a concedere meno di 200 yard su lancio a partita. Incredibilmente, però, il rapporto tra touchdown subiti (29) e intercetti portati (7) è tra i peggiori della Lega e questo dato è alla base dei tantissimi punti subiti dalla retroguardia di Houston, oltre che del peggior dato in NFL in termini di intercetti. Altrettanto bene, poi, non si può dire della difesa sulle corse avversarie, ventitreesima per yard concesse, ben 1.958 (122.4 a partita, 4.3 a giocata), oltre ad aver lasciato altri 11 touchdown ai runningback avversari, seppur con sette fumble forzati. Nonostante il sempre temibililissimo Watt, la difesa dei Texans ha portato solo 32 sack ai quarterback a lei opposti, terz'ultima nella Lega nel dato. Solo quattro squadre hanno fatto peggio in termini di tackle e Houston è rimasta sotto la soglia dei 1.000 totali (986).


Il disastro completo di questa stagione ha portato al licenziamento dell'head coach, sostituito da Bill O'Brien, alla sua prima esperienza da capo-allenatore in NFL, dopo l'esperienza a Penn State dello scorso anno. Il roster dei Texans certo non è tra i peggiori della Lega, anzi, e con la possibilità di usufruire della prima scelta quest'anno, in un Draft così ricco, si potrà far festa anche nei round successivi al primo. Il dubbio tra Jadaweon Clowney e Blake Bortles per la prima assoluta resta ed è fortissimo. La coppia Watt-Clowney potrebbe diventare un incubo per ogni attacco avversario, ma Houston ha assoluto bisogno di un quarterback che possa subito essere decisivo. È anche vero, però, che si potrebbe aspettare di sceglierne uno al secondo giro, data la profondità di scelte di qualità. La difesa resta poi da puntellare sul profondo, ma ci sarà modo di farlo in questo Draft.


E la considerazione, semplice ed immediata, sulla prossima stagione dei Texans è una sola: peggio dello scorso anno, davvero, non può andare.

giovedì 10 aprile 2014

THE NEW START OF STEELERS


Da due stagioni consecutive gli Steelers continuano a rimanere fuori dai playoff. A differenza della passata regular season però, il record 8-8 raggiunto dai ragazzi di Mike Tomlin è sembrato il massimo risultato possibile, che fa presagire come il medesimo record ottenuto un anno fa non sia stato solamente un caso. 


I migliori elementi del roster sono ormai logori e l’imminente draft dovrà essere il punto di partenza per rifondare una squadra abituata ai vertici della NFL. La free agency è stata positiva, il poco spazio salariale a disposizione non permetteva grossi investimenti, ma sono comunque arrivati giocatori importanti quali Cam Thomas (NT dai Chargers), Arthur Moats (LB dai Bills), Lance Moore (WR dai Saints) e, soprattutto, Mike Mitchell (FS dai Panthers). Era difficile fare meglio con pochi soldi e contando anche il transition tag di 9 milioni applicato a Jason Worilds, i tifosi giallo-neri possono ritenersi soddisfatti. La perdita maggiore è stata la partenza del defensive tackle Al Woods che, insieme all’addio di Ziggy Hood, crea un vuoto importante nella linea difensiva. Altra perdita importante, ma già preventivata dalla scorsa stagione, è stata Emmanuel Sanders, accasatosi ai Broncos. 

Gli obbiettivi maggiori per maggio sono un cornerback capace di big play nel backfield, un defensive lineman, un wide receiver e un inside linebacker. Procediamo con ordine. Al primo giro, con la chiamata numero 15, il general manager Kevin Colbert vorrà ringiovanire la secondaria e l’oggetto dei desideri sarà Justin Gilbert, il miglior corner in uscita dal college, ma con team come Lions e Rams davanti sarà difficile poterci arrivare, perciò l’obbiettivo numero uno potrebbe essere Darqueze Dennard da Michigan State. L’ex Spartans è un difensore molto fisico, con un carattere battagliero in pieno stile Steelers e con buone mani, sarebbe un perfetto sostituto per il veterano Ike Taylor e formerebbe con Cortez Allen una coppia di corner molto fisica e tosta. Al secondo giro bisognerà trovare un elemento per rinforzare la linea difensiva e Kareem Martin potrebbe essere l’uomo giusto. Il prodotto di North Carolina è ottimo contro le corse e ha uno stile di gioco molto energico, punta più sulla forza che sull’agilità e potrebbe essere produttivo anche in termini di sack. Sopperire alla partenza di Sanders non sarà difficile data la classe di assoluto talento dei wide receiver. Al terzo round potrebbe essere disponibile Martavis Bryant, veloce ricevitore da Clemson bravo anche come kick returner che insieme ad Antonio Brown formerebbe un tandem molto interessante. Con la chiamata al quarto round gli Steelers potrebbero allungare il reparto linebacker aggiungendo Christian Jones dai campioni NCAA di Florida State, un giocatore dotato di grande atletismo e che potrebbe imporsi in futuro come un three down linebacker, inoltre è versatile ed capace di seguire i tight end o i ricevitori anche sul profondo. 


Gli Steelers stanno pagando il lento ricambio generazionale, iniziato dopo la sconfitta al Super Bowl XLV, ma già dalla scorso anno hanno iniziato a ricostruire, aggiungendo dei giovani importanti come Le’Veon Bell, che ha rivitalizzato il running game, o Jarvis Jones. Pittsburgh deve continuare su questa strada, ha uno dei migliori tecnici della NFL, affamato di vittorie come pochi altri, e se continueranno a muoversi bene potranno presto far sentire i loro muscoli d’acciaio a tutta la lega.