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mercoledì 28 maggio 2014

PAGELLE DI STAGIONE - PARTE 1

Terminata la stagione regolare è tempo di pagelle. Qualcuno potrà obiettare che ci sono ancora i playoff da disputare e non sarebbe corretto tirare le somme prima della parte più calda e importante della stagione. La soluzione migliore dunque è quella di pagellare solamente le 8 squadre che non sono approdate ai playoff.


PASTA REGGIA CASERTA: voto 7

Nonostante condivida i 30 punti con Reggio Emilia e Pistoia è la squadra che è rimasta esclusa dai playoff. La stagione dei campani è stata assai positiva dal momento che è rimasta all’interno della zona playoff per interi mesi e per questo l’esclusione dalla post season brucia parecchio. Jeff Brooks è stato il l’uomo in più dei bianconeri che hanno trovato comunque negli altri americani Chris Roberts e Cameron Todd Moore tanti punti importanti. Coach Molin ha svolto un ottimo lavoro probabilmente spremendo al massimo i suoi giocatori.

CIMBERIO VARESE: voto 5

Una squadra che per gran parte della stagione ha vissuto con i problemi dovuti alla costruzione iniziale, sia per quanto riguarda il tecnico che certi giocatori. La Cimberio ha praticamente mancato tutti gli obiettivi stagionali anche se dopo l’arrivo di Banks e la sostituzione di Frates con Bizzozi gioco e clima intorno alla squadra sono sensibilmente migliorati e la possibilità di approdare ai playoff è rimasta viva fino alla penultima partita contro Siena. Dalle stelle di una stagione fa alle stalle di questa: per la prossima si è deciso di ripartire dai giovani e (si spera) da Banks, cambiando anche a livello societario.

UMANA VENEZIA: voto 4,5

Più ricca e più ambiziosa delle suddette squadre è stata tra le più brutte sorprese di stagione: gli sfavillanti acquisti Andre Smith, Donell Taylor e, in ultimo, Sasa Vujacic, non hanno reso quanto sperato da Brugnaro & co., anche se dopo l’arrivo di Markovski le cose sembravano essere migliorate, in un secondo tempo le prestazioni sono calate e, con esse, le vittorie. Se si vorrà investire sulla Reyer i soldi sembrano esserci e la gente appassionata anche. I giovani interessanti in Veneto non sono mai mancati, guardarsi un pochino intorno per tirare fuori qualche prospetto interessante come Akele potrebbe essere una buona base, anche se per fare crescere i ragazzi bisognerà investire su giocatori già maturi cercando di puntare sui profili migliori per la Reyer.


SIDIGAS AVELLINO: voto 4,5

Un allenatore mai dimenticato che torna da vincente, una squadra costruita con criterio e con buoni giocatori (anche se l’accoppiata Lakovic-Spinelli in regia non ha mai troppo convinto) e le possibilità economiche di cui in questa stagione non ci si doveva preoccupare sembravano il biglietto da visita migliore per una stagione in cui i Lupi dovevano rilanciarsi. Ma non è stato così. I tanti, troppi, problemi tecnici e tattici hanno minato la stagione di una squadra che l’anno prossimo ripartirà ancora da Vitucci, non volendosi far sfuggire un’altra volta il “Sindaco” che, come i giocatori su cui probabilmente punterà, avrà una gran voglia di riscatto.

GRANAROLO BOLOGNA: voto 4,5

Stagione strana per le Vu Nere che dopo un inizio scintillante si sono ritrovati a dover lottare per la salvezza fino a poche settimane prima della fine della stagione regolare. La squadra ai nastri di partenza non era certo scarsa ma per qualche motivo il meccanismo si è inceppato e la Virtus si è vista scavalcare da una squadra dopo l’altra. Walsh è stata la bella sorpresa di stagione, Hardy la conferma e Warren l’uomo giusto. Ma gli altri hanno fatto meglio, forse perché il gruppo bolognese non era tra i più coesi, tanto che gli allenamenti di notte voluti da coach Valli avevano anche quello di cementificare un gruppo che si stava sfaldando dopo le tante sconfitte e il taglio di Ware. Valli ci sarà anche l’anno prossimo e con lui si spera anche i giovani, anche se non tutti quest’anno hanno dato quanto ci si aspettava da loro.

VANOLI CREMONA: voto 6

Nonostante sia arrivata più indietro rispetto alle squadre fin qui presentate la Vanoli si merita la sufficienza soprattutto per il carattere mostrato e il filotto di vittorie conquistate dopo l’arrivo di Cesare Pancotto. Purtroppo l’infortunio di Chase ha compromesso un po’ gli obiettivi dei cremonesi che comunque si sono appoggiati alla vena realizzativa di Jason Rich e Jarrius Jackson. Quello da cui Cremona ripartirà sarà il coach, sperando per l’anno prossimo di imbroccare una stagione positiva in cui l’obiettivo non sia solo la salvezza.


VICTORIA LIBERTAS PESARO: voto 6,5

Una rincorsa durata tutta l’anno e un obiettivo che sembrava impossibile alla fine raggiunto. Questa è stata la stagione della Vuelle che ha occupato l’ultimo posto dalla prima alla penultima giornata, mentre al suono dell’ultima sirena si è ritrovata quindicesima e, quindi, salva. Anosike è stato il perno della squadra anche se molte sue buonissime prestazioni non sono bastate per portare a casa i 2 punti. La buona mano di Turner e l’acquisto azzeccato di Petty Perry hanno aiutato i marchigiani a ricucire pian piano lo strappo con la penultima. La società cercherà ad ogni modo di trattenere il suo centro (non sarà facile) per poi cercare di costruire una squadra che l’anno prossimo metta meno a dura prova le coronarie dei tifosi.

SUTOR MONTEGRANARO: voto 7

Più di così non si poteva fare. Una squadra che man mano ha perso pezzi e che, al completo, avrebbe potuto salvarsi per quello che i giocatori rimasti hanno dimostrato. Purtroppo la società è mancata e non si sa quale sarà il futuro della Sutor dal momento che non sembrano più esserci soldi nelle casse gialloblu. Daniele Cinciarini è stato il faro della squadra e ha dimostrato forse come non mai tutto il suo valore mentre la vecchia volpe di Recalcati stava per mettere appunto un vero e proprio miracolo. Peccato per la Sutor che, dopo 9 anni di Serie A, la abbandona senza un futuro certo. I giocatori, il coach e lo staff questa stagione hanno fatto tutto ciò che era umanamente possibile, sta ai signori dietro la scrivania ora pensare almeno un po’ al bene della società.


lunedì 19 maggio 2014

MONTEGRANARO, UN ALTRO MIRACOLO SOLO SFIORATO

La Sutor Montegranaro, si sa, è una delle squadre del nostro campionato con maggiori problemi economici. I marchigiani, nella massima serie dalla stagione 2006-2007, dopo una serie di buoni piazzamenti negli ultimi anni è sempre finita tra le ultime delle classe. Quest’anno la squadra ha galleggiato sempre tra le ultime tre posizioni in classifica e ha dovuto attendere l’ultima partita per sapere quale sarebbe stato il suo destino nella prossima stagione. Infatti era chiaro ormai settimane che la salvezza se la sarebbero giocata Montegranaro e Pesaro, dopo che Cremona ha avuto uno scatto d’orgoglio dopo l’arrivo di coach Pancotto. Pesaro ha avuto una differenza canestri positiva rispetto alla Sutor ma è possibile che l’ultimo posto in classifica conquistato sul campo non significhi retrocessione dal momento che, per gravi problemi economici, rischiano di fallire e di ripartire dalla Promozione, come già successo qualche anno fa a Treviso e Teramo, la Mens Sana Siena e, appunto, Montegranaro. 


La situazione della Sutor è abbastanza complicata: che la società non navigasse nell’oro lo si sapeva sin da inizio stagione ma quello che nei col passare dei mesi è accaduto forse non ha dell’incredibile ma sicuramente non è uno spot positivo per tutto il movimento cestistico nazionale.
Il coach Carlo Recalcati, dopo una salvezza che sembrava impossibile nella passata stagione, è stato il punto di partenza per la costruzione di una squadra il cui obiettivo era, ancora una volta, la salvezza. Il play Josh Mayo e l’ala Mardy Collins sarebbero dovuti essere i punti di forza di un roster che, sulla carta, era forse il più scarso dell’intera Serie A (ma bisogna tenere sempre in conto il fattore-Recalcati, fattore che può portare parecchi punti in una stagione e vittorie insperate). Il campionato della Sutor non ha smentito le attese per quanto riguarda i risultati raggiunti sul campo ma è necessario parlare di tutte le vicende extracestistiche che hanno condizionato la stagione dei marchigiani e condizioneranno ad ogni modo anche la prossima.

La prima questione, quella più spinosa è relativa agli stipendi. Daniele Cinciarini, il capitano, ha dichiarato che sono ormai 5 mesi che non riceve più lo stipendio ed è facile immaginare come ciò valga anche per tutti i suoi rimanenti compagni. Rimanenti, perché del roster che aveva iniziato la stagione molti hanno tolto le tende dalle Marche: Josh Mayo è andato a Roma, mentre Mardy Collins si è accasato all’Olympiacos. Dunque i due uomini intorno cui la squadra è stata costruita sono migrati verso altri lidi, lì dove lo stipendio arriva con regolarità (si spera).

Ma il problema stipendi non è l’unico per la Sutor che la prossima stagione, se rimarrà in Serie A, partirà con 3 punti di penalizzazione per i mancati pagamenti Comtec. Ma, come già detto, l’anno prossimo non è escluso che la Sutor giochi in Promozione ma anche nel caso in cui rimanesse in Serie A o in Lega Gold tutto dovrà essere ricostruito: Recalcati molto probabilmente allenerà a Venezia (altra realtà dove ci saranno grandi cambiamenti) mentre molti giocatori non vorranno certamente giocare ancora gratuitamente. Il coach più volte si è lamentato di come le condizioni in cui è costretto a lavorare con i suoi ragazzi non siano minimamente accettabili e più volte ha richiamato l’attenzione della società che però non sembra essere troppo attenta ai richiami del coach milanese. Voci di corridoio affermano che imprenditori a cui i soldi non mancano all’interno della società sono presenti, ma gli stessi non vogliono investire nel basket e così le condizioni in cui i gialloblù si ritrovano sono quelle visibili a tutti. 


Ma la squadra, nonostante tutto, ha continuato a giocare e a fornire sul campo delle prestazioni a volte veramente impronosticabili. Quello che i giocatori della Sutor hanno fatto in queste settimane è degno di nota e, se la salvezza fosse arrivate sul campo, i ragazzi di Montegranaro avrebbero potuto festeggiare il risultato come un vero e proprio scudetto. Le vittorie interne a scapito di Brindisi e Avellino sono stati due importanti colpi che hanno rafforzato le speranze dei marchigiani di rimanere in Serie A, ma che purtroppo non sono bastate. Con una squadra infarcita di giovani e di giocatori con esperienza che ormai hanno passato i loro anni migliori, le vittorie (ma anche le prestazioni convincenti come quella offerta contro Milano) hanno avuto come denominatore comune un giocatore su tutti: Daniele Cinciarini.

Quello che il capitano ha fatto in questa stagione è qualcosa di straordinario: il ragazzo di Cremona ha viaggiato a 15,6 punti di media ed è una delle belle sorprese di questo campionato dal momento che non si era mai reso protagonista di prestazioni di questo livello, nemmeno negli anni in cui era nel giro della Nazionale (chiamato per la prima volta ad indossare la maglia azzurra della Nazionale maggiore da Recalcati). Sempre Cinciarini si è spesso lamentato della gestione societaria ma non si è mai tirato indietro in campo e anzi ha sempre dimostrato grande professionalità e attaccamento alla maglia; probabilmente il suo futuro sarà lontano da Montegranaro e, sulla base delle cifre personali ottenute quest’anno, potrebbe essere una delle pedine su cui si concentrerà il mercato degli italiani della prossima stagione.



Credo che la Sutor se avesse conquistato la salvezza anche quest’anno avrebbe fatto un autentico miracolo. Il coach e i giocatori, con in testa Cinciarini, sarebbero stati i veri artefici di questo miracolo anche perché la società, purtroppo, a livello nazionale ha fatto veramente una brutta figura. Questa è la dimostrazione di come nel basket e nello sport in generale non siano solo i soldi a muovere gli atleti ma anche la passione. Credo che il bello del basket e uno dei fattori della crescita del movimento (almeno in termine di spettatori) sia proprio questa passione, percepibile dall’interno del palazzetto più che dalla tv, che spinge i giocatori ad avere un rapporto non di amicizia ma sicuramente di vicinanza con il pubblico. E il pubblico l’amore per la squadra lo nota e lo sa apprezzare. Si rimane con l’amaro in bocca nel pensare che una realtà così amata dovrà, forse, scomparire. Sono sicuro che la gente di Montegranaro non abbandonerà la squadra nel bene e nel male anche perché una squadra che per tanti anni ha giocato nel massimo campionato nazionale non merita di essere abbandonata, come hanno fatto coloro che stanno dietro a una scrivania.

lunedì 5 maggio 2014

LA SIENA CHE NON TI ASPETTI

Personalmente mi chiedo come faccia: sono ormai due mesi e mezzo abbondanti che mi chiedo come Siena riesca sempre a vincere. Ad onor del vero bisogna ricordare come nel derby toscano a Pistoia e contro Caserta la Mens Sana non abbia raccolto punti ma, considerando le 11 giornate che intercorrono tra la terza e la quattordicesima di campionato (l’ultima disputata), Siena per ben nove volte è uscita vincitrice dal campo. Fino all’anno scorso questa non sarebbe stata una notizia ma in questa stagione forse nessuno si attendeva una squadra così caparbia e abile a portare a casa il referto rosa per un numero di partite così elevato, in particolare dopo l’addio di Hackett. 


La cessione a Milano del play di Forlimpopoli ha fatto sì che i meneghini, già strafavoriti, diventassero quasi imbattibili e così è stato dal momento che i ragazzi di coach Banchi hanno dominato il campionato e vinto la regular season con facilità e con tre turni d’anticipo. Da questa cessione Siena, dopo un momento di sbandamento, sembra aver fatto quadrato e iniziato a giocare in maniera diversa. Alcune voci non meglio identificate dello spogliatoio mensanino avrebbero addirittura dichiarato che senza Hackett il clima nella squadra sarebbe migliorato. 

Coach Marco Crespi sta compiendo quella che considero una sorta di impresa: certo, la squadra non è scarsa, ma essere al secondo posto in classifica al pari di una squadra potenzialmente più forte come Cantù e dietro solamente all’inarrivabile Milano non è cosa da poco. Uno dei segreti delle squadre vincenti è quello del gruppo e a capo di un gruppo c’è sempre una persona con un carisma particolare e nello sport molto spesso questa persona è l’allenatore. La scorsa stagione “gruppo” era una delle parole chiave della Cimberio Varese, che non a caso arrivò fino a gara 7 della semifinale scudetto contro Siena dopo aver vinto la stagione regolare. Quello che coach Crespi è riuscito a costituire è stato un gruppo affamato di vittorie e che riesce a giocare sempre al limite delle proprie possibilità. Credo che questo discorso sull’importanza del gruppo non sia inutile o banale visti gli esempi che quest’anno si sono avuti nella nostra Serie A; il più eclatante credo sia quello di Avellino dove una squadra costruita per vincere non ha saputo nemmeno arrivare ai playoff e per una buona parte dell’anno ha avuto lotte intestine allo spogliatoio a causa (sembrerebbe) degli americani. Chi invece si spinge al limite delle proprie possibilità è la Sutor Montegranro che, nonostante i molti, troppi, problemi societari e l’abbandono di molti giocatori a causa degli stipendi non pagati, ogni domenica mette in campo tutto ciò che gli è rimasto (in primis l’onore). Tornando a Siena credo che il gruppo che si è costituito sia un’arma fondamentale per restare in alto e vincere, che magari culla anche quel sogno impossibile chiamato scudetto.


Ma se ci fosse solo il gruppo senza i buoni giocatori la Mens Sana non si troverebbe al secondo posto. Othello Hunter è forse uno dei giocatori più devastanti dell’intero campionato e, se in giornata di grazia, con la sua forza e la sua atleticità può mettere in seria difficoltà tutti i lunghi del nostro campionato. Da evidenziare è inoltre la crescita di Erick Grenn: il play/guardia, classe ’91, aveva a lungo balbettato nella prima parte della stagione ma nelle ultime uscite si è tolto dalle scarpette parecchi sassolini. In cabina di regia si alternano Haynes e Cournooh, che nel loro quarto d’ora di media riescono a dare velocità alla manovra e da seguire è soprattutto la crescita del ragazzo di Villafranca di Verona. Janning e Carter hanno conservato una buona mano e in particolare l’ala di Dallas riesce a mantenere un buon 40% da tre punti, nonostante molte prestazioni siano state sotto la media. Jeff Viggiano non è certo un fenomeno ma in questa Siena riesce a trovare uno spazio adeguato alle sue potenzialità. Il reparto centri vede la coppia forse meglio mixata di tutto il campionato: Ben Ortner e Tomas Ress. Il primo può contare su una stazza che gli permette di essere il dominatore dell’area e poter affrontare senza nessun timore i pivot avversari; il secondo invece può vantare una mano assai morbida, un’intelligenza tattica eccezionale e tanta tanta esperienza, tutte caratteristiche che lo rendono un centro temuto soprattutto per il suo gioco che si sviluppa anche al di fuori della linea dei 6,75.

Il gioco che Siena ha sviluppato è un vero e proprio gioco di squadra: sembra inutile dirlo visto che a pallacanestro si gioca 5 contro 5, ma passare da un Hackett che palla in mano penetrava e, se andava male, si prendeva due liberi, a un gioco in cui si attende di smarcare l’uomo migliore per poter tirare in un certo tipo di attacco non è cosa semplice e immediata. Non esiste un tipo di gioco giusto e uno sbagliato ma sta all’allenatore capire, in base agli uomini che ha a disposizione, come la squadra può rendere al meglio. 


Siena, che ha blindato il secondo posto in classifica con la vittoria su Varese può a questo punto pensare di poter acciuffare la finale scudetto dal momento che si troverà nella parte opposta del tabellone rispetto all’EA7, in questo momento imbattibile per tutte squadre del campionato. In ogni caso comunque la stagione di Siena è da voto alto in pagella anche se non si concluderà con lo scudetto, come da anni ormai erano abituati i frequentatori del PalaEstra. Questa è la dimostrazione di come una squadra normale, come ce ne sono tante nel nostro campionato, grazie all’allenatore giusto e alle motivazioni riesca a rimanere nelle posizioni nobili della classifica per molto tempo, nonostante i fasti di qualche mese fa siano lontani ricordi e tra qualche mese forse una piccola realtà di provincia.

Ultima nota, che aggiungo dopo aver visto la partita del PalaWhirlpool e che (malignamente, lo ammetto) mi ha fatto pensare a una delle ragioni per cui Siena sia al secondo posto nonostante una squadra non scarsa ma modesta, è quella relativa all’arbitraggio: il metro arbitrale contro le squadre che affrontano la Mens Sana è sempre quello visto a Varese?


martedì 8 aprile 2014

LA VOLATA PLAYOFF

A quattro giornate dal termine della stagione regolare la classifica inizia a dare i primi resoconti in chiave playoff. Con Milano in fuga solitaria e sicura ormai del primo posto in griglia, non hanno nulla da temere nemmeno Brindisi, Cantù, Siena, Sassari e Roma. I pugliesi sono la grande rivelazione della stagione e tenteranno sicuramente di spingere sull’acceleratore sfruttando la loro atleticità al cospetto di squadre più esperte in fatto di playoff. Cantù invece ha tutte le carte in regola per arrivare fino in fondo anche se sulla carta rimane comunque sfavorita rispetto ad almeno due squadre. Siena potrebbe vincere il settimo titolo nazionale consecutivo ma l’impresa sembra davvero di quelle impossibili: la squadra è sensibilmente cambiata e i nomi blasonati che calcavano il parquet del PalaEstra sono ormai un ricordo; nonostante il cinismo posseduto dalla squadra di coach Crespi, sulla serie al meglio delle 7 sembra avere ben poche chance di arrivare in finale. Sassari dovrà invece dimostrare di aver capito dagli errori del passato, in particolare quello di arrivare con i giocatori spremuti e non ripetere nei momenti che contano tutto ciò che ha permesso da anni ai sardi di disputare campionati più che dignitosi, mentre Roma vorrà bissare la finale della scorsa stagione ma, come l’anno scorso, molto dipenderà dal tabellone. 

Più intrigante è la lotta tra le squadre che si contendono gli ultimi due posti disponibili sulla griglia. Sette squadre si giocheranno fino all’ultimo la possibilità di partecipare ai playoff, mentre per Cremona, nonostante la matematica non l’abbia ancora condannata definitivamente, le chances sono praticamente minime e solo un miracolo potrebbe cambiare la sua situazione di classifica in maniera così drastica. 


Il campionato della Grissin Bon è stato regolare e il settimo posto in classifica probabilmente rispecchia le potenzialità della squadra di coach Menetti. Da qualche settimana a questa parte James White sembra aver sensibilmente migliorato la propria condizione e così è lui a prendere per mano la squadra, coadiuvato da un Andrea Cinciarini la cui stagione procede su standard alti. Vista la concorrenza nel ruolo di playmaker anche in chiave azzurra il Cincia sta esprimendo tutte le sue potenzialità, dimostrando ancora una volta come la stagione canturina sia stata una brutta parentesi ormai alle spalle. Il calendario non è particolarmente benevolo perché oltre a Pesaro le altre sfide da affrontare sono due scontri diretti (Venezia e Avellino) e in più ci sarà il sempre difficile match contro Cantù. La possibilità che la squadra di Menetti arrivi ai playoff sono alte anche se gli scontri diretti saranno giocati in trasferta.

La Pasta Reggia Caserta si trova in una posizione di classifica che forse nessuno si sarebbe aspettato  ad inizio campionato. Lele Molin è un ottimo allenatore, certamente, ma la squadra non sembrava in grado di poter competere per i primi otto posti disponibili. Anche grazie ai giocatori tesserati agli inizi del 2014 (il centro Easley e il play Moore) oggi i campani si ritrovano a difendere un ottavo posto dal sapore particolarmente dolce anche se non sarà poi così semplice difenderlo. Infatti Brooks e compagni saranno chiamati a difendere i loro colori contro squadre del calibro di Siena e Sassari, che dovranno impegnarsi il più possibile per guadagnare il miglior posto possibile nella griglia playoff, mentre le sfide in casa contro Cremona e in trasferta a Pistoia non dovrebbero dare particolari grattacapi ai bianconeri e, se la classifica avesse già determinato le sorti delle due squadre, a quel punto la Juve potrebbe trovare ben pochi ostacoli sul proprio cammino. 


Come già più volte detto la più grande delusione della stagione è rappresentata dalla Sidigas Avellino, squadra costruita per competere almeno tra le prime quattro della classe, grazie ad un roster che ha nei lunghi i punti di forza e che (teoricamente) si sarebbe dovuto basare su pedine di qualità ed esperienza quali Dean e Richardson, guidati da un allenatore che la passata stagione ha dimostrato di poter essere un vincente. Purtroppo tutto ad Avellino sembra andare storto: nonostante i problemi economici non abbiano fatto capolino per l’ennesima volta, la squadra ha dovuto affrontare alcune problematiche interne mentre molti giocatori non hanno reso come da previsione. Brindisi e Milano sono squadre particolarmente difficili da affrontare e, visto l’andamento di Avellino non proprio esaltante di questa stagione, è ben difficile pronosticare i due punti contro le squadre di vertice. Montegranaro è squadra molto debole sulla carta ma che ha dimostrato più volte di saper vincere le partite che contano e, a salvezza non ancora acquisita, è impossibile fare pronostici dal momento che i Recalcati’s boys sono diventati un ostacolo per chiunque. L’ultima sfida contro Reggio Emilia potrebbe essere assai pericolosa poiché si potrebbe configurare come uno scontro diretto per l’accesso alla fase finale, ma in caso i reggiani avessero già acquisito il pass per i playoff, a quel punto la storia si presenterebbe con un copione ben diverso.

Altra squadra a contendersi i playoff è l’Umana Venezia che, dopo l’addio a Mazzon, ha trovato in coach Zare Markovski l’uomo giusto per puntare ad una salvezza assai tranquilla prima e tentare il sogno playoff dopo. Un sogno che ad inizio anno era una sorta di obiettivo dichiarato ma che col passare dei mesi si è rivelato quasi un miraggio anche se ora i lagunari si trovano ad un passo dall’ottavo posto. Del cambio di allenatore ne ha beneficiato in particolare Andre Smith, che sta ripagando la fiducia (e i soldi spesi) della società, mentre il bombardiere Donell Taylor potrebbe essere l’arma in più dopo che per molto tempo è stato al di sotto delle aspettative. Fondamentale sarà l’apporto dell’ultimo e favoloso acquisto della squadra del presidente Brugnaro, quel Sasa Vujacic che in Italia può davvero fare la differenza ad ogni partita, in particolare dal tiro pesante. 


Altre squadre della Lega sono rientrate prepotentemente in corsa per l’ottavo posto durante quest’ultima giornata. Varese e Bologna stanno disputando un campionato al di sotto delle aspettative anche se il percorso è stato diverso: la Virtus ha avuto un inizio brillante ma poi si è bloccata anche se ora, sotto la guida di Giorgio Valli e con gli allenamenti notturni sembra aver ritrovato il passo giusto per arrivare alla vittoria. Con un Casper Ware in meno e un Willie Warren in più sono arrivate le vittorie necessarie per ipotecare la Serie A anche per la prossima stagione ma la questione playoff è tutt’altro che semplice da affrontare che si trova a quota 22 punti in compagnia di altre quattro squadre.

Varese invece ha avuto un campionato fatto di molte sconfitte e poche prestazioni convincenti; molti giocatori non hanno reso come il presidente Vescovi aveva auspicato ed ecco che il cambio di pivot (Johnson per Hassell) e il recentissimo avvicendamento di play (rescissione consensuale col deludente Clark e acquisizione delle prestazioni del giovane Stoglin) affiancati al cambio della guida tecnica, con la promozione di Bizzozi al posto dell’esonerato Frates, hanno portato la squadra ad ottenere delle vittorie importanti in chiave salvezza ma forse tardive per poter riaprire il discorso relativo alla continuazione della stagione. Appaiata alle V Nere e a Varese si trova la Giorgio Tesi Group Pistoia, neopromossa cha ha dimostrato di dover rimanere nella massima serie grazie soprattutto ai cinque americani che sono la vera anima della squadra.


La sensazione è quella che il campionato italiano di quest’anno sia livellato verso il basso e d’altronde se squadre come Avellino, che disputano un campionato tutt’altro che esaltante, combattono per i playoff, significa che la situazione non è rosea. Nonostante tutto c’è da sperare che i playoff siano uno spettacolo che facciano riavvicinare le persone al basket; senza volermi addentrare nei particolari riguardanti i diritti televisivi o il numero minimo di italiani in campo, indubbiamente l’Italia ha perso appeal cestisticamente parlando ma questa lotta per entrare tra le magnifiche 8 e la speranza di poter vedere un grande spettacolo nella fase finale potrebbero far avvicinare molte persone a uno sport bellissimo ma forse ancora troppo snobbato.

martedì 25 marzo 2014

VIRTUS, CHI SEI VERAMENTE?

Nei primi mesi di questa stagione un grande risalto hanno avuto le imprese di quella che oggi si chiama Granarolo Bologna ma che tutti conoscono ancora e giustamente come Virtus. 


Le Vu nere hanno iniziato la stagione nel miglior modo possibile cioè macinando vittorie, cogliendo i due punti anche contro avversari particolarmente difficili da affrontare, Sassari e Milano su tutti. Dopo il primo terzo di campionato Bologna si trovava ad una sola vittoria dalla vetta e i tifosi già pregustavano una stagione condita da parecchie vittorie, il contrario di quelle che purtroppo negli ultimi anni si sono viste intorno alla Unipol Arena. Coach Luca Bechi sembrava l’uomo giusto al posto giusto, il condottiero che avrebbe potuto realmente portare gli emiliani se non proprio agli antichi fasti perlomeno ai playoff, traguardo assai gradito dai tifosi, in particolare dopo una stagione di magra come quella dell’anno scorso, conclusa al terzultimo posto.

Dal punto di vista del roster il presidente ed ex gloria virtussina Renato Villalta insieme al DS Bruno Arrigoni avevano costruito una squadra che, seppur non imbattibile, poteva contare su giocatori di primo piano come Dwight Hardy, giovani dal futuro radioso (capitan Gaddefors e Matteo Imbrò) e inoltre avevano pescato dal mazzo la carta vincente Matt Walsh. Proprio la guardia/ala americana era stata osannata ad inizio anno come il salvatore della patria bolognese e spesso il suo ingresso dalla panchina è coinciso con la svolta della partita. 

Poi la sorpresa: il meccanismo che sembrava essere vincente ad un certo punto si è inceppato. Non è semplice capire la causa di questa situazione proprio perché Bologna aveva dimostrato di essere una squadra con la mentalità vincente che aveva capito i suoi punti di forza e riusciva a sfruttarli sempre al meglio. Dando uno sguardo al calendario si può vedere come dopo nove giornate la Virtus aveva messo 12 punti in cascina, due meno di quelli conquistati dalle squadre che erano in testa alla classifica. Dalla giornata successiva a quella appena passata le vittorie sono state solamente due e l’ultima risale addirittura al 2 febbraio in casa contro Siena.

Una crisi di gioco e di risultati sta accompagnando la Granarolo in queste ultime settimane e ora la squadra si trova pericolosamente a 16 punti, due in più di Montegranaro e quattro punti sopra l’ultimo posto, quello che significa retrocessione, occupato dall’inizio del campionato dalla Vuelle Pesaro. La dirigenza ha operato sul mercato portando nella città felsinea il lungo Ndudi Ebi, in arrivo da Israele ma già visto in Italia a più riprese. Il nigeriano (che peraltro vanta anche un’esperienza in NBA) sta dando il suo contributo alla causa bolognese mettendo a referto più di 10 punti di media a partita ma ciò non sembra bastare. Un cambio che dovrebbe rivoluzionare la squadre dovrebbe essere quello del playmaker, ruolo chiave all’interno della squadra. Casper Ware è stato un bel colpo estivo della coppia Villalta-Arrigoni, visto che altre squadre erano interessate al ragazzo californiano che a Casale nella prima esperienza dopo il college si era messo in mostra con una media di oltre 20 punti a partita, venendo anche incoronato miglior giocatore della serie cadetta. Purtroppo le attese non si sono tramutate in realtà e il play di Cerritos è stato silurato poco prima della metà di marzo per essere sostituito da Willie Warren, ragazzotto di Dallas scelto al numero 54 dai Clippers nel 2010 ma che in NBA non ha lasciato traccia. È necessario che Warren recepisca in fretta le idee del suo coach per tentare di portare a casa qualche vittoria in questo finale di stagione che si preannuncia particolarmente infuocato.


Ma i cambiamenti non hanno riguardato solo la squadra infatti a passare di mano è stata anche la guida tecnica. Luca Bechi è stato esonerato e al suo posto si è seduto Giorgio Valli. Cambiare allenatore non è mai una scelta semplice perché vuol dire ripartire (quasi) da zero ma ciò di cui la squadra sembra aver bisogno è proprio una scossa. Personalmente reputo rivedibile la scelta di Valli e mi associo al pensiero di Daniele Labanti di Basketnet che analizza i numeri dell’allenatore modenese che nelle ultime tre esperienze ha collezionato un esonero, un terzultimo posto e una retrocessione. Credo che la scelta dell’allenatore debba essere tra quelle più oculate tanto ad inizio anno quanto a stagione in corso. Esempi di allenatori che vengono richiamati dopo essere stati esonerati se ne contano in quantità e non è escluso che anche a Bologna, sponda Virtus, questa storia non si ripeta. 

Arrivati a questo punto della stagione con una griglia playoff ancora da definire e molte squadre che ancora aspirano ad entrare tra le migliori 8 del campionato la Virtus non può non guardarsi dietro le spalle e preoccuparsi per un Charlie Recalcati che sta facendo miracoli a Montegranaro e una Vuelle Pesaro che sembra essere in crescita rispetto ad inizio anno. Valli dovrà fare gli straordinari in questo periodo e cercare di fare in modo che lo spogliatoio non si spezzi. Tenere in mano le redini della squadra sarà fondamentale per tentare una risalita che vedrà Bologna impegnata contro squadre di medio-bassa classifica e giocarsi anche degli scontri diretti per la permanenza nella massima serie.


Un episodio che ha fatto discutere e che è stato riportato sui media nazionali con un certo risalto è stato l’allenamento serale imposto da coach Valli alla squadra. Si narra che dopo una sessione pomeridiana in cui, a detta del coach, i giocatori non si sono impegnati abbastanza, Valli abbia mandato tutti a far la doccia per poi riconvocarli per un allenamento straordinario alle 21 che lo stesso coach ha reputato “il migliore della stagione”. I giocatori non sembrano essere dello stesso parere visto che Walsh, Hardy, Motum e Gaddefors hanno affidato a Twitter il loro pensiero che non è certo stato tenero. Fa sorridere anche la solidarietà espressa a distanza sempre attraverso il popolare social network da Ware che sembra non essere proprio dispiaciuto di non aver passato un paio d’ore in palestra con i gli ex compagni di squadra. Certo, Valli ci ha tenuto a precisare che se le cose che si provano in allenamento non vengono eseguite alla perfezione è giusto che le si riprovino finché non si arriva al risultato, ma siamo sicuri che sia questo il metodo giusto per spronare la squadra? 


Per concludere, Bologna è una piazza che al basket italiano e non solo ha dato molto ed è normale che i tifosi siano esigenti in nome di una tradizione che è giusto ricordare ma su cui non ci si può assolutamente crogiolare. Le Vu nere dovranno necessariamente cambiare passo e cercare di non perdere più quelle occasioni di portare a casa la vittoria che spesso si sono presentate ma che sono state inesorabilmente gettate al vento dopo partite combattute ma perse di pochi punti.

lunedì 17 marzo 2014

MILANO, NON PUOI DAVVERO FALLIRE!

Per chi non l’avesse ancora capito o aveva qualche dubbio (ma credo siano davvero in pochi) Milano è la prima candidata per la vittoria dello Scudetto. Una notizia scontata certo ma che col passare delle settimane diventa sempre più concreta dal momento che ad oggi l’Olimpia è la squadra che si trova in solitaria al comando della classifica di Serie A. Certo, saranno i playoff a decretare la vincitrice del trofeo ma non sembra esserci squadra che possa tenere il passo delle Scarpette Rosse che si trovano in un periodo di forma smagliante. Dovrà essere bravo coach Banchi a non disperdere le energie dei suoi giocatori e a fare in modo che la condizione fisica e psicologica ottima in cui si trova la squadra permanga fino alla fine dei playoff. I punti di vista da cui partire per analizzare il momento di Milano sono molti, vediamoli con ordine.


Il Roster

Scorrendo i nomi dei giocatori a disposizione di coach Banchi ci accorgiamo come ben 11 potrebbero essere i titolari di ogni altra squadra del nostro campionato. Keith Langford è senza dubbio la punta di diamante dell’Olimpia che continua a investire molto e ad affidarsi al ragazzo di Forth Worth, un talento purissimo che, se la serata è quella buona (e ne sono capitate parecchie soprattutto nell’ultimo periodo), è capace di decidere da solo le sorti della partita. Avendolo ammirato più di una volta da avversario posso con cognizione di causa dire che è uno di quei pochi giocatori che riesce a creare negli avversari e nei loro tifosi un senso di impotenza dal momento che i suoi tiri, da ogni posizione e con un grado di difficoltà anche elevato, finiscono in gran parte inesorabilmente in fondo alla retina. L’altro diamante in canotta rossa è Daniel Hackett, di cui molto si è già parlato. Il suo arrivo a Milano ha spostato gli equilibri di tutto il campionato, consegnando definitivamente all’Olimpia la palma di squadra favorita e facendo retrocedere di un passo tutte le aspiranti avversarie al titolo. Anche David Moss sta giocando una buona stagione e in particolare le sue doti difensive lo rendono un giocatore raro da trovare e soprattutto difficile da affrontare. Senza voler tessere le lodi di ogni giocatore dell’EA7 ci limiteremo a dire che la panchina è particolarmente lunga e che anche chi non è abitualmente nello starting five riesce comunque a dare il suo contributo entrando dalla panchina. Atleti come Kangur e gli italiani Gentile e Melli sono tutt’altro che dei rimpiazzi, sono anzi dei giocatori con delle qualità e delle caratteristiche fisiche e tecniche che li rendono temibili tanto in area quanto sul perimetro. Atleti di tutto rispetto che per lo stipendio ricevuto non potrebbero trovare tutti insieme collocazione in un’altra squadra della nostra massima serie.


L’Europa

Non varrebbe la pena spendere così tanti soldi per costruire una realtà che può vincere lo Scudetto se dietro non ci fosse il discorso legato all’Eurolega. L’Olimpia è tra le squadre italiane una di quelle che partecipa di diritto alla massima competizione europea grazie alla licenza A (l’altra è Siena); dopo anni in cui è stata la Montepaschi la squadra su cui l’Italia puntava maggiormente per fare bella figura ora il testimone è passato ai meneghini. Dopo aver superato il girone di qualificazione con più di un brivido, nelle Top 16 che si stanno ancora disputando l’Olimpia si sta comportando egregiamente e vede avvicinarsi sempre di più l’obiettivo secondo posto nel girone. Quello per cui  Langford e compagni combattono è arrivare alle Final Four che quest’anno si disputeranno al Mediolanum Forum di Milano dal 16 al 18 maggio. Arrivare in fondo alla massima competizione europea sarebbe un grande traguardo per l’Olimpia che, nella sua storia, ha vinto per tre volte la competizione (1966, 1987, 1988), seconda in Italia solo a Varese che l’ha vinta per 5 edizioni. Dire che Milano sia la favorita anche per l’Eurolega è un azzardo bello e buono ma le vittorie ottenute in particolare contro Olympiacos e Panathinaikos fanno ben sperare i tifosi milanesi che tornerebbero volentieri ad esultare per un trofeo che manca in bacheca da troppi anni.

Il Coach

La scorsa stagione è stata quella della consacrazione di Luca Banchi, 49enne allenatore grossetano al primo anno alla guida dell’EA7. L’annata appena trascorsa a Siena, la prima da capo allenatore dopo aver ricoperto per 6 anni il ruolo del vice, è riuscito a vincere subito il campionato e la Coppa Italia grazie sì ad uno squadrone, ma da soli i giocatori non bastano e l’esempio di Scariolo a Milano è quello che forse chiarifica questo concetto più di tutti gli altri. Le sue vittorie immediate e la grande considerazione in cui è tenuto in ambito federale (è assistente di Pianigiani in Nazionale dal 2009) hanno fatto sì che il Presidente Proli e il GM Portaluppi puntassero su di lui per provare a vincere in Italia. La squadra, come già detto, non ha potenzialmente rivali in Italia e anche in Europa riesce a farsi rispettare ma l’impronta di Banchi è ben visibile nel gioco sviluppato dall’Olimpia e la grinta che dimostra in panchina sembra spesso essere trasmessa a chi sta in campo. Se Banchi riportasse Milano sul gradino più alto del podio dopo 18 anni di astinenza, scriverebbe il suo nome negli annali della società ma quello che conta di più è che potrebbe aprire un ciclo che, come detto già da molti addetti ai lavori, farebbe di Milano la “nuova Siena”.


In Conclusione

Milano deve vincere. Ormai non ci sono più alibi, ammesso che ce ne fossero nelle ultime due stagioni. Tutto fa presupporre che il tricolore la prossima stagione sarà cucito sul fondo rosso delle divise griffate Armani. Nessuna squadra, in particolare nei playoff, quando si gioca al meglio delle 7 partite, può contrastare Milano che ha delle potenzialità tecniche, fisiche e individuali che sono riscontrabili solo in poche altre squadre nel panorama europeo. Personalmente sarei sorpreso se l’EA7 non vincesse lo Scudetto dal momento che l’essere eliminata al primo turno di Coppa Italia (su partita secca comunque) credo abbia fatto riflettere i giocatori su cosa voglia dire che “è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare”.

lunedì 3 marzo 2014

QUANDO FA BENE CAMBIARE

A questo giro è toccato a Frates. L’allenatore milanese è stato infatti esonerato dalla Pallacanestro Varese dopo la pesante sconfitta subita a Masnago contro Sassari. Scelta curiosa quella di Vescovi che nel dopopartita aveva confermato il coach per poi rimuoverlo dall’incarico il giorno successivo. Qualche ben informato ha dichiarato che non è escluso che a spingere l’acceleratore per il cambio di guida tecnica sia stato qualcuno magari non nell’organigramma societario ma che conta parecchio. Certo è che Frates non paga solo per le due ultime larghissime sconfitte subite (Avellino e Sassari) ma per una stagione partita male e in cui la squadra non si è dimostrata mai particolarmente competitiva (nonostante le recenti buone vittorie esterne a Reggio Emilia e Venezia). 


Supercoppa Italiana persa ad inizio stagione, eliminazione al primo turno del Qualifing Round per accedere all’Eurolega, un record di 8/12 in campionato, la mancata partecipazione alla Coppa Italia e le 2 sole vittorie nel girone di Eurocup (ma in una in realtà in panchina ci era andato Bizzozi causa influenza del capo allenatore) sono i risultati tutt’altro che memorabili che l’allenatore milanese ha raccolto alla guida della Cimberio. Per “l’architetto” si tratta del secondo esonero in poco più di un anno, dal momento che nel dicembre 2012 era stato sollevato dall’incarico di vice allenatore dall’Olimpia Milano; curioso è anche il suo esonero dalla Fortitudo Bologna datato 2006, quando il fatto di bestemmiare durante gli allenamenti gli fece perdere il lavoro. Tornando a Varese, si dice che il rapporto squadra-coach fosse tutt’altro che sereno mentre l’amore con i tifosi non è mai sbocciato. Quasi paradossale è quello che è successo durante la partita galeotta contro Sassari quando la curva ha incitato Meo Sacchetti esponendo anche uno striscione che non lasciava molto all’immaginazione: “Sacchetti hai Varese nel cuore, quando sarai il nostro allenatore?”. La squadra è stata affidata a Bizzozi, ormai ex secondo allenatore della Cimberio, a Varese già nella scorsa stagione, quella degli “Indimenticabili”, quando era il fido scudiero di coach Vitucci. Bizzozi ha allenato a Mestre, Montegranaro, Desio, Pesaro, Teramo, Bologna e Venezia, ma non bisogna dimenticare anche le esperienza nelle selezioni giovanili della Nazionale e l’esperienza del 2009 alla guida della Nazionale femminile del Camerun. Allenatore preparato e dalla buona esperienza, ben voluto dai giocatori e dai tifosi, toccherà a lui risollevare la stagione di una squadra che, parole del Presidente Vescovi, punta ancora ai playoff.
Frates non è l’unico esonero del nostro campionato ma prima di lui hanno lasciato la panchina Mazzon, Gresta e Bechi.
Andrea Mazzon è stato il primo esonero della stagione, datato novembre 2013. L’allenatore veneziano ha dovuto lasciare la squadra della sua città dopo un inizio di campionato da incubo, con solo una vittoria nelle prime 5 giornate. Verona, Jesi, Imola, Napoli e Bologna sono state le sue esperienze precedenti all’arrivo all’Umana nella stagione 2011-2012. La Reyer nei 2 campionati in cui la guida tecnica è stata affidata a Mazzon ha raggiunto entrambe le volte i playoff (7° e 8° posto), raccogliendo però solo una vittoria nella competizione. Probabilmente in laguna si sarà pensato che il ciclo di Mazzon fosse terminato anche perché i soldi spesi per la costruzione del roster non sono stati pochi e una squadra con giocatori di qualità come Donell Taylor e Andre Smith avrebbe avuto bisogno di una scossa. 


Ecco allora che sulla panchina del Taliercio si è seduto Zare Markovski, allenatore che definire “di esperienza” è un eufemismo. Carriera lunghissima divisa tra Macendonia, tanta Svizzera (dove ha vinto campionati e coppe nazionali) e tantissima Italia. Ad oggi Venezia è fuori dalla zona playoff ma ha racimolato comunque delle vittorie importante che l’hanno allontanata dalla lotta per la retrocessione nella quale si trovava implicata all’arrivo del coach di Skopje. Certamente Markovski sta cercando di rigenerare determinati giocatori chiave di un roster non lunghissimo e in particolare Andre Smith ha offerto delle prestazioni molto convincenti. Da sottolineare l’attenzione che il coach oro granata pone ai giovani e il coraggio di puntare su di loro (Nicola Akele, guardia del 1995, su tutti) nel momento del bisogno senza voler spremere eccessivamente i giocatori della prima squadra. Non è detto che Venezia arrivi ai playoff ma sicuramente bisogna dare merito a coach Zare di aver ridato un po’ di serenità ad un ambiente partito con grandi obiettivi e che si è dovuto ridimensionare in fretta.
Luigi “Gigio” Gresta allenava Cremona già nella passata stagione ma in realtà il suo arrivo in Lombardia è avvenuto in quella ancora precedente quando però era il vice di Caja. E proprio il ruolo del vice è quello che Gresta ha ricoperto nella maggior parte della carriera da allenatore, mentre da head coach le esperienze e i risultati non sono stati strabilianti. La Vanoli non è certo squadra da prime posizioni e l’obiettivo dichiarato è quello di una salvezza tranquilla e la squadra in effetti ha alcuni americani di qualità ma che da soli non possono certo far decollare la squadra biancoblu. La panchina è stata affidata a Cesare Pancotto, attivo come allenatore da ormai 32 anni; le squadre che Pancotto ha guidato hanno avuto alterna fortuna ma bisogna comunque ricordare le 5 promozioni conquistate dalla Serie C fino alla Serie A. È stato proprio Pancotto a riportare la Mens Sana Siena nel 1993-1994 ma in generale, statistiche alla mano, nella massima serie il suo lavoro è stato mediocre. Oggi la Vanoli si trova al terzultimo posto in classifica, con alle spalle solamente Montegranaro e Pesaro, rispettivamente a 2 e 4 punti. Dopo un inizio difficile è arrivata anche per Pancotto la prima vittoria ma sono soprattutto le quattro partite giocate a gennaio che hanno fatto risalire la china ai falchi cremonesi. Il rigenerato di turno è Ben Woodside, play americano naturalizzato georgiano, che sotto la gestione Pancotto ha dimostrato di meritare la fiducia della società, che già lo aveva messo sul mercato. La lotta salvezza quest’anno sarà particolarmente dura e Cremona ci sarà probabilmente dentro fino alle ultime giornate, starà a Pancotto riuscire, nonostante tutte le difficoltà, a ripetere l’exploit e a far esprimere il buon gioco espresso a gennaio, dimostrando che quelle 4 vittorie non sono state solo un fuoco di paglia. 


Anche a Bologna la stagione è iniziata con un allenatore e terminerà con un altro. Ad inizio stagione la società aveva deciso di continuare a puntare su Luca Bechi, subentrato a Finelli nel marzo 2013 e divenuto artefice della salvezza della Virtus. Bechi è stato a Biella dal 2001 al 2010, prima da vice e poi da capo allenatore; quindi Brindisi (al posto di Perdichizzi) e gli ucraini del Azovmash Mariupol’ prima dell’arrivo in Emilia. La stagione delle V nere era iniziata nel migliore dei modi e i bolognesi avevano conquistato la testa della classifica grazie al bel gioco espresso e ad un Matt Walsh in forma strepitosa. Poi però è successo qualcosa di difficilmente definibile: il buon gioco visto fino a quel momento si è inceppato e il referto rosa è diventato un ricordo sempre più lontano col passare delle settimane. Solo Walsh si è mantenuto su livelli alti, anche se con cifre minori rispetto all’inizio di stagione. Quando l’ingranaggio non gira più, si sa, bisogna cambiarlo e così a farne le spese è stato (come al solito) l’allenatore. Così Bechi ha lasciato il posto a Giorgio Valli a fine gennaio, dopo la sconfitta casalinga contro Cremona. Valli, emiliano di Modena, è per i tifosi virtussini una vecchia e nota conoscenza vista la lunga militanza come vice e capo allenatore nelle giovanili e della prima squadra (1982-2000). Le altre sue esperienze in panchina sono state buone in Legadue, mentre in Serie A non ha mai lasciato il segno (Ferrara salvezza e retrocessione, vice a Milano, salvezza a Montegranaro, esonero ad Avellino). Valli a Bologna ha subito trovato una vittoria importantissima contro Siena mentre poi ha dovuto subire la sconfitta di Montegranaro e lo strapotere di Milano. È presto per fare un bilancio del lavoro di Valli, anche se si può affermare che se la squadra ad inizio campionato ha dimostrato di essere di qualità e capace di mettere in difficoltà chiunque, non è impossibile che ritrovi lo spirito battagliero e mai domo necessario per conquistare i 2 punti contro avversari anche più blasonati.

Cambiare allenatore fa bene? In generale credo di sì. Nel momento in cui ci si rende conto che la squadra non possa fare e dare di più in determinate condizioni allora è giusto che a cambiare sia chi la squadra la dirige. Ma non bisogna mai dimenticare che anche la squadra stessa molte volte ha parecchie responsabilità e l’allenatore è quello che paga per tutti.
Gli allenatori sono come i cantanti lirici. Sono molti e anche bravi, ma soltanto due o tre possono cantare alla Scala di Milano.”