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venerdì 18 aprile 2014

TOP & WORST NBA - FINAL EPISODE (29/10/13 - 16/04/14)

Best of the East

Best Team: Indiana Pacers


Alla fine dei giochi, i migliori sono stati i Pacers. Almeno ad Est, dopo aver a lungo accarezzato l’idea di chiudere la stagione con il miglior record della Lega. Dopo le cinque vittorie consecutive a cavallo di febbraio e marzo, un periodo nerissimo nell’ultimo quarto di stagione (10-13) ha reso complicatissima anche la questione riguardo la vetta nella Eastern, risoltasi nel finale anche a causa dei non encomiabili Heat di quest’anno. Che sia stato l’inizio devastante ad averli fatti adagiare sugli allori o un po’ di pre-tattica in vista della comunque durissima post-season, Indiana nell’ultimo periodo ha dato segnali tutt’altro che incoraggianti. Essere rimasta la prima forza di Conference è sicuramente una fondamentale iniezione di fiducia per tutti. A partire da Paul George (21.7 punti, 6.8 rimbalzi, 3.5 assist di media), per distacco il migliore dei suoi, passando per Lance Stephenson, tra i papabili nomi per il Most Improved Player of the Year, e Roy Hibbert, tra i migliori difensori in NBA, fino a nuovi arrivati Andrew Bynum ed Evan Turner. C’è tutto per arrivare fino in fondo e prendersi l’agoniato anello. Basta uscire dal tunnel.

Best Player: Joakim Noah

Dopo l’ennesimo infortunio occorso a Derrick Rose, Chicago sembrava alla deriva, spacciata. Ha chiuso quarta, a pari record con i Raptors terzi, e dando l’impressione di non soffrire a livelli catastrofici l’assenza del suo uomo migliore. Questo perché il suo centro ha giocato un basket di livello devastante a tutto campo, con risultati mai visti. Contro i T-Wolves ha messo a segno la sua quarta tripla-doppia dell’anno, dato fatto segnare solo da Michael Jordan e Scottie Pippen per i Bulls, settima in carriera, dietro solo ai due appena citati nella storia della Città del Vento, e ha superato quota 397 assist, record di franchigia per un centro in regular season, che apparteneva a Tom Boerwinkle da oltre 40 anni. Le sue statistiche parlano per lui: 12.6 punti, 11.3 rimbalzi e 5.4 assist. Non solo, ma anche una difesa eccezionale, che ha concesso solo 97.7 punti ogni 100 possessi avversari con lui sul parquet e ha reso i Bulls la seconda miglior retroguardia della Lega dopo i Pacers. E anche un’intensità e una voglia di vincere da campione vero. Come si è dimostrato, quest’anno, Joakim Noah.

Best of the West

Best Team: Los Angeles Clippers

E’ vero che gli Spurs hanno fatto segnare un’altra stagione straordinaria, finendo col portare a casa il miglior record della Lega. Sono questi Clippers, però, la vera sorpresa dell’anno. Il record di franchigia di 57 vittorie è già un ottimo motivo per inserirli tra le migliori. Il fatto di essere arrivati a un solo passo e mezzo dal secondo posto in una Conference terribile come la Western di quest’anno ne è la conferma. Nessun record negativo per quella che è stata, fino a quest’anno, la parte “sfortunata” di Los Angeles. Anzi: 36-16 contro le avversarie ad Ovest, 12-4 contro quelle di Division, 34-7 tra le mura amiche, 23-18 lontano da casa, 3-1 nei derby contro i Lakers (con un +48 pauroso tra le altre). Miglior attacco della Lega (108 punti di media), terza miglior squadra per numero di assistenze a partita (24.6). Uno dei playmaker più forti nel lotto, Chris Paul (19.1 punti, 10.7 assist di media), una neonata stella assoluta, non più solo in acrobazie volanti, Blake Griffin (24.1 punti, 9.5 rimbalzi), e il miglior rimbalzista e terzo miglior stoppatore della Lega, DeAndre Jordan (13.6 rimbalzi e 2.5 stoppate). Serve altro per vincere?

Best Player: Kevin Durant


Se per ogni altro premio individuale da assegnare quest’anno i dubbi restano e sono tanti, il Most Valuable Player NBA versione 2013/14 ha già un nome e un cognome: Kevin Durant. L’aveva dichiarato ad inizio anno di volersi togliere al più presto l’etichetta di “secondo” dietro LeBron e non ha perso tempo: miglior marcatore della Lega, a quota 32 punti di media, per altro con il 50% dal campo e il 39% da oltre l’arco, ma anche 7.4 rimbalzi, 5.5 assist e 1.3 rubate a partita. Russell Westbrook è rimasto ai box per metà regular season, ma nessun problema: 59 vittorie e 23 sconfitte valgono il secondo posto, molto sofferto ma meritatissimo, in Western Conference. KD ha segnato più di 25 punti per 41 gare consecutive, battendo il mito Michael Jordan per la striscia più lunga nel recente passato, ha il maggior numero di punti ogni 100 possessi (40.2, quattro più di LBJ) e ha il miglior PIE della Lega, che ne dimostra l’efficienza assoluta in ogni aspetto del suo gioco (20.6%). Soprattutto, però, ha dato, per la prima volta inequivocabilmente, la sensazione di essere il più forte. Servirà confermarla nei playoff.

Best of the Rest

SWEET SIXTEEN (first half): Pacers dominatori dal trono traballante, Heat bi-campioni dal dominio ancora più instabile, Raptors straordinari e razionali protagonisti nella giungla, Bulls allenati magistralmente e mai domi, Wizards sulle ali dell’entusiasmo e della beata gioventù, Nets roventi dal Capodanno in avanti, Bobcats alla rivincita della vita con un Jefferson guru e Hawks più fortunati (per non usare termini volgari) che altro. Eccole, le “magnifiche” otto ad Est.


SWEET SIXTEEN (second half): Spurs senza età e senza limiti, Thunder in mano a una leggenda in procinto di nascere, Clippers temerari e talentuosi come non mai, Rockets e il fattore H pronto a esplodere, Blazers stanchi ma pronti a sfidare ogni sfortuna, Warriors per sorprendere tutti e andare fino in fondo, Grizzlies pronti a chiudersi come una cassaforte e Mavericks alle ultime Wunder-Dirk-possibilities. Eccole, le (vere) magnifiche otto ad Ovest.


Worst of the East

Worst Team: New York Knicks

Il disastro più totale. Le scelte di quest’estate, a partire dal confermare Mike Woodson in panchina, si sono dimostrate tutt’altro che atte al salto di qualità. Metta World Peace è già un ex giocatore e Andrea Bargnani ha dato ragione a chi l’ha sempre criticato, terminando la sua stagione con un infortunio tanto comico quanto esplicativo del periodo che attraversa. Carmelo Anthony è un attaccante pazzesco, secondo miglior marcatore della Lega, e ha messo sul parquet impegno e devozione, anche se non si è dimostrato il leader che tutti si aspettavano e a ha steccato alcune partite fondamentali. J.R. Smith si è eclissato e ha giocato tre quarti di stagione all’ombra di sé stesso, salvo svegliarsi nel finale, quando, però, buona parte del disastro era già stato fatto. Iman Shumpert non è cresciuto di una virgola rispetto allo scorso anno e Tyson Chandler è alle prese con guai fisici continui che lo allontanano dall’essere dominante come qualche stagione fa. C’è da rivoluzionare tutto, dalle fondamenta. Con un Maestro Zen al comando sarà tutto più semplice.

Worst Player: Josh Smith


Doveva essere la stagione della svolta per la sua carriera. Doveva essere la stagione in cui J-Smoove avrebbe preso per mano i giovani e spericolati Pistons, certamente più ricchi di talento degli Hawks che aveva appena lasciato, e li avrebbe guidati verso traguardi importanti. L’undicesimo posto nella già di per sé derelitta Eastern Conference a quota 29 vittorie e 53 sconfitte vi sembra tale? Smith, invece, non si è integrato, come Motown sperava, con Andre Drummond e Greg Monroe. Punti, rimbalzi, assist e stoppate non solo sono inferiori alla passata stagione, ma non sono degni di quello che è il primo tenore dell’orchestra Pistons. Non solo mere statistiche però, anche la precisione è calata in maniera vistosa, tanto dal campo (46.5% > 41.9%), quanto da oltre l’arco (30.3% > 26.4%), prendendosi quasi tre tiri in più rispetto alla media in carriera. Ricordate grandi prestazioni di Smith quest’anno? Di giocate decisive o vittorie esaltanti? No, o almeno non così tante come ci si attendeva. Certo non si può imputare solo a lui la colpa della disastrosa stagione dei Pistons, ma Detroit lo avrebbe già messo alla porta. Casualità?

Worst of the West

Worst Team: Denver Nuggets

Ma i Nuggets non erano quelli che lo scorso anno hanno perso solo tre partite al Pepsi Center in tutta la stagione? Che hanno finito terzi in Western Conference, prima di compiere un pasticcio ai playoff? Presenti, ma, almeno per quest’anno, assenti. Solo il record tra le mura amiche, seppur notevolmente peggiorato (22-18), è rimasto positivo, mentre, per il resto, Denver ha deluso le attese e ha chiuso undicesima ad Ovest, ben al di sotto del 50% di score (36-45). L’assenza in difesa e in termini di esplosività e corsa di Andre Iguodala si è fatta sentire non poco, così come quella realizzativa e di sostanza del nostro Danilo Gallinari, rimasto ai box per tutta la stagione dopo il grave infortunio dello scorso anno. Il solo Ty Lawson non è riuscito nell’impresa, aiutato, ma solo a metà, da un discontinuo per quanto estroso Kenneth Faried. Con la partenza di Kosta Koufos e l’infortunio di JaVale McGee è mancato anche qualcosa sotto canestro. Insomma, questi Nuggets hanno dato la seria impressione di essere incompleti. Bisognerà trovare il pezzo mancante entro la prossima stagione.

Worst Player: Ricky Rubio

Finalmente una stagione senza infortuni o problemi fisici, una stagione con 82 gare giocate per gustarsi tutto il meglio di Ricky Rubio… non è andata proprio come si sperava. Il playmaker spagnolo, dopo aver incantato tutti, con giocate funamboliche e fuori dal comune, all’esordio nella Lega, quest’anno ha deluso le attese. E con lui anche i T-Wolves, attesi a una stagione sorprendente che si potesse chiudere tra le prime otto. Si sarebbe potuto punire benissimo l’intero collettivo, ma in fondo Minnesota è stata tradita, in davvero troppe troppe occasioni, nelle ultime azioni, quando bisognava trovare il passaggio giusto e il tiro della vittoria. Rubio non ha sbloccato quasi nessuna di queste situazioni, anzi molte volte le ha complicate. Le statistiche lo vedono sotto i canonici 10 di riferimento sia in termini di punti (9.5 a partita), sia in termini di assist (8.6 a partita). Ma è mancata soprattutto l’esplosività e l’estro che si erano visti da quando aveva messo piede in NBA. Peccato, perché l’occasione era di quelle da prendere al volo.

Worst of the Rest

BITTER SIXTEEN (first half): Knicks disorganizzati e senza meta, Cavaliers immaturi in attesa di un messia, Pistons dal giovane e scellerato talento, Celtics in attesa di ricostruzione guardando al passato, Magic dalla fin troppo accesa nostalgia di casa, Sixers ridicoli e così lontani dal vicino Iverson, Bucks francamente incommentabili. Urge qualcosa di forte per queste otto, che sia un’iniezione di fiducia o un’iniezione dal Draft.



BITTER SIXTEEN (second half): Suns da lodare un solo passo fuori dal Paradiso, Timberwolves spreconi e senza un leader, Nuggets dalle troppe mancanze di peso e livello, Pelicans nuovi nel look ma vecchi nello stile, Kings con troppi pochi principi a concorrere da re, Lakers in attesa di ricostruzione guardando al passato e Jazz senza alcuna musica o sinfonia soave. Consideriamo che due di queste avrebbero fatto i playoff se fossero state ad Est. Enough said.

mercoledì 9 aprile 2014

TOP & WORST NBA - EPISODE 22 (02/04 - 08/04)

Best of the East

Best Team: Chicago Bulls


Di questi Bulls si parla, forse, troppo poco. Dati per spacciati dopo l’ennesimo infortunio occorso a Derrick Rose, gli uomini della Wind City si sono invece rimboccati le maniche e stanno portando a termine una stagione da protagonisti. La striscia aperta di cinque vittorie consecutive, arrivate contro Celtics, due volte, Hawks, Bucks e Wizards, li ha issati al terzo posto ad Est, a pari record con i Raptors. Con le otto vittorie nelle ultime dieci partite giocate, il record è schizzato ad un ottimo 45-32, anche se non sarà facile sbarazzarsi dei canadesi per raggiungere la terza piazza di Conference. La media punti più alta è ancora quella di Rose, anche se D.J. Augustin, Carlos Boozer, Taj Gibson, Jimmy Butler e Mike Dunleavy sono tutti oltre i dieci punti segnati a partita. Insieme a loro c’è il giocatore che ha fatto fare il vero salto di qualità a Chicago, ovvero Joakim Noah. Il centro sta tenendo medie fantastiche (12.5 punti, 11.1 rimbalzi e 5.2 assist) ed è il leader assoluto di una grandissima squadra. Sperando che i playoff lo confermino.

Best Player: Al Jefferson

Ci voleva un grandissimo campione per portare Charlotte ai playoff, ci voleva Al Jefferson. I Bobcats, anche grazie alla striscia aperta di quattro vittorie consecutive, giunte contro Wizards, Sixers, Magic e Cavaliers, si sono guadagnati un posto nella post-season, dopo che le ultime stagioni si erano concluse tra il grottesco ed il tragico. Nelle ultime quattro, per il loro centro delle meraviglie, sono arrivati 24.25 punti con il 48% al tiro e 13 rimbalzi, sempre in doppia-doppia al suono della sirena finale. Per lui sono 21.7 i punti e 10.6 i rimbalzi di media da inizio stagione e il record di Charlotte è risalito fino ad oltre il 50% (39-38), dopo che, solo lo scorso anno per citare il caso più recente, i Bobcats erano stati tra le peggiori franchigie della Lega al termine della stagione regolare (21-61). Basti pensare che hanno ottenuto più successi in casa finora (23), che in totale lo scorso anno. Alla fine ce l’hanno fatta, il settimo posto, con vista sul sesto, ormai è in tasca. E nessuno si azzardi a chiamarli ancora Lolcats.

Best of the West

Best Team: Dallas Mavericks

I Mavericks, questi playoff, li vogliono a tutti i costi. Dopo averli persi nel finale di stagione lo scorso anno, quest’anno i texani si trovano ancora nella zona calda, ma stanno facendo di tutto per uscirne con un biglietto per la post-season. In settimana sono arrivate tre vittorie consecutive, di cui una di assoluto prestigio contro gli scatenati Clippers di questo periodo e due non altrettanto complicate, ma fondamentali contro Lakers e Kings. I problemi, però, sono dietro l’angolo. Dopo la gara da vincere contro i Jazz, ecco che arrivano, per chiudere la stagione regolare, gli Spurs e le due sfide infuocate contro le rivali dirette, Suns e Grizzlies nell’ordine. Ad oggi Dallas è settima a quota 47-31, una vittoria sopra Phoenix e due sopra Memphis, che però non ha ancora mollato la presa. Il leader di Dallas non è cambiato ed è uno di cui ci si può fidare. Servirà il miglior Dirk Nowitzki per andare oltre ogni ostacolo e volare verso i playoff. Una volta preso il treno, poi, tutto può succedere.

Best Player: Gerald Green


Phoenix, dopo le due sconfitte consecutive contro Lakers e Clippers, aveva bisogno di una scossa per non sciogliersi a un passo dalla gioia playoff. Il fulmine che ha ridato luce ai Suns si chiama Gerald Green. Nelle due vittorie, tanto strepitose quanto fondamentali, contro Blazers e Thunder, Green è stato il protagonista assoluto. 32 punti con 12/20 al tiro e 5 rimbalzi contro Portland, stesa con un quarto periodo da grandissima squadra, mentre sono stati 24, con 7/11 al tiro, i punti nel successo su Oklahoma City. In totale, tra le due sfide, da non dimenticare uno straordinario 9/14 da oltre l’arco. Il fatturato della guardia dei Suns si è alzato ben oltre gli standard di un puro “schiacciatore”, come veniva considerato: 15.8 punti, 3.4 rimbalzi e 9.6% di PIE sono dati per un ottimo giocatore, in crescita costante da inizio stagione. Abbiamo già visto la situazione della franchigia dell’Arizona, galvanizzata per altro dal rientro di Eric Bledsoe. Serviranno tutti i migliori per completare una stagione da sorpresa assoluta.

Best of the Rest

HAWKS & KNICKS: Atlanta è tornata. E l’ha fatto nel momento più importante della sua stagione. Le due nettissime e fondamentali vittorie contro Cavaliers e Pacers, in attivo di 19 lunghezze contro entrambe al termine, hanno riportato i Falchi ad un record, per quanto mesto e triste, da playoff, almeno in questa Eastern Conference (34-42). Ora le speranze dei Knicks sono appese ad un filo e gli Hawks potranno presto festeggiare la post-season.


QUALCUNO FERMI KD: con i 38 punti messi a segno nella sconfitta contro i Suns, Kevin Durant è entrato nella storia della Lega, raggiungendo le 41 partite consecutive (una in più di sua maestà Michael Jordan) con oltre 25 punti segnati. Sono 34.8 i punti segnati di media a partita nel periodo, ottenuti per altro con il 51.6% al tiro. A questi ha aggiunto ben 7 rimbalzi e 6.1 assistenze ad ogni uscita. Il prossimo obiettivo è il titolo di MVP, che per quest’anno pare quasi scontato. E il successivo non può essere che l’anello.


Worst of the East

Worst Team: Cleveland Cavaliers

Che disastro. Non è bastato avere ancora una volta la prima scelta assoluta al Draft. Non è bastato aggiungere giocatori di assoluto prestigio a stagione in corso, vedi Luol Deng. Non è bastato che Hawks e Knicks facessero di tutto per starsene fuori dalle otto pretendenti al titolo. I Cavs dovevano essere la sorpresa di questa stagione, ma sono tutto fuor che una squadra che possa anche solo lottare ai playoff. Basti pensare che, se avessero vinto le ultime due partite contro Atlanta e Charlotte, adesso avrebbero lo stesso record di New York e, se non altro, sarebbero ancora in corsa. Le occasioni perse da Cleveland quest’anno, però, sono tantissime; hanno perso ben 29 partite contro gli avversari della disastrata Eastern Conference, vincendone solo 19. Il record è negativo, tanto alla Quicken Loans Arena (17-21), quanto lontano da casa (14-26). Hanno deluso tutti, nessuno escluso, compreso quel Kyrie Irving che doveva essere uno dei migliori giocatori della Lega. E il ritorno di LeBron, con tutta probabilità, resterà un sogno.

Worst Player: Carmelo Anthony

Melo dovrà fare ancora tanta strada prima di diventare un campione. I Knicks, grazie alla netta vittoria nel derby contro i Nets, si erano finalmente guadagnati l’ottava piazza utile per i playoff. Sarebbe bastato vincere per mantenerla. Invece, contro Wizards e Heat, sono arrivate due sconfitte consecutive. Anthony ha pensato bene di regalarsi un 5/14 con 0/5 da tre punti per soli 10 punti, quasi pareggiati per altro dalle 9 palle perse totali, contro Washington e un 4/17 (23.5%) con 1/5 da oltre l’arco per 13 punti contro Miami. Nessuno discute le medie tenute finora dall’ala di New York, altissime sia in termini di punti (27.5) sia in termini di rimbalzi (8.2). Se, però, nel momento decisivo della stagione, quando bisogna dimostrare di essere un leader e un trascinatore per portare la squadra ai playoff, le prestazioni sono di questo tipo, allora il giudizio non può che essere negativo. Se nelle 33 vittorie dei Knicks c’è sicuramente lo zampino di Melo, c’è parte di lui anche nelle 45 sconfitte. E il dato è allarmante.

Worst of the West

Worst Team: Memphis Grizzlies


Se Mavericks e Suns si stanno avvicinando sempre di più ai playoff, sembra che l’anello debole, il team che ne resterà fuori, possano essere i Grizzlies. Delle ultime sei partite giocate, Memphis ne ha vinte solamente due, entrambe contro i Nuggets, e ne ha perse ben quattro, al cospetto di Warriors, Blazers, T-Wolves e Spurs. Certo, non avversari di basso lignaggio, ma per lottare per la post-season in una Conference equilibrata e spietata come la Western, bisogna cercare di vincerle tutte. Se i tre successi consecutivi, che hanno preceduto questo periodo infelice, avevano portato i Grizzlies ad essere la favorita per finire al settimo posto, ora per loro si prospetta un finale di fuoco per non essere l’esclusa dal treno che porta alla post-season. La prossima uscita sarà la proibitiva sfida contro gli Heat, mentre poi, contro Sixers e Lakers, ci sarà il tempo per mettere fieno in cascina. Le ultime due partite, con tutta probabilità, saranno quelle decisive: Suns e Mavericks a stretto giro di posta. L’imperativo è solo uno: vincere.

Worst Player: Caron Butler

Arrivato ad inizio marzo per dare profondità al roster di guardie dei Thunder, Butler, pur giocando quasi mezz’ora di media a partita, sta portando tutto meno che l’apporto desiderato. Delle sedici partite giocate, Oklahoma City ne ha vinte dieci (62%), dato di tutto prestigio, ma molto più basso rispetto alla media stagionale tenuta dalla squadra (55-21, 72%). Butler, dopo aver lasciato i derelitti Bucks, ha abbassato notevolmente la sua media punti (10.5 & 9.3), i rimbalzi (3.3 & 4.2), gli assist (1.5 & 1.2), ma soprattutto la sua percentuale al tiro (38% & 35%), pur avendo un minutaggio più alto di circa tre minuti a partita. Non stupisce che le sue statistiche possano abbassarsi in una squadra che presenta, tra gli altri, Durant e Westbrook tra le sue fila, ma se tutti i dati si rilevano essere inferiori ai precedenti significa che qualcosa non sta funzionando al meglio. I Thunder devono fare attenzione a non disunirsi per non perdere il secondo posto di Conference e, soprattutto, in vista dei playoff.

Worst of the Rest

PISTONS GOING HOME: l’arrivo di giocatori del calibro di Josh Smith e Brandon Jennings, unito al talento di Andre Drummond e Greg Monroe, aveva davvero fatto sperare in qualcosa di grande. Invece a questi Pistons manca ancora un grande passo prima di essere squadra da playoff. Prima di essere una squadra, per cominciare. Con tutta probabilità arriveranno a 50 sconfitte (28-49 ad oggi) e sono già sicuri di un record negativo in casa (17-23), come in trasferta (11-26). Sorry, Motown.



WORST OF THE LEAGUE: non arriveranno ai livelli dei Bobcats di due stagioni fa (7 vittorie in 66 partite), ma nemmeno ci andranno molto lontani questi Bucks, fermi a 14 successi totali. Si potrebbe almeno far festeggiare ai tifosi la decima vittoria tra le mura amiche (9-29), visto che in trasferta sembra difficile alzare il 5-34 che hanno raccolto finora. Se non altro Milwaukee si può consolare con un grande Brandon Knight, che sembra poter essere la base su cui costruire un roster migliore. E augurarsi di fare lo stesso percorso di Charlotte. Quella di quest’anno, però.

giovedì 3 aprile 2014

TOP & WORST NBA - EPISODE 21 (26/03 - 01/04)

Best of the East

Best Team: Toronto Raptors


Non un premio alla settimana, ma alla stagione di questi Raptors. Fuori dai playoff nelle ultime cinque annate, di cui le ultime tre chiuse con almeno dieci sconfitte più di quante siano state le vittorie, i canadesi quest’anno stanno costruendo qualcosa di grande. Terzi, a pari record con i Bulls, con 42 vittorie e 32 sconfitte, sono già sicuri della post-season e di chiudere oltre il 50% di successi, risultati che parevano impossibili, o per lo meno improbabili, meno di 365 giorni fa, quando chiusero la regular season a quota 34-48, tra le peggiori compagini nella Eastern. Eroi di questa stagione sono stati DeMar DeRozan (22.7 punti di media), che ha vissuto una crescita costante da leader di squadra, e Kyle Lowry (17.4 punti e 7.6), tra le migliori guardie ad Est. Il resto della squadra ha costruito un gruppo fantastico e completo attorno ai due e oggi i Raptors, nonostante l’ultima sconfitta contro gli Heat, per altro preceduta da tre vittorie consecutive contro Celtics, due volte, e Magic, possono sognare in grande. O, per lo meno, permettersi di sognare.

Best Player: J.R. Smith

Serviva una scossa ai Knicks, per proseguire la loro rincorsa ai playoff. L’ha portata il Sixth Man of the Year della scorsa stagione, colui che li aveva guidati, con il suo mix di genio e sregolatezza, ad una regular season molto più tranquilla l’anno passato. A New York le cose semplici sembrano non piacere, ma se in settimana sono arrivate tre vittorie fondamentali contro Kings, Warriors e Jazz, molto del merito è proprio di J.R. Il suo show è iniziato contro Sacramento, quando si è regalato un 10/19, con 9/12 da oltre l’arco, per 29 punti, diventando il secondo giocatore di sempre (dopo Kobe) ad aver giocato quattro partite in carriera con almeno nove triple a segno. Contro Golden State il suo rendimento è sceso a un 8/17 con 3/9 da tre punti, ma ha comunque portato 21 punti e 5 rimbalzi. La partita contro Utah era vinta in partenza, contro una squadra ormai senza motivazioni. Peccato che nel frattempo siano arrivate anche due sconfitte contro Suns e Lakers (abbastanza inspiegabile), altrimenti il sorpasso ad Atlanta sarebbe stato cosa fatta. A New York le cose semplici sembrano non piacere.

Best of the West

Best Team: Phoenix Suns

Peccato per la brutta sconfitta contro i Lakers, che allo Staples Center hanno vinto nettamente, perché i Suns stavano volando dritti verso la post-season. Unica squadra, escludendo Spurs, Thunder e Clippers, il trio delle meraviglie che guida la Conference, a guadagnarsi otto vittorie e sole due sconfitte nelle ultime dieci partite giocate, Phoenix è la franchigia che al momento si merita maggiormente questi playoff. Sia per il miglioramento dalla scorsa stagione, quando chiusero ad un misero 25-57, sia per il tasso tecnico e spettacolare che mostrano ad ogni uscita sul parquet. I Suns giocano un grande basket, guidati dal loro leader Goran Dragic, e se potessero contare anche su Eric Bledsoe, probabilmente, starebbero anche qualche posizione più in alto, ad Ovest. Le sei vittorie consecutive, prima di LA, hanno portato Phoenix a quota 44-30, ora a pari merito con Mavs e Grizzlies, con il loro medesimo record. Il problema è che una delle tre rimarrà fuori dai playoff, pur con un probabile score di oltre 50 vittorie. Capito perché le Conference vanno riviste?

Best Player: Tim Duncan


Infinito. Miglior giocatore della scorsa settimana nella Western Conference, con l’intensità di un ragazzino e il cuore di un grande veterano. Se gli Spurs sono arrivati a 18 vittorie consecutive, unici a chiudere gli ultimi sette giorni senza sconfitte nell’intera Lega, il merito va, in grandissima parte, al loro unico e grande leader. Prima della non felicissima uscita contro i Pacers, comunque chiusasi con un nettissimo successo Spurs, nelle precedenti quattro il caraibico si è regalato medie da sogno: 20 punti, con il 62.5% al tiro, 8.5 rimbalzi, 4.3 assist, 2 stoppate e una rubata a partita, nelle vittorie contro Sixers, Nuggets, due volte, e Pelicans. Gli Spurs sono, prima di tutto, una grandissima squadra, come dimostrano i 25.5 assist di media che smazzano i suoi giocatori (1° in NBA), ed ora viaggiano spediti verso le 60 vittorie (58-16), di cui 30 in casa e 30 in trasferta, dopo essersi praticamente assicurati il primo posto in Western Conference. Che squadra. D’altronde, con un leader così…

Best of the Rest

HEAT BACK ON TOP: i due volte campioni in carica sono tornati, dopo la scorsa notte di gare, in testa alla Eastern Conference con 51 vittorie e 22 sconfitte, a discapito dei Pacers, di cui parleremo sotto. Miami ha raccolto in settimana tre vittorie consecutive contro Pistons, Bucks e Raptors. Se i primi due non sono avversari imprescindibili, Toronto è temibile quest’anno più che mai. Il successo sui canadesi, come premio, ha issato la squadra della Florida in vetta. Sperando di restarci fino alla fine.


E ADESSO?: al gran ballo di fine stagione c’è una reginetta di troppo. Mavericks, Grizzlies e Suns sono appaiate a quota 44-30, il che non sarebbe certo un problema, visto il record fantastico del terzetto, se non fosse che una dovrà restare fuori dai playoff. A otto gare dal termine con 0.437 ad Est si va ai playoff, mentre ad Ovest uno 0.595 ancora non basta. Ci sono, però, pochi calcoli da fare ora. Se Dallas e Phoenix dovranno darsi da fare in trasferta (19-17 per entrambe finora), Memphis dovrà chiarire al più presto i suoi problemi divisionali (3-11). Una di loro, in ogni caso e purtroppo, resterà fuori.


Worst of the East

Worst Team: Atlanta Hawks

L’harakiri degli Hawks, per la “gioia” di tutti i suoi tifosi, è quasi completato. Atlanta, prima della vittoria contro i derelitti Sixers, che non dovrebbe nemmeno essere motivo di vanto, ha perso sei partite consecutive, di cui tre in settimana contro T-Wolves, Blazers e Wizards. Se contro Washington almeno ha tentato di vincerla, finendo per perdere di quattro, contro le due avversarie della Western Conference nemmeno ha lottato, chiudendo rispettivamente sotto di 24 e 15 nel punteggio finale. New York si è portata a una sola partita di distanza, frutto di due sconfitte in più subite finora. Data la facilità con cui ultimamente gli Hawks perdono qualsiasi partita si ritrovino a giocare, però, non inseguiranno ancora a lungo forse. Quattro delle nove partite che restano da giocare sono contro squadre con un record di molto negativo, altre quattro paiono quanto meno proibitive e quella contro i Bobcats è tutta da giocare. Che i Falchi ci sorprendano e si tengano stretti l’ottavo posto? Speriamo, almeno per i loro tifosi.

Worst Player: Roy Hibbert

Dov’è finito il giocatore che doveva diventare il miglior difensore dell’anno? Dopo la vittoria contro gli Heat, unico successo delle ultime sei partite giocate da Indiana, i Pacers hanno subito quasi 95 punti di media tra Wizards, Cavaliers e Spurs, per altro segnandone la miseria di 77 a partita. Hibbert ha segnato dieci conclusioni sulle trenta tentate, con 9.7 punti di media, raccogliendo meno di cinque rimbalzi e mettendo a segno solo due stoppate nelle ultime due partite, dopo le cinque rifilate a Washington. La sua squadra è in caduta libera ed ora è scivolata al secondo posto nella Eastern Conference, superata da Miami. Il record in trasferta di Indiana è, ad oggi, peggiore di quello di tutte le prime nove squadre ad Ovest (19-18) e la squadra sembra giocare con una sufficienza mai vista nella prima parte della stagione. Il record resta ottimo (52-23), ma il fattore campo era una pedina fondamentale da giocare ai playoff. Troppo tardi?

Worst of the West

Worst Team: Minnesota Timberwolves


I tifosi dei T-Wolves saranno sempre destinati a vivere su un’altalena, di risultati e di prestazioni, che porta più guai di quanti successi riesca a regalare. Dopo aver battuto gli Hawks nettamente ed in maniera convincente, dopo il record di punti segnati per la franchigia, siglato contro i Lakers (143), ecco due nuove sconfitte contro Nets e Clippers. Eppure una squadra che conta su elementi come Kevin Love (26 punti e 12.6 rimbalzi di media), Kevin Martin (19.1 punti), Nikola Pekovic (17.4 punti e 8.7 rimbalzi), Ricky Rubio (8.9 punti e 8.5 assist) e compagnia non dovrebbe temere alcun avversario. Forse, però, il più grande difetto di questi T-Wolves è di non essere, per niente, una squadra e di non avere un vero leader a guidarla. Oltre a una difesa più che rivedibile. Se qualche sognatore, di immaginazione particolarmente fervida, avesse ancora sperato di vederli ai playoff, dovrà abbandonare il desiderio, almeno fino alla prossima stagione.

Worst Player: Harrison Barnes

L’anno scorso eravamo rimasti estasiati da alcune giocate di Barnes, dalla sua potenza ed elevazione, dal suo talento che, insieme a quello di Steph Curry, Klay Thompson e compagnia, aveva sorpreso tutti, facendo sperare nei Warriors come sorpresa assoluta di questa stagione. Chi non ha mai visto Barnes saltare in testa a Pekovic in quella mostruosa schiacciata? Eppure l’ala, quest’anno, sembra la brutta copia di sé stesso. Nelle ultime nove partite non ha mai tirato sopra il 37% dal campo, con un totale di 54 conclusioni tentate e solamente 12 messe a segno (22.2%). Le altre statistiche (3.6 rimbalzi e 1.9 assist) non aiutano di certo a regalare la sufficienza al giocatore dei Warriors, che nel periodo hanno avuto alti e bassi, con quattro vittorie e quattro sconfitte. Se Golden State sta faticando molto più di quanto ci si aspettava alla vigilia (45-28 e sesto posto ad Ovest), è anche per colpa di un Barnes irriconoscibile. Speriamo ritorni in sesto per i playoff, per tornare a vederlo volare sopra il ferro come l’anno scorso.

Worst of the Rest

LE NOBILI DECADUTE: ora è ufficiale. Né Lakers né Celtics, le due franchigie più importanti e vincenti di sempre nella NBA, quest’anno faranno parte dei playoff. Entrambe le squadre stanno vivendo un periodo di ricostruzione e ammodernamento dopo tante stagioni di successi e chiuderanno con un record visibilmente negativo. A Los Angeles (25-48), tanto quanto a Boston (23-51), mancheranno forse i sorrisi quest’anno, ma le speranze di rinnovamento sono davvero tante. Non resta che ricordare i vecchi successi, finché non si tornerà a vincere.



A WIN FOR THE SIXERS: solo i Pistons di quest’anno, passati in fretta da papabile sorpresa stagionale a delusione più totale, potevano concedersi il lusso di perdere contro Philadelphia, di ben 25 punti, dopo che i Sixers avevano raggiunto la peggior striscia negativa di sempre, con 26 KO consecutivi come solo i Cavs del dopo LeBron prima di loro. Non saprei dire esattamente se questo è uno spazio per “celebrare” Philly o denigrare Detroit. O, forse, entrambe le cose.

giovedì 27 marzo 2014

TOP & WORST NBA - EPISODE 20 (19/03 - 25/03)

Best of the East

Best Team: Brooklyn Nets


L’aria di primavera sta dando i suoi frutti, facendo rinascere questi Nets dal loro letargo invernale. Dieci vittorie e tre sconfitte, questo il tabellino di un mese di marzo eccellente per il team che ha casa al Barclays Center. Dopo la sconfitta contro i Wizards, ecco che Suns, Bobcats, Celtics e Mavericks si sono dovute inchinare alla corte di Jason Kidd, prima del KO inaspettato in overtime contro i Pelicans. Se Boston non è temibile quest’anno, le altre tre squadre sono in piena lotta per un posto nei playoff, eppure hanno dovuto soccombere ad un team che, ad oggi, il posto nella post-season ce l’ha (quasi) assicurato a quota 37-32, ma che sta procedendo a grandi passi verso le zone altissime della Eastern Conference. Quel terzo posto che solo qualche mese era pura utopia oggi è, a tutti gli effetti, l’obiettivo di Brooklyn per questo finale di stagione. Se dopo 13 gare dall’inizio della stagione il progetto dei Nets sembrava un disastro completo, a 13 gare dalla fine sta prendendo sempre più una forma concreta. Attenzione a chi se li troverà di fronte..

Best Player: Amar’e Stoudemire

Forse sarebbe giusto citare Carmelo Anthony per render gloria al periodo positivo di questi Knicks, alla ricerca disperata dell’ottavo posto utile per i playoff. Chi è stato decisivo, con Melo certo, ma alzando di netto il proprio rendimento proprio in questo finale di stagione, è stato Stoudemire. La striscia di sette vittorie consecutive si è interrotta nell’ultima uscita contro i Cavs, in una gara in cui comunque Amar’e ha chiuso con il 60% al tiro (6/10) e con un +3 di plus/minus. Nelle precedenti sette sfide contro T-Wolves, Jazz, Cavs, Sixers, Bucks, Pacers e nuovamente Sixers, le sue medie stagionali (11.3 punti e 4.7 rimbalzi), si sono considerevolmente alzate fino a raggiungere i 15.7 punti con 5.9 rimbalzi e un eccellente plus/minus medio di +11.3 in oltre 25 minuti di impiego. La squadra con Stoudemire in campo sta girando alla grande ed è salita al record di 29-41, a tre partite di distanza dagli Hawks, al momento ultima squadra ammessa alla post-season. In una stagione tanto tragica, raggiungere i playoff sarebbe, almeno, una grande boccata d’ossigeno.

Best of the West

Best Team: Phoenix Suns

Dopo due settimane nei worst team, ecco le quattro vittorie consecutive che tutti i tifosi dei Suns stavano aspettando per continuare a sperare nel sogno playoff. Magic, Pistons, Timberwolves e Hawks si arrendono a Phoenix e, se per Orlando quest’anno ormai è quasi un’abitudine (52 sconfitte finora), Detroit e Minnesota danno probabilmente l’addio definitivo a quel desiderio che invece il team dell’Arizona deve essere bravo e attento a cullare fino in fondo. Insieme a un sempre eccelso Goran Dragic, sono Gerald Green e Markieff Morris i protagonisti della rivalsa della formazione di Jeff Hornacek, che sta facendo un lavoro sublime con un roster non ancora eccezionale. I Grizzlies sono settimi a quota 42-28, mentre i Suns hanno agganciato i Mavericks a quota 42-29. Da qui alla fine Phoenix dovrà affrontare numerose insidie, tra cui molti dei migliori team di questa Western Conference, ma dopo questi sette giorni è tornata in auge per una piazza nella post-season. Basterà crederci fino in fondo?

Best Player: Kevin Durant


MVP, MVP, MVP! Che sia stato il miglior giocatore della settimana appena passata in Western Conference non fa nemmeno più notizia. Lo fa, però, il suo tabellino, prima della serata di “riposo” contro i Nuggets da “soli” 27+8+4: nelle tre gare prima dell’ultima uscita, tutte vinte dai Thunder contro Bulls, Cavs e Raptors, sono arrivati 40.3 punti col 51.4% al tiro, 11.7 rimbalzi e e 6 assist. Ogni partita è stata chiusa con almeno 35 punti, 10 rimbalzi e 5 assist, oltre che con il 54.2% di media da tre punti. Se a questo si aggiungono le medie stagionali di 32.1 punti, 7.7 rimbalzi, 5.6 assist e un 21% di PIE (più del doppio della media degli altri giocatori NBA), oltre ai 51 punti contro Toronto, con per altro la bomba della vittoria allo scadere del primo tempo supplementare, il tutto assume un contorno quasi inumano. Oklahoma City ha già raggiunto le 50 vittorie stagionali (52-18) e sembra doversi arrendere solo agli scatenati Spurs di questo finale di annata per quel che riguarda il primo posto ad Ovest. KD, invece, non lo può fermare proprio nessuno!

Best of the Rest

SPURS! AGAIN!: rischieranno davvero di diventare noiosi, se vanno avanti di questo passo. Jazz, Lakers, Kings, Warriors e Sixers sono le ultime cinque di tredici quattordici consecutive capitate tra le mani di San Antonio a cavallo tra febbraio e marzo. 27-8 tra le mura amiche, speculare al 27-8 quando si gioca lontano dall’AT&T Center. Totale: 54-16 e primo posto quasi in cassaforte, con due partite di vantaggio sui Thunder. Arrivederci e grazie, firmato Spurs.


WILD, WILD WEST: 586 vittorie, 469 sconfitte. Tre squadre oltre la soglia delle 50 vittorie, nove oltre quella delle 40. Due squadre con meno di 20 sconfitte, nove con meno di 30. Sei squadre con un record negativo, ma nessuna di esse è sotto lo 0.300. Una serratissima lotta per tutte le posizioni utili per i playoff, nessuno ancora sicuro di essere ammesso alla post-season se non gli Spurs, nessuno sa però dove finirà la sua stagione. Signori, la Western Conference.


Worst of the East

Worst Team: Atlanta Hawks

Non è il momento giusto per iniziare una striscia negativa, ma questo gli Hawks sembrano non averlo capito da un po’. Dopo le cinque vittorie consecutive, che avevano dato respiro ad Atlanta, piantonata dai Knicks alle spalle, ecco arrivare altre tre sconfitte in fila. Pelicans, Raptors e Suns hanno passeggiato sui Falchi, che si ritrovano ora in una situazione davvero precaria. Il record (31-38) assicura ancora l’ottava piazza, ma New York, rivitalizzata dall’arrivo del Maestro Zen, incombe (29-41), a meno di tre partite di distanza. Nonostante il miglior tiratore da tre punti in questa stagione, Kyle Korver, che ha quasi il 50% al tiro da oltre l’arco, e nonostante Paul Millsap e Jeff Teague non stiano di certo sfigurando, l’assenza di Al Horford sembra pesare come un macigno, soprattutto a livello psicologico. Manca un leader a questi Hawks. Servirà trovarlo il più presto possibile, se non si vuole perdere anche l’ultimo treno.

Worst Player: Paul George

Il Most Improved Player of the Year della scorsa stagione, che ad inizio anno aveva stupito tutti per efficienza e continuità di prestazioni, arrivando ad essere considerato tra i migliori giocatori della Lega, si sta prendendo un periodo di pausa. Nelle ultime cinque partite, due vittorie e tre sconfitte per i suoi Pacers, ha tirato con una terrificante media del 26.3%, prendendo 76 conclusioni e mettendone a segno la miseria di 21. Se non fosse stato per un 32/35 ai liberi complessivo la sua media sarebbe stata di molto inferiore ai 16 punti, già per altro molto più bassa rispetto ai 21.8 a partita messi a segno nel computo dell’intera stagione. Se contro i Sixers la vittoria è arrivata perché Philly ha deciso di non vincere più, mentre contro i Bulls George ha aggiunto almeno 12 rimbalzi e 10 assist al 3/13 al tiro, con 1/5 da tre punti, nella seconda gara contro Chicago e contro Knicks e Grizzlies sono arrivate prestazioni scadenti abbinate a una sconfitta. La situazione di Indiana in testa alla Eastern non è più così salda. Quando si sveglierà George?

Worst of the West

Worst Team: Portland Trail-Blazers


I Blazers stanno giocando col fuoco e lo stanno facendo nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Nel mese di marzo sono arrivate sei vittorie a fronte di otto sconfitte, sette nelle ultime dieci, e questo non ha fatto che peggiorare quello che sembrava solamente un periodo di flessione dopo l’All Star Game. Dopo i successi su Bucks e Wizards sono arrivati i KO contro Bobcats e Heat. Non preoccupano le sconfitte in sé, ma il modo in cui sono state rimediate. Charlotte ha passeggiato su Portland, infliggendole un pesantissimo +30, mentre Miami, in un periodo assai critico, era in quell’occasione più battibile che nella maggior parte delle altre circostanze. I Blazers soffrono la lontananza da casa (19-17) ed ora, a quota 45-26, devono cominciare a guardarsi alle spalle. I Warriors sono sesti ad una sola gara di distanza e sarebbe il minore dei mali. Occhio però che le tre squadre alle prese con la bagarre per la post-season sono solo tre partite più in basso. Se Portland continuerà di questo passo, il Rose Garden rischia di non vedere i playoff.

Worst Player: Dirk Nowitzki

Nella vincente e straordinaria Western Conference è sempre difficile scegliere un giocatore che abbia sfigurato. Se Nowitzki non sta certo vivendo una stagione negativa e nemmeno ha giocato male durante il corso della settimana, nella lotta per i playoff che comprende i suoi Mavs, i Suns e i Grizzlies, senza lasciare al sicuro nemmeno Warriors e Blazers che le precedono, il tedesco non è sembrato quel giocatore fantastico e decisivo che garantisce sempre a Dallas delle ottime prestazioni. Nelle due, pesanti sconfitte contro T-Wolves e Nets, che hanno rimesso i texani nel pieno della lotta, anzi li hanno fatti scivolare al nono posto momentaneo, a pari merito però come score complessivo con Phoenix all’ottavo, Wunder Dirk ha tirato con un pessimo 13/39 e un ancor peggiore 0/10 da oltre l’arco. I 10 punti contro Brooklyn rappresentano uno dei minimi stagionali per Nowitzki, abituato a ben altri tipi di performance. In Western Conference ogni partita, ogni dettaglio conta se si vuole andare ai playoff.

Worst of the Rest

PACERS & HEAT STRUGGLING: che succede in vetta alla Eastern Conference? Periodo di riposo in vista dei playoff o si può parlare di crisi?. Entrambe sono 5-5 nelle ultime dieci partite giocate, Miami in marzo è a quota 7-7, mentre Indiana addirittura 7-8 ed entrambe hanno deteriorato il loro record in trasferta (19-16 Indiana, 20-15 Miami). Questo non è di certo un bel segnale in vista delle partite e delle serie che contano. Wake them up when March ends..



MEAN, MEAN EAST: 468 vittorie, 585 sconfitte. Una squadra oltre la soglia delle 50 vittorie, una oltre quella delle 40. Nessuna squadra con meno di 20 sconfitte, due con meno di 30. Nove squadre con un record negativo, con tre di esse sotto lo 0.270. Una lotta a chi ne perde di meno sia per quanto riguarda la testa della Conference sia per l’ottavo posto utile per i playoff sia per ogni altra posizione disponibile che valga almeno l’accesso alla post-season. Signori.. lasciamo perdere!

giovedì 20 marzo 2014

TOP & WORST NBA - EPISODE 19 (12/03 - 18/03)

Best of the East

Best Team: Atlanta Hawks


Guidati da un Kyle Korver da urlo, che sta tenendo un eFG% (statistica che considera il tiro da tre punti come 1.5 volte il tiro da due punti) del 64.8%, terzo nella storia NBA dietro Wilt Chamberlain ed Artis Gilmore ad avere una simile media, gli Hawks hanno ripreso a volare. Quattro vittorie consecutive, molto sofferte e contro team non certo trascendentali come Jazz, Bucks, Nuggets e Bobcats, ma utilissime a ricacciare indietro i fantasmi di essere ripresi proprio sul più bello e venire esclusi da ciò che fino a metà stagione sembrava il risultato minimo, i playoff. Atlanta si riavvicina ad un record accettabile (30-35) e tiene a debita distanza i Knicks (27-40), portandosi a sole tre vittorie da Charlotte che la precede (33-35). Paul Millsap (17.9 punti e 8.2 rimbalzi di media) e Jeff Teague (16 punti e 7 assist a partita), uniti alla precisione ritrovata di Korver da oltre l’arco, garantiscono talento e solidità a una squadra che vuole continuare a lottare per qualcosa di buono. Anche ottimo, se possibile.

Best Player: Al Jefferson

Vi stavate chiedendo perché i Bobcats in estate abbiano fatto di tutto per avere Jefferson a roster e, forse, l’abbiano anche strapagato? Semplice, perché il buon Al li sta portando dritti ai playoff. Escludendo l’ultima uscita di Charlotte, sconfitta in casa dagli Hawks, nelle quattro vittorie consecutive precedenti contro Nuggets, Wizards, Timberwolves e Bucks, il centro ex Jazz ha trascinato i suoi ad affermazioni sempre più convincenti e di livello grazie a prestazioni straordinarie, che gli sono valse il premio di miglior giocatore della Eastern Conference nella scorsa settimana. 24.3 punti con il 54.7% al tiro, 11.5 rimbalzi, 1.3 rubate e 1.3 stoppate oltre a un plus/minus di +6.5 di media non è davvero niente male. Charlotte, però, non deve permettersi di mollare adesso, sul più bello, mentre la lotta per la post-season sta entrando nel vivo. Jefferson sta tenendo medie vicine al suo career high (21.3 punti e 10.4 rimbalzi) con un PIE del 16.7%, tra i migliori per un centro nella Lega. Basta solo un ultimo sforzo, dai Al!

Best of the West

Best Team: San Antonio Spurs

E sono dieci. Gli Spurs non si fermano mai, non mollano mai, sono sempre lì. Favoriti dal ritorno sul parquet di Kawhi Leonard, che ha riportato il net rating di San Antonio da livelli miseri (0.1, quindicesima nella Lega) a livelli usuali per la squadra di Popovich (11.9, seconda nella Lega), i sempreverde texani hanno ripreso la loro marcia inarrestabile verso l’ennesimo primo posto in Western Conference. Il record (50-16) è il migliore di tutta la NBA, così come lo è quello in trasferta (24-8), così come lo è quello per il miglior gioco di squadra visto quest’anno. In settimana anche Trail Blazers, Lakers e Jazz si sono dovuti inchinare allo strapotere degli Spurs, che hanno vinto le tre sfide con un vantaggio oscillante tra i 13, inflitti a Portland, e i 34 punti, con cui è stata punita la squadra della City of Angels. Siamo per altro orgogliosi di sottolineare che il quinto miglior giocatore, almeno statisticamente parlando, di questo team è il nostro Marco Belinelli. Sarà lui a prendere l’eredità di Manu Ginobili? Sarebbe un sogno, in una squadra da sogno.

Best Player: Blake Griffin


Che stagione questa per Blake Griffin. L’ala dei Clippers, dopo essersi regalato la meravigliosa vittoria nel derby di settimana scorsa, cui è seguito il mostruoso 14/16 (87.5%) al tiro per 37 punti contro i Suns, has done it again negli ultimi sette giorni. Prima della sconfitta la scorsa notte contro Denver, che ha interrotto la serie di vittorie consecutive dei Clips a quota 11, Griffin ha tenuto, nelle quattro affermazioni precedenti, medie di 27 punti, 9.3 rimbalzi, 4.8 assist e 1.5 rubate a partita, il tutto tirando con il 54.4% dal campo. Se la situazione delle due squadre di Los Angeles quest’anno si è completamente ribaltata in favore di coloro che sono sempre stati i più deboli, i migliori ringraziamenti vanno proprio a Blake, che sta vivendo la sua miglior stagione in NBA (24.3 punti, 9.7 rimbalzi e 3.7 assist). La corsa al primo post si è leggermente arrestata con Denver (48-21), ma anche finire la regular season al terzo posto non sarebbe davvero niente male. Serve far bene anche ai playoff, però.

Best of the Rest

MONOCIGLIO IS THE WAY: Anthony Davis sta avendo una stagione difficilmente commentabile, in positivo ovviamente. 21.4 punti, 10.4 rimbalzi e 2.9 stoppate di media a partita, non proprio bruscolini per un ragazzo che ha appena compiuto 21 anni. Davis si è poi regalato una notte da sogno contro i Celtics, mettendo a segno il suo career high come punti (40 con 14/22 al tiro e 12/12 ai liberi) e rimbalzi (21, di cui 5 offensivi), risultando il quarto più giovane di sempre a far registrare un 40+20. Chapeau.


KD(OMINATING): contro i Bulls, Durant ha superato quota 25 punti per la 32esima partita consecutiva (meglio di lui solo sua maestà Jordan), oltre alla 40esima gara da trenta o più punti in questa stagione (il secondo? James a quota 23). I Thunder stanno avendo un breve periodo di sbandamento nell’ultimo periodo, ma se si confermano saldamente al secondo posto di Conference (49-18), dovrebbero erigere una statua al loro miglior giocatore. Migliore anche della Lega, quest’anno?


Worst of the East

Worst Team: Detroit Pistons

Il fatto che, senza battere squadre che hanno un record superiore al 50%, una squadra non possa permettersi nemmeno di sognare i playoff, dovrebbe essere una cosa risaputa. I Pistons di quest’anno, però, non sembrano averla compresa a pieno. Dal 12 febbraio a questa parte, dopo la breve striscia di tre successi consecutivi che aveva riacceso le speranze di playoff, Detroit ha vinto solamente tre partite contro Hawks, Knicks e Kings. Tutti successi che fanno morale e classifica certo, ma nessuna affermazione di rilievo, come è successo d’altronde per quasi tutto il resto della stagione. Per il resto 12 sconfitte, di cui le ultime due proprio in settimana contro due squadre in grande spolvero quest’anno come Pacers e Raptors, ma senza nemmeno arrivare a lottare davvero per la vittoria, come dimostrano rispettivamente i 14 e gli 8 punti di ritardo alla sirena. Con un record del genere (25-41), la post-season può restare un sogno nel cassetto anche per un roster spettacolare come quello della squadra di Motown. Non che si andrebbe molto lontano, comunque.

Worst Player: LeBron James

Tutte le statistiche usate nelle prossime righe dovranno essere confrontate solo e soltanto con le statistiche precedenti di LeBron James. Maneggiatele con cautela. Dopo i 61 punti del career high contro i Bobcats, il rendimento del Prescelto è calato e, con esso, anche i risultati per gli Heat. Sole due vittorie a fronte di ben cinque sconfitte per i due volte campioni in carica, con Spurs, Bulls, Nets e Nuggets che portano a casa un successo, mentre vengono sconfitti i Wizards e i Rockets si devono accontentare di una vittoria e una sconfitta nel periodo in questione. Per LeBron 20.7 punti, anche se per tre volte sotto la soglia dei 20, inusuale per lui, 5.8 rimbalzi (< 6.9 di media stagionale), 6.7 assist (meglio dei 6.5 di media), mai in doppia doppia e con 3.9 palle perse a partita. Il tutto tirando una sola volta oltre il 50% (nella vittoria sui Wizards per altro) e con 6/24 da tre punti. Se gli Heat (45-19) vogliono il primo posto dei Pacers (50-17) devono svegliarsi e in fretta. Guidati dal loro re.

Worst of the West

Worst Team: Phoenix Suns


Spiace dover ricorrere ancora ai Suns per scegliere la peggior squadra della Western Conference. Però, ormai, ciò che più interessa è la lotta per l’ottavo posto e Phoenix sta gradualmente calando verso il nono posto, che sarebbe una condanna forse troppo definitiva per una squadra che quest’anno ha stupito tutti e che ha dovuto rinunciare alla sua punta di diamante, Eric Bledsoe, per quasi tutta la stagione. Le vittorie contro Celtics e Raptors, in settimana, sono state accompagnate da altre due sconfitte evitabili e abbastanza nette contro Cavaliers (-9) e Nets (-13). Se i Mavericks (41-27) hanno vinto le ultime tre gare giocate e sembrano addirittura poter insidiare i Blazers per il quinto posto, mentre i Grizzlies (39-27) sono a quota 7-3 nelle ultime dieci uscite, Phoenix (38-29) viaggia a corrente alternata nelle ultime partite (5-5) e, soprattutto, in trasferta (16-16). Sapere che con un record di 0.567 in Eastern Conference si sarebbe a ridosso dei Raptors, terzi in graduatoria, fa malissimo al morale. Nulla, però, è ancora perduto.

Worst Player: Damian Lillard

Se una squadra non gira per il verso giusto il primo indiziato è, sempre, il suo miglior giocatore. Vista l’assenza di LaMarcus Aldridge ormai da una settimana, per il brutto momento che stanno attraversando i Blazers, è d’obbligo guardare a Lillard. Dopo le cinque vittorie consecutive a cavallo di febbraio e marzo, Portland ha subito nuovamente una seria battuta d’arresto, fatta di ben sei sconfitte a fronte di due vittorie su Hawks e Pelicans. Il record (43-24) non è più così rassicurante, almeno non per questa Western Conference, che vede ora Portland al quinto posto, tallonata da Warriors (42-26) e Mavs (41-27). Lillard, in questo periodo nero, ha tirato solo una volta oltre il 47%, in una gara fatta però di ben 7 palle perse come quella contro i Rockets, con un pessimo 18/53 da oltre l’arco e senza mai dare un apporto che si sia rivelato vincente di assistenze ai compagni (poco più di 5 a partita). I Blazers devono ritrovare il miglior Lillard se vogliono sperare in qualcosa di buono nei prossimi playoff.

Worst of the Rest

SIXERS SENZA VERGOGNA: della serie, una ogni tanto potreste anche vincerla. 15 vinte e 52 perse, 10-30 in una Conference “temibile” come la Eastern, 8-27 davanti al proprio pubblico, 7-25 in trasferta, 21 sconfitte consecutive, record negativo di sempre per la franchigia. Va bene avere a cuore il tank per assicurarsi uno dei primi posti per scegliere al prossimo Draft, ma così si rasenta davvero il ridicolo. E pensare che i Sixers potrebbero ancora andare ai playoff… è uno scherzo? No, è la Eastern Conference.



BOSTON AND THE FAR WEST: i Celtics perdono anche la loro ultima trasferta ad Ovest contro i Mavericks e chiudono con uno 0-15 on the road contro la Western Conference per la prima volta nella loro storia. Boston (22-47, con 8-25 in trasferta e 4-26 complessivo contro le squadre che non militano ad Est) potrebbe essere in piena corsa per i playoff, benché non sia l’obiettivo stagionale, se giocasse solamente contro le rivali della Eastern. Sarebbe troppo facile, però.