giovedì 22 agosto 2013

THE ORANGE MACHINE GUN






Quando si è diffusa la notizia che i Denver Broncos avevano aggiunto il wide receiver Wes Welker al loro roster, l’intera NFL è rimasta completamente shockata. La mattina successiva all’accordo, la furia di Tom Brady al campo di allenamento è stata talmente grande che il proemio dell’Iliade sull’ira funesta di Achille, sarebbe calzato alla perfezione per descrivere la rabbia del quarterback dei Patriots. 

Come Achille perdeva la sua Briseide per mano di Agamennone, così Brady ha perso il suo ricevitore prediletto per mano del General Manager dei Broncos John Elway, che ha firmato Welker con un contratto biennale dal valore di 12 milioni di dollari. La sua addizione, non solo preoccupa seriamente le rivali dei Broncos nella AFC, ma rende il receiving corp di Denver il più temibile della lega. Il motivo? Peyton Manning. 



Spendere parole sulla grandezza del maggiore dei Manning è superfluo. I suoi record sono noti a tutti, così come la sua capacità di rendere più efficaci gli uomini con cui scende in campo. Nel 2012, il quattro volte MVP della NFL, ha lanciato per 4.659 yard, con una percentuale di completamento del 68.6 %, dato che lo rende il primo della lega in questa classifica, e ha vinto il Comeback Player of the Year Award. Avere in posto di comando un quarterback di tale livello ha permesso ai talentuosi Demaryius Thomas ed Eric Decker di vivere la miglior stagione della loro carriera. 

Grazie a Manning e alla “Pistol Offense”, Thomas ha ricevuto per 1.432 yards e 10 touchdown, mentre Decker ha ricevuto per 1.064 yards realizzando 13 touchdowns. Numeri che hanno permesso ai Broncos di risultare uno degli unici due team (l’altro sono gli Atlanta Falcons con Julio Jones e Roddy White) ad avere due ricevitori nella top 20 per yards guadagnate e l’unico team ad avere due wide receivers nella top 10 per touchdowns su ricezione. 

Pur con questi straordinari numeri, Manning e i suoi ricevitori non sono sempre stati in sincronia, ma ora, dopo un anno passato insieme ad allenarsi e a migliorare la loro intesa, possiamo aspettarci numeri ancora più strabilianti nel 2013. Tutto ciò senza contare l’aggiunta di Wes Welker. Il terrificante trio offensivo composto da Thomas, Decker e Welker provocherà moltissimi rompicapi alle difese avversarie e potrebbe portare i fans dei Broncos a godersi parecchie celebrazioni in end zone. Non a caso Denver è l’unico team a  poter vantare tre giocatori con più di 1.000 yards ricevute nel 2012, dato che l’ex Pats ha ricevuto 118 palloni per 1.354 yard la scorsa stagione. 



Durante tutto il periodo passato vestendo il blu dei Patriots, Welker è emerso come uno dei migliori, se non il migliore, slot receiver della NFL ed è più che probabile che possa continuare a dominare anche a Mile High City. Come certifica il suo soprannome, Slot Machine è una macchina da ricezioni. Pur essendo alto solamente 175 cm, il prodotto dell’università di Texas Tech è diventato, nel dicembre 2012, il primo giocatore della storia NFL a raggiungere il traguardo di cinque stagioni consecutive con più di cento prese. Inoltre, in tre di questi cinque campionati è stato il miglior ricevitore della lega: nel 2007, 2009 e 2011, rispettivamente con 112, 123 e 122 prese. Da ricordare anche che le 123 prese del 2009 sono il secondo miglior risultato di sempre per quanto riguarda i palloni ricevuti da un wideout. Welker è preceduto solamente da Marvin Harrison che, nel 2002 con gli Indianapolis Colts, ha ricevuto 143 palloni. E, guarda caso, il quarterback di Harrison era proprio Peyton Manning. Che un nuovo record sia in vista per Wes? 

Qualunque team fosse riuscito ad assicurarsi le prestazioni di Welker sarebbe stata fortunato, ma quando una squadra ottiene un cinque volte Pro Bowler e, a roster, ha già a disposizione un receiver Pro Bowler, Thomas, e un altro che è atteso ben presto alle Hawaii, Decker, senza contare un quarterback leggendario e un left tackle affidabilissimo come Ryan Clady, non è fortunata, è una forza dominante. 

I defensive coordinator della AFC hanno dovuto passare parecchie e lunghe notti nei lori uffici per trovare una risposta a Thomas e Decker lo scorso anno, ora con Welker nell’unita farebbero prima a tornare a casa, nei loro comodi letti, a cercare di dormire, perché sarà ancora più difficile, se non impossibile, fermare il miglior receiving corp della NFL. 




sabato 17 agosto 2013

BUCCANEERS…TO THE BOARDING!





Nello sport, il termine “sulla carta” si usa per indicare una squadra o un’atleta che, potenzialmente,  ha delle possibilità di migliorarsi o peggiorarsi rispetto a risultati passati. In vista dell’imminente stagione NFL, una delle squadre che, sulla carta, appare ben posizionata per provare a vivere un 2013 di successo è Tampa Bay.

I Buccaneers hanno chiuso la scorsa stagione con un brutto record di 7-9, risultando una delle peggiori squadre nella difesa sui passaggi (4.758 yards concesse) e hanno perciò deciso, durante l’offseason, di rafforzare la secondaria con un paio di grossi free-agent che dovrebbero rimediare a questo serio problema: Darrelle Revis e Dashon Goldson.

Revis, dopo aver passato delle tumultuose stagioni coi New York Jets, è arrivato in Florida in cambio della tredicesima scelta dell’ultimo draft (Sheldon Richardson) e di una “conditional pick” al draft 2014. Un vero affare per i Bucs che si sono così garantiti il miglior cornerback della lega con un contratto di 6 anni a 96 milioni di dollari. Ma la clausola migliore dell’accordo è che, nel contratto, non ci sono soldi garantiti, il che vuol dire che se i problemi di Revis alle ginocchia dovessero continuare, la franchigia non sarebbe costretta a versagli nemmeno un dollaro sul suo conto in banca.

Goldson, dal canto suo, era uno dei nomi più appetibili di quest’ultima free agency dopo una bella stagione da Pro Bowl con i San Francisco 49ers. Liberatosi dalla sua precedente squadra perché questa si è rifiutata di accordargli i soldi che chiedeva, ha subito esplorato il mercato in cerca di possibili interessati. I Bucs non si sono lasciati sfuggire l’occasione e hanno firmato la ventinovenne safety con un contratto quinquennale del valore di 41.25 milioni di dollari. Anche se il veterano e volto storico del team Ronde Barber ha deciso di non rifirmare, poiché il suo minutaggio sarebbe stato notevolmente ridotto, il duo di safety a roster, Goldson appunto e Mark Barron, appare come uno dei migliori della NFL.

Per una squadra che è costretta ad affrontare Matt Ryan, Drew Brees e Cam Newton due volte all’anno, Revis e Goldson sono due terrificanti aggiunte che daranno la possibilità a Tampa di rimanere competitiva nella NFC South. 

Per quanto riguarda gli altri movimenti di mercato, i Bucs hanno perso il tight end Dallas Clark, l’offensive tackle Jeremy Trueblood e il defensive end Michael Bennett, nessuno dei quali rappresentava una pedina insostituibile, e hanno aggiunto l’ex Packers Tom Crabtree nel ruolo di tight end e l’offensive lineman Gabe Carimi dai Bears.

Uno dei punti focali di questa offseason per la franchigia della Florida è stato il draft. Il General Manager Mark Dominik, con le limitate carte che aveva a disposizione, è riuscito a fare un lavoro egregio. Nessuna scelta è stata stellare, ma ha sicuramente trovato dei validi elementi per rendere il suo roster migliore.  Al secondo turno ha proseguito nel suo obbiettivo di rafforzare la secondaria selezionando, da Mississippi State, il cornerback Jonathan Banks. Non dotato di grande esplosività, compensa la sua mancanza di velocità col fisico e l’abilità con la palla. Grazie alla sua qualità nell’eseguire intercetti e all’abilità nel coprire “a zona”, opposto ad un difensore da “uno vs uno” come Revis, potrà essere produttivo già dalla prima settimana, dato anche il rilascio di Eric Wright.

Con la chiamata al terzo round i Buccaneers hanno fatto una mossa a sorpresa. Hanno infatti selezionato il quarterback Mike Glannon da North Carolina, una decisone su cui ha pesato sicuramente il parere dell’head coach Greg Schiano. Il ragazzo ha un braccio potente per essere un back-up di qualità, ma siamo lontani dal poterlo considerare una certezza, il passaggio dal college alla NFL è sempre uno step importante per i giocatori, quarterback in particolare. Di sicuro il coach ha voluto aggiungere competizione in un ruolo fondamentale, dove le prestazioni del titolare Josh Freeman non sembrano averlo convinto pienamente. 



Il numero 5 dei Buccaneers dopo un convincente inizio di stagione in cui ha lanciato 21 passaggi da touchdown e subito solo 6 intercetti, guidando i suoi ad un iniziale record di 6-4, è tornato, nella seconda parte della regular season, al suo vecchio, brutto, standard, lanciando solamente 6 passaggi da touchdown e subendo 10 intercetti. Con cinque sconfitte consecutive prima della vittoria nella partita conclusiva del campionato, Schiano ha le sue buone ragioni per essere agitato col suo quarterback titolare. Freeman però è nella situazione ideale per convincere il suo coach a puntare su di lui. E’ all’ultimo anno del suo contratto e dunque ha bisogno di una solida stagione per ottenerne uno più remunerativo, che sia coi Bucs o con altre squadre, inoltre potendo contare su uno straordinario gioco di corse, grazie al running back al secondo anno Doug Martin, non ha tutto il peso dell’attacco sulle sue spalle. Se saprà creare una buona intesa col suo “receiving corp”, tra cui spiccano Vincent Jackson e Mike Williams, l’attacco potrebbe anche migliorare le 2.380 yards guadagnate e i 17 touchdown segnati.     

Tornando al draft, nel quarto e quinto round, i Bucs hanno messo gli occhi su due defensive lineman che garantiranno profondità all’unità difensiva di linea. Infatti, il quartetto titolare (Tampa gioca con una difesa 4-3), pur essendo un gruppo notevole, aveva dei buchi che dovevano essere colmati. Il defensive tackle da Illinois Akeem Spence potrebbe giocare qualche partita da titolare in stagione, ma rimane da vedere come la sua fisicità si adatterà al “piano superiore”. Ha il fisico per opporsi ai lineman offensivi NFL, ma la sua tecnica e l’utilizzo degli arti hanno bisogno di notevoli miglioramenti se vorrà essere uno starter.

William Gholston potrebbe avere un percorso simile a Spence. Anche lui dotato di un fisico considerevole, è un defensive end rapido che eccelle nel pass rushing, anche se manca di continuità. Se Schiano sarà capace di motivare Gholston a dare il massimo, il prodotto di Michigan State potrebbe rivelarsi un devastante elemento negli schemi di blitz. 



Detto del draft, il punto di svolta per la franchigia della Florida potrebbe essere la sua rinnovata difesa. La correlazione tra secondaria e pass rushing è spesso sottovalutata e Tampa Bay ha posto le basi per una difesa formidabile in vista della stagione 2013. Perso Michael Bennet, via free-agency, ciò sopra detto potrebbe essere un controsenso. Bennet era il leader in sack della franchigia, avendone messi a segno ben 9, e sia Da’Quan Bowers che Adrian Clayborn hanno avuto problemi fisici lo scorso anno. Ma l’aver selezionato dei giovani defensive ends è stata una saggia decisione. Quando sono sani, il Pro Bowler Gerald McCoy, Bowers e Clayborn sono un trio formidabile e aver aggiunto buoni ricambi, garantisce al defensive coordinator Bill Sheridan un’ alternanza di opzioni considerevole. Inoltre Daniel Te’o Nesheim ha mostrato buone qualità come pass rusher occasionale e potrebbe avere un ruolo maggiore in difesa quest’ anno, soprattutto nei terzi down.

I Bucs hanno le armi per migliorare il loro pass rushing (dopo aver totalizzato appena 27 sacks in totale nel 2012), ma avranno bisogno anche dell’aiuto da parte dei defensive backs. Ogni team ha bisogno di tre corner di qualità e, con Revis e Banks a roster, la battaglia per il terzo posto nell’unità sarà serrata. Leonard Johnson ha più esperienza, ma è stato molto scostante ed è leggermente sotto taglia per giocare come “nickel back”, mentre Michael Adams, pur avendo già ricoperto questo ruolo al college ha ancora molta strada da fare. Per quanto riguarda le safety, Mark Barron viene da una stagione da rookie davvero ottima (88 tackle e 1 intercetto) nel ruolo di strong safety e ha mostrato il potenziale per essere uno dei migliori della lega nel suo ruolo. Con un anno di esperienza e due nuovi mentori da cui imparare, sono da aspettarsi decisi miglioramenti da parte sua, soprattutto a livello mentale e tattico. Ahmad Black e Cody Grimm offrono una piccola assicurazione in caso di infortuni ai titolari, ma nessuno di due si aspetti molti minuti in campo.

Infine, i Bucs saranno migliori nel 2013? Sulla carta si. Non sono ancora una pretendente al titolo della NFC South, ma non sono nemmeno molto lontani. Il roster, sempre sulla carta, è pieno di giocatori di talento e con buoni margini di miglioramento. Probabilmente un record plausibile potrebbe essere 9-7, dietro ai Falcons e ai Saints nella division, con la possibilità di vincere molto partite contro squadre poco quotate nel resto della conference. Quel che è certo è che i Buccaneers sono pronti ad andare all’arrembaggio della NFL e depredare il maggior numero di avversarie. 


mercoledì 14 agosto 2013

TRA ANONIMATO E GLORIA - STORIA DEI SEATTLE SUPERSONICS




20 dicembre 1966, Los Angeles. A Seattle è stato assegnato il franchise NBA e l'imprenditore Sam Schulman con Eugene Klein e altri soci di minoranza prepararono il progetto per iniziare la stagione successiva e portare alla città la sua prima squadra professionistica. Chiamarono il team SuperSonics in onore di un'idea della Boeing per un suo aereo, che sarebbe poi stato cancellato.

2 luglio 2008, Oklahoma City. Dopo aver ottenuto diversi rifiuti dallo Stato di Washington per migliorare la Key Arena, casa dei Sonics, la squadra si sposta nella suddetta città previo pagamento di 45 milioni di dollari. La storia del team di Seattle si divide da quelli che diventano ora gli Oklahoma City Thunder, in attesa di ottenere di nuovo il franchise e poter continuare da dove aveva iniziato.

I SuperSonics iniziarono a giocare nella stagione 1967 nella NBA (da quell'anno divisa dalla ABA fino al 1976), esordendo con una sconfitta per 116-144 e terminando la stagione con un record di 23-59 che sarebbe, però, migliorato ben presto. La mossa chiave fu lo scambio dell'All Star Walt Hazzard, cardine della squadra, con Lenny Wilkens, proveniente dagli Hawks. Nonostante il suo gioco egregio sui due lati del campo con 22 punti, 8 rimbalzi e 6 assist di media e nonostante il miglioramento esponenziale di Bob Rule per 24 punti e 11 rimbalzi a partita, il record non cambiò di molto e Wilkens venne eletto al ruolo di allenatore-giocatore di Seattle. 

Nonostante l'infortunio che mise fuori gioco Rule, grazie a Wilkens, MVP dell'All Star Game 1971, e al nuovo acquisto Spencer Haywood, miglior rookie e miglior giocatore della ABA, i Sonics riuscirono a conquistare il loro primo record positivo, 47-35, nella stagione 1972-73. L'anno successivo sfiorarono quindi i playoff, fermati solo dagli infortuni, salvo poi tornare nell'anonimato a seguito della trade che portò Wilkens a Cleveland. 

Nel 1975, però, con il leggendario Bill Russell in panchina e guidati da uno straripante Haywood, i Sonics conquistarono i loro primi playoff e vinsero anche al primo turno contro i Pistons, salvo poi perdere in 6 gare contro i Warriors. Dopo un'altra apparizione ai playoff, guidati da Fred Brown e Tommy Burleson, Wilkens riprese il suo posto alla guida del team e chiuse la stagione con il record di 47-35. Raggiunti i playoff, dopo un inizio di stagione disastroso, Seattle vinse contro i Lakers 2-1, contro i Trail Blazers 4-2 e contro i Nuggets ancora per 4-2, guadagnandosi l'accesso alle Finals, dove si trovò di fronte i Washington Bullets. Nonostante il vantaggio iniziale di 3-2, che portò i Sonics vicinissimi al primo anello della loro storia, i Bullets vinsero nettamente le ultime due partite e la squadra di Wilkens perse la serie e il titolo.

La rosa rimase però quasi completamente intatta e i Sonics conclusero la stagione 1978-79 al primo posto ad Ovest con il record di 52-30. Ai playoff vinsero poi 4-1 contro i Lakers e 4-3 contro i Suns in una serie molto combattuta. Le Finals li aspettavano per il secondo anno consecutivo, ancora una volta contro i Bullets. Dopo la sconfitta iniziale, Seattle dominò la serie, vincendo quattro partite consecutive e aggiudicandosi il primo e, tuttora, unico titolo della sua storia. Il roster comprendeva l'MVP delle finali Dennis Johnson, Gus Williams, Jack Sikma, John Jonhson e Lonnie Shelton in quintetto, oltre alle fondamentali riserve Fred Brown e Paul Silas. L'allenatore Lenny Wilkens era riuscito nell'impresa di diventare ancor più importante come coach che come giocatore nell'allora ancora breve storia dei SuperSonics.





Dopo che la stagione successiva si chiuse con molti traguardi individuali, tra cui quello di Brown miglior tiratore da 3 della NBA, ma con una sconfitta in finale di Conference 1-4 contro i Lakers, le stagioni successive furono di cambiamento per il team e i Sonics ottennero ben pochi successi. Nel 1983 Schulman cedette la squadra a Barry Ackerley, un anno prima del ritiro di Fred Brown che, grazie alle sue 13 stagioni sempre ad altissimo livello nei primissimi anni della franchigia, vide il suo numero ritirato. Wilkens lasciò nell'84 e l'anno successivo l'ultimo dei reduci del titolo, Sikma, abbandonò la squadra, lasciandola in un lungo periodo di mediocrità, non foss'altro per un'incredibile marcia verso la finale di Conference nel 1987, in cui furono demoliti dai Lakers con uno sweep.

Con la scelta di Shawn Kemp nel 1989 e della guardia Gary Payton nel 1990, ma soprattutto con l'arrivo in panchina di George Karl nel 1992 i Sonics tornarono in quota, perdendo in 7 soffertissime gare la finale di Conference del 1993. L'anno successivo ottennero il miglior record in tutta la NBA, 63-19, ma furono incredibilmente eliminati al primo turno dai Nuggets, primi di sempre ad essere estromessi da numeri uno di Conference contro l'ottava classificata. L'anno dopo una nuova eliminazione ai playoff precedeva il ritorno alla Key Arena, che fu rinominata così proprio a partire da quella stagione, dopo un anno di ristrutturazioni. 

Il 1995-96 fu l'anno in cui Seattle ebbe probabilmente il miglior team della sua storia: Kemp e Payton, più Detlef Schrempf, il centro Sam Perkins e le guardie Hersey Hawkins e Nate McMillan. Dopo aver chiuso la regular season con un record di 64-18, i Sonics batterono i Kings 3-1, i Rockets 4-0 e in finale di Conference Utah (che avrebbe dominato le stagioni successive ad Ovest) per 4-3. Le Finals erano state raggiunte per le terza volta, ma la partenza non fu delle migliori contro i Bulls, tanto che Seattle perse le prime 3 partite contro Jordan e compagni. Dopo due vittorie incoraggianti alla Key Arena, i Sonics capitolarono in gara 6 e il mito di Michael potè continuare. Quando Karl nel 1998 lasciò la squadra, il suo sostituto Paul Westphal non seppe continuare il suo egregio lavoro.
Dopo diversi anni in ombra e la trade di Payton, ecco che solo nel 2004-05 i SuperSonics tornarono alla ribalta, guidati da Ray Allen e Rashard Lewis. Il settimo titolo di Division, con il record di 52-30, portò per l'ultima volta la squadra di Seattle ai playoff. La corsa al titolo, cominciata con il deciso successo 4-1 contro i Kings, si interruppe però subito dopo, 2-4 contro i futuri campioni NBA, i San Antonio Spurs. L'ultimo sussulto, prima dello spostamento a Oklahoma City, si ebbe nel 2007 con la seconda scelta del Draft, Kevin Durant. Il fenomeno dall'University of Texas vinse il premio di Rookie of the Year, il che salvò parzialmente una stagione comunque disastrosa, la peggiore della storia di Seattle. 

Nel 2008, dopo diverse peripezie e una mancanza di fondi per sistemare la casa dei Sonics, la città perse il suo franchise, dando vita alla nuova formazione dei Thunder. La voglia di sport e di basket NBA di Seattle, però, non si è mai fermata. Nel 2009, alcuni registi della zona, che si facevano chiamare "Seattle SuperSonics Historical Preservation Society", produssero un documentario critico dal titolo "Sonicsgate - Requiem For A Team", che affronta in dettaglio la nascita e la morte del team. Il lungometraggio focalizza l'attenzione in particolare sugli aspetti scandalosi dello spostamento della squadra da Seattle, e vinse il Webby award del 2010 come 'Miglior lungometraggio sullo sport.

Il 17 settembre 2012 il consiglio comunale di Seattle stanzia dei nuovi fondi ed è disposto a fare il suo ritorno alla ribalta NBA, a patto che ci sia una squadra disposta a cambiare città. I Sacramento Kings vennero indiziati e l'offerta, intorno ai 500 milioni di dollari, avrebbe dovuto riportare i Sonics in campo già dalla stagione che sta per iniziare. Il 15 maggio 2013, però, la NBA ha votato contro la proposta di spostare i Kings e i suoi proprietari hanno subito promesso di dare una nuova arena ai loro beniamini. Seattle dovrà aspettare ancora qualche anno per tornare a vedere il grande basket tra le sue strade. La sua storia, però, nel frattempo continuerà a vivere negli occhi dei suoi tifosi e degli appassionati NBA.



See you soon SuperSonics!